Biglietti di treni e bus, in Lombardia rincari da settembre. «Così si penalizzano ancora i pendolari»
I NUMERI. Per Trenord ritocco del 3,89%: da pochi centesimi per i ticket singoli fino a 32 euro per gli abbonamenti. Per la gomma «indicazione» del +1,86%, ma decideranno le società locali. Critico il Pd: «I costi ricadono sugli utenti».
Lettura 3 min.Puntuale nel periodo estivo, ecco l’aggiornamento delle tariffe del trasporto pubblico locale. Lo prevede la normativa, e infatti lo scorso lunedì la Giunta regionale ha deliberato il tradizionale ritocco. L’effetto certo e immediato dal 1° settembre è il rincaro dei prezzi di Trenord (+3,89%), mentre per il trasporto su gomma bisognerà attendere un ulteriore passaggio (in questo caso il coefficiente teorico sarebbe un +1,86%). Tradotto in soldoni, un pendolare del treno spenderà qualche euro in più al mese.
La delibera, in punta di diritto, riepiloga tutti i passi burocratici. L’adeguamento è il frutto di una combinazione tra l’indice dei prezzi dell’Istat (le rilevazioni sull’inflazione) e un algoritmo che tiene in considerazione le performance del servizio (puntualità, frequenza, regolarità delle corse) e l’esito di un’indagine sulla soddisfazione degli utenti, svolta da una società specializzata tra ottobre e novembre dello scorso anno.
Il risultato immediato, si legge nel documento approvato da Palazzo Lombardia, è l’applicazione «dell’adeguamento ordinario delle tariffe previste per l’anno 2026, contabilizzando il valore pari al 3,889% per il vettore ferroviario», mentre per le altre tariffe (sostanzialmente i bus) il valore è pari all’1,857%, ma in questo caso la palla passa alle Agenzie per il Tpl per la determinazione su scala provinciale.
Le novità
Ma cosa cambia, in concreto? Sul fronte ferroviario, stando alle tabelle allegate alla delibera, tipicamente un abbonato bergamasco andrebbe a spendere due o tre euro in più al mese, a seconda della fascia chilometrica; per le tessere annuali, invece, si parte da un minimo di +11 euro (per il raggio fino a 5 chilometri) e si arriva poi a +32 euro per la fascia 41-50 km (una delle più gettonate). La card «Io viaggio ovunque in Lombardia», che consente di utilizzare tutti i mezzi pubblici regionali, aumenta di 2 euro nel formato mensile (da 116 a 118 euro) e di 20 in quello annuale. Rispetto a una decina d’anni fa, l’incremento relativo agli abbonamenti è attorno al 14%: per la fascia 40-50 km, ad esempio, il mensile è passato da 80 a 91 euro e l’annuale da 769 a 877 euro. I biglietti singoli rincarano mediamente di 10-20 centesimi a seconda della tratta.
Le critiche
Dall’assessorato regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile, interpellato sul tema, non sono giunti ulteriori commenti. Così, all’attacco va l’opposizione. «Un ulteriore aumento inaccettabile – commentano Davide Casati e Jacopo Scandella, consiglieri regionali del Partito democratico –, visto che in questa legislatura hanno già aumentato le tariffe di circa il 10%. Con questa operazione in pratica la Regione scarica interamente sull’utenza i maggiori costi dovuti all’inflazione del comparto dei trasporti, che peraltro è superiore a quella generale. E lo fa utilizzando un meccanismo di calcolo totalmente da rivedere, basato sui risultati di una customer satisfaction che sono distantissimi dalla realtà e su parametri di puntualità, regolarità e frequenza su cui hanno fissato obiettivi minimi, non all’altezza delle legittime attese dei cittadini». Gli esponenti dem entrano nel dettaglio di alcuni dei criteri che regolano il ricalcolo dei prezzi: «Fissare per i treni l’obiettivo di puntualità all’83% quando la media nazionale, per il trasporto regionale, è del 92%, è inaccettabile – proseguono Casati e Scandella –. Ancora una volta, ai pendolari tocca pagare di più mentre a Trenord viene aumentato il contributo regionale di 100 milioni di euro l’anno, vengono cancellati i bonus ritardi dovuti ai pendolari e scontate le penali, di cui una parte non sono nemmeno misurate e quindi non addebitate. Quasi che la preoccupazione fosse di mantenere l’azienda sempre in utile, ma a pagare sono sempre i pendolari, ai quali non resta che subire questi aumenti anno dopo anno a fronte di un servizio che non accenna a migliorare».
Qui Bergamo
Per il trasporto pubblico su gomma, il dado non è ancora tratto. «L’adeguamento delle tariffe – spiega Vezio Guidobono, direttore dell’Agenzia per il Tpl di Bergamo – dipende da molteplici fattori. Occorre analizzare se negli anni precedenti sono stati adottati incrementi delle tariffe, dopodiché la Regione fornisce un dato legato ai coefficienti Istat e noi, sulla base di quello, dobbiamo verificare la rispondenza o meno di determinati parametri, diversi a seconda del contratto in essere (con ciascuna compagnia locale, ndr). Ci sono poi degli algoritmi sulla cui base viene compilata una tabella che procediamo a inviare alle società del trasporto urbano e ai consorzi interurbani: sta a loro, in ultima istanza, decidere se adottare o meno la rimodulazione delle tariffe». Di fatto, queste sono le settimane di valutazione sulle politiche da applicare, anche in base alle risorse disponibili: l’esito verrà «svelato» con le campagne abbonamenti che vengono lanciate nella seconda metà di agosto, all’avvicinarsi della riapertura delle scuole.
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