Che inverno anomalo: campane termiche e aria secca

Le abbondanti nevicate dello scorso anno ci avevano illuso circa il ritorno agli inverni di una volta, quelli in cui la coltre bianca non mancava quasi mai e garantiva, in alta quota, l’approvvigionamento idrico estivo. Oggi si, evidenzia una situazione diametralmente opposta: le precipitazioni sono state molto carenti, se non addirittura assenti per lunghi periodi.

Nell’ultimo mese dello scorso anno siamo partiti con il piede giusto, visto che nella prima decade è arrivata una bella nevicata fino a quote basse (anche in pianura); questo ha indotto a un certo ottimismo che, tuttavia, è stato spazzato via già nei giorni successivi grazie all’espansione dell’Anticiclone Atlantico verso l’Italia, figura barica che generalmente garantisce tempo stabile e soleggiato.

È stata la staticità dell’alta pressione posizionata tra l’oceano e l’Europa centro meridionale a «sbarrare» l’accesso alle perturbazioni atlantiche; alta pressione che, tra l’altro, ha raggiunto valori talmente elevati sia in quota che al suolo da creare una campana termica difficile da scalzare. La conseguenza di tutto ciò è palese: lunghi periodi con giornate di sole in montagna e caratterizzate da forti inversioni termiche con temperature oltre la media del periodo climatico di riferimento. La pianura invece è spesso ostaggio di nebbia fitta umidità e temperature rigide. Anche gennaio ha deluso le aspettative; esclusi i 20 millimetri di precipitazione circa d’inizio anno (con neve solo in alta quota), il resto del mese è trascorso senza pioggia e con giornate miti e siccitose sulle Orobie (caldo anomalo di Capodanno) e fascia pedemontana. Le speranze di nuove precipitazioni sono state riposte nelle rapide perturbazioni provenienti da Nord; ma anche qui la beffa, perché l’effetto di sbarramento operato dalle Alpi ha favorito la formazione del Favonio (proprio come ieri mattina e per almeno tre episodi precedenti).

La situazione ha peggiorato le sorti pluviometriche sulla nostra provincia, perché l’azione del vento, oltre a determinare un incremento termico per effetto di compressione dell’aria, ha reso particolarmente secca l’aria stessa. Ora sorge la domanda: possiamo parlare di anomalia meteorologica per la stagione invernale? Certo, visto che le precipitazioni da dicembre a oggi non superano mediamente i 40 millimetri totali sul territorio provinciale. La situazione è confermata dal settore riserve idriche dell’Arpa Lombardia: rispetto ai periodi 2006-2020, il manto nevoso sui rilievi lombardi (e quindi anche Orobici), è circa il 70% sotto la media, mentre il totale della riserva idrica invasata nei grandi laghi risulta del 54% inferiore alla media. Anche i principali fiumi registrano valori idrometrici vicini ai minimi storici per il periodo considerato.

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