Confindustria, Zanetti: «Opere in ritardo, la pazienza è finita. Bergamo merita ed esige più rispetto»

L’INTERVISTA. Dal presidente di Confindustria il grido d’allarme delle imprese: «I tempi dei cantieri sono diventati insostenibili. Ma abbiamo bisogno anche di strade». Poi il sostegno al Piano di sviluppo aeroportuale: «Un asset per l’economia che dobbiamo difendere». E sullo scalo merci: «Cortenuova è il posto ideale».

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«I tempi dei cantieri sono diventati insostenibili. Un’intera collettività non può essere ostaggio delle lungaggini di un soggetto che tiene sotto scacco la provincia. Una popolazione paziente e operosa come la nostra non può più sopportarlo. Bergamo merita ed esige più rispetto». È il grido d’allarme delle imprese che lancia il presidente di Confindustria Matteo Zanetti, a due anni e mezzo dall’avvio dei lavori del treno per Orio e del raddoppio Bergamo-Ponte. Ma il messaggio è anche un altro: le opere ferroviarie non bastano. «La provincia ha fame di nuove strade - dice -. Si è determinata una congestione della mobilità, dalla Val Brembana alla Val Seriana, fino alla zona dell’Adda che non è più sopportabile».

Intanto si discute anche del Piano di sviluppo aeroportuale.

«Vediamo levarsi voci critiche, ma noi esprimiamo un parere positivo. Se da una parte c’è una difficoltà elefantiaca nella realizzazione delle opere, dall’altra abbiamo il dovere di difendere una realtà che c’è e che funziona».

Al netto del Covid, l’aeroporto non si è mai fermato.

«Perché ha sempre avuto presidenti lungimiranti e perché in passato il mondo economico se ne è sempre preso carico. Così è diventato uno degli asset economici fondamentali e un driver di sviluppo per le imprese. Ha contribuito anche all’apertura culturale e alla metamorfosi della città, dando vivacità al commercio e al turismo».

I ritardi del treno per Orio quanto pesano sul territorio?

«I lavori sono iniziati due anni e mezzo fa e ora ci dicono che finiranno a fine 2027. Siamo gente paziente, ma qui contano i fatti, non le parole».

Che cosa serve, a questo punto, per garantire tempi certi?

«La presenza di tanti cantieri significa che le istituzioni hanno fatto la loro parte. Ora bisogna portarli a termine nei tempi previsti. Bene l’iniziativa della sindaca e del presidente della Provincia per fare chiarezza: la pazienza è finita. Ma attenzione, i dati indicano anche un aumento del traffico e non possiamo affrontare la questione in termini ideologici. Servono nuove strade».

Le opere in cantiere, però, vanno in un’altra direzione.

«È necessario un mix di interventi. Nelle Valli si attendono da anni opere come la Paladina-Sedrina. Manca una certa capacità di programmazione».

«Il progetto ha avuto il merito di portare 85 milioni di finanziamenti, ma è stato concepito su presupposti diversi da quelli attuali. Sono stati introdotti, magari con un po’ di ritardo, alcuni correttivi: è l’e.Brt che deve adeguarsi alla città. Se ne serviranno altri, invitiamo a realizzarli finché la situazione non si sarà normalizzata»

La Bergamo-Treviglio è un’opera necessaria?

«Non voglio stabilire un ordine di priorità. Serve una regia integrata: un’opera parziale rischia di spostare il nodo del traffico di qualche chilometro, mentre occorrono interventi coordinati e visione globale».

Si può dire che l’e-Brt è un’opera integrata con il territorio?

«Il progetto ha avuto il merito di portare 85 milioni di finanziamenti, ma è stato concepito su presupposti diversi da quelli attuali. Sono stati introdotti, magari con un po’ di ritardo, alcuni correttivi: è l’e-Brt che deve adeguarsi alla città. Se ne serviranno altri, invitiamo a realizzarli finché la situazione non si sarà normalizzata».

Il rischio è che la situazione non si normalizzi con la riapertura di via San Bernardino.

«Se il traffico aumenta, serve uno studio non ideologico dei flussi in entrata e in uscita dal capoluogo. E forse la progettazione andava fatta meglio».

Il territorio sconta da tempo anche il ridimensionamento del cargo aeroportuale e l’assenza dello scalo merci.

«I limiti fisici non hanno permesso di trattenere le merci. Si poteva sviluppare un progetto su Montichiari, ma fu abbandonato per diverse ragioni, sulle quali la Bergamasca non ha responsabilità. Sull’interporto il presidente della Provincia ha avuto il merito di aver riportato il tema al centro di un approfondimento serio. Riteniamo l’opera strategica per inserire il territorio nella rete ferroviaria nazionale, ma il successo dipenderà anche dalla qualità dei collegamenti. Uno scalo merci gestito da un solo operatore privato non è sostenibile. Si potrebbe pensare a un interporto contenuto e poco impattante, con Cortenuova che sembra avere una posizione ideale».

«Alcune persone lasciano le aziende, ad esempio nella zona dell’Adda, perché non riescono più a sostenere i tempi persi negli spostamenti in auto. Altre imprese si spostano dalle Valli alla pianura. Con una viabilità così problematica, attrarre professionalità è difficile»

Tornando ai cantieri, quanto pesano sulle imprese?

«Alcune persone lasciano le aziende, ad esempio nella zona dell’Adda, perché non riescono più a sostenere i tempi persi negli spostamenti in auto. Altre imprese si spostano dalle Valli alla pianura. Con una viabilità così problematica, attrarre professionalità è difficile. La visione di lungo periodo deve essere la nostra bussola. Oggi le conseguenze sono limitate, ma se non si cambia marcia diventeranno più gravi. L’attrattività del territorio è un fattore di competitività e una buona mobilità è fondamentale. Speriamo di avere presto un treno con tempi più rapidi per Milano, e per questo è necessario il salto di montone. Vedo però molta responsabilità da parte degli attori territoriali».

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