(Foto di Colleoni)
LA CERIMONIA. Le parole del Vescovo di Bergamo nella serata di martedì 25 agosto lungo il Cammino orante, guidato da Monsignor Carzaniga, alla vigilia del Santo patrono.
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Bergamo
«Oggi non ci commovuiamo più , niente ci smuove. Ci preoccupiamo di piccolissime cose, siamo curiosi di eventi che a volte suscitano morbosità, ma non di ciò che merita attenzione, compassione, vicinanza, aiuto. Al Santo patrono dobbiamo chiedere di essere protetti dall’aridità dell’anima». Con queste parole il Vescovo Francesco Beschi martedì sera in cattedrale ha accolto i fedeli che hanno partecipato al Cammino orante, guidati da monsignor Gianni Carzaniga, in occasione della solennità di Sant’Alessandro. Un cammino che, partendo dalla parrocchia di Sant’Alessandro in Colonna, ha fatto tappa al monastero San Benedetto, alla chiesa della Madonna del Giglio e alla basilica di Santa Maria Maggiore, per culminare in cattedrale, con un momento di preghiera con il Vescovo.
«Il Santo patrono è colui che protegge, intercede per noi, diventa un modello di vita cristiana. Non protegge solo dai mali individuali, ma dai mali comunitari, che nell’antichità erano stati individuati nella fame, nella peste e nella guerra». E se oggi non soffriamo la fame, siamo però «esposti a una condizione che può essere evocata dalla fame, quella dell’aridità. Questa estate, fino a pochi giorni fa, eravamo preoccupati dalla siccità, che rende arida la terra. Ma c’è siccità dell’anima, della coscienza, aridità nella vita comunitaria e sociale: dobbiamo chiedere di essere protetti da questo male».
Riguardo alla pestilenza, «viviamo la peste della smemoratezza», che non è solo «un problema della mente, ma anche sociale: dimentichiamo tutto ciò che di buono abbiamo ricevuto, costruito. Progrediamo negli strumenti della tecnica e regrediamo rispetto a conquiste anche morali e sociali che ci sembravano fondamentali. Che il Santo ci protegga dalla pandemia della smemoratezza che diventa irriconoscenza».
Infine, la guerra: «Vogliamo essere protetti dalla violenza, non solo degli altri ma anche del nostro animo. Siamo sempre più caricati di violenza, pensiamo al linguaggio che si usa ormai in maniera molto diffusa. Il Papa ci invita a disarmare le parole. Il Santo protettore ci protegga da tutto questo».
Il Cammino orante, ha detto monsignor Carzaniga, «negli anni è diventato un momento autentico, un gesto spirituale che raccoglie ogni anno gruppo numeroso di persone. Simboleggia la città che si mette in cammino per seguire il suo Santo patrono».
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