Campagna vaccini per l’influenza
Il 40% dei medici non ha spazi adatti

Molti Comuni pronti a offrire luoghi ma servono indicazioni dell’Ats. Marinoni: urge subito un piano. E Aifa avverte: «Si parta all’inizio di ottobre»

«Si parta dall’inizio di ottobre»: è la raccomandazione che ieri l’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha diffuso a proposito della vaccinazione influenzale per la stagione 2020-2021. «Vista l’attuale situazione epidemiologica relativa alla circolazione di Sars-Cov2, si raccomanda di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre – sottolinea l’Agenzia – e di offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale».

Il tempo stringe

Partire il prima possibile - per evitare che casi di Covid si sovrappongano a casi di malattie di stagione, rendendo la diagnosi più complicata e rischiando di ritardare le cure per chi è infettato dal nuovo coronavirus - è quanto si augurano anche i medici di medicina generale. Ma a Bergamo non si è ancora approdati alla definizione di un piano vaccinale, mentre si è vicini all’apertura delle scuole, e mentre i contagi da Covid continuano ad allargarsi in tutta Italia. L’Ats di Bergamo aveva presentato un primo planning con le previsioni per le tre Asst territoriali (a cui, in base alle norme regionali, spetta l’erogazione dei vaccini attraverso i distretti e i Presst), ma deve ancora inviare un quadro dettagliato per l’organizzazione territoriale, a partire proprio dai medici di base, ai quali era stato inviato un questionario a luglio per sondare quanti potessero mettere a disposizione i propri studi per la somministrazione dei vaccini.

Situazione complessa

In era di Covid, infatti, la pianificazione di tempi, modi e spazi per la vaccinazione è più complicata del solito: va rispettato il distanziamento, vanno tutelati i medici e gli utenti che vanno a vaccinarsi, ed essendo allargata la platea delle persone che hanno diritto alla vaccinazione gratuita (non più gli over 65, l’età è stata abbassata ai 60 anni, a cui si aggiungono i malati cronici e le categorie protette, e i bambini da 0 a 6 anni), va previsto e organizzato un afflusso più elevato di popolazione, e vanno anche ben calcolati gli approvvigionamenti delle dosi.

Lunedì 7 settembre è già in calendario una conference call tra Ats e i direttori delle tre Asst della provincia orobica, mentre il Comitato aziendale Ats con le rappresentanze sindacali dei medici di medicina generale è fissato per il 17 settembre. In più, la Regione Lombardia avrebbe già specificato, con una recente informativa inviata alle Ats, che si comincerà con gli utenti più fragili alla fine di ottobre, mentre non sono ancora state comunicate le date per l’arrivo delle dosi ordinate. I tempi per una eventuale anticipazione della campagna i primi di ottobre sono stretti, strettissimi. E sono stretti anche quelli per organizzare una pianificazione per partire a fine ottobre.

Soluzioni alternative

«Sarebbe stato meglio, quest’anno, cominciare ad organizzarsi per tempo. E giocare d’anticipo sarebbe stata una scelta strategicamente azzeccata – rimarca il presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, Guido Marinoni – . Le variabili in campo sono molte, e non ci si deve far trovare impreparati. Ma ad oggi di un piano organizzato non c’è traccia, mentre i medici di medicina generale della provincia di Bergamo hanno già segnalato che il problema di spazi adeguati è pressante». Oltre il 40% dei medici di famiglia, infatti, evidenzia Paola Pedrini, segretario regionale del sindacato Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale, ha già fatto sapere che non è in grado di poter garantire la somministrazione nel proprio studio: «Servono altri spazi, per mantenere le distanze e scongiurare assembramenti. Inoltre l’afflusso sarà più elevato: abbiamo dato la disponibilità alla somministrazione dagli over 60 in su, ai malati cronici o con profili sanitari a rischio. La platea degli aventi diritto alla vaccinazione gratuita è aumentata, di certo aumenteranno anche i cittadini fuori dalle categorie a rischio che vorranno vaccinarsi e non tutti gli studi sono attrezzati. Molti Comuni hanno dato la disponibilità ad offrire spazi, ma al momento non ci sono indicazioni concrete. Così come non ci sono indicazioni chiare sull’arrivo delle dosi. La campagna, a quanto ci è dato sapere, partirà a fine ottobre, come tutti gli anni. Ma ora è importantissimo pianificare senza perdere altro tempo, anche per quanto riguarda gli spazi». Palazzo Frizzoni, a Bergamo, per esempio, ha già offerto tutta la disponibilità possibile, ma aspetta dall’Ats indicazioni chiare su quali e quanti spazi servono, per renderli fruibili. «Questo è un punto cruciale – aggiunge Marinoni – , occorre sapere quante persone vanno gestite e dove, l’Ats deve definire l’organizzazione, diversamente sarebbe meglio che ogni medico si interfacciasse con il sindaco di riferimento».

L’idea dei farmacisti

Intanto, dai farmacisti, spunta una proposta, lanciata in campo nazionale, ma con una declinazione a livello locale. «Mi sono già confrontato con la direzione dell’Ats Bergamo e ho inviato un progetto di lavoro – spiega Gianni Petrosillo, presidente di Federfarma Bergamo –. Ben sapendo che non è possibile che un farmacista somministri un vaccino, servirebbe una disposizione normativa ad hoc, si potrebbe pensare che chi è già stato vaccinato negli anni scorsi, senza avere avuto problematiche, dietro visita e anamnesi del suo medico, con un consulto telefonico, potrebbe ricevere una prescrizione per il vaccino direttamente in farmacia e qui concordare la somministrazione che potrebbe eventualmente essere anche fatta da un medico o un infermiere fornito dall’Ats o un infermiere di famiglia o di comunità. Sono stati anche avviati corsi di formazione per i nostri aderenti ».

Il no ai vaccinatori

Ma su questa ipotesi già la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici ha detto no ai farmacisti vaccinatori. «Peraltro la farmacia, che ha già un suo afflusso, in tempi di Covid non è il luogo ideale dove far accedere per i vaccini – sottolinea Guido Marinoni –. Piuttosto, l’utilizzo degli infermieri di famiglia e di comunità andrebbe valutato dall’Ats per potenziare gli studi medici e gli organici delle strutture alternative dove effettuare la somministrazione».

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