(Foto di Colleoni)
LA CELEBRAZIONE. Grande partecipazione alle celebrazioni per il Corpus Domini: processione per le vie del centro. L’invito del Vescovo Beschi: «Continuiamo ad essere pellegrini di speranza e pane di pace per la nostra città».
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Nella serata di giovedì, solennità del Corpus Domini, il Vescovo Francesco ha presieduto la Messa nella chiesa del Patronato San Vincenzo e ha poi retto l’ostensorio con l’Eucaristia durante la processione che da via Gavazzeni si è snodata fino al piazzale Alpini. Grande la partecipazione di laici, di sacerdoti e di religiose che insieme hanno camminato lungo le strade di un nodo nevralgico del centro della città, passando sotto la stazione. «Ciascuno di voi rappresenta la nostra città in tutte le sue espressioni – ha detto il Vescovo -. Il nostro cammino vuole esser presenza di pace, accompagnati dal pane eucaristico che è segno di pace. Vogliamo continuare ad essere questo pane per la nostra città».
Alla celebrazione, accompagnata dal coro del Patronato, erano presenti anche l’assessore Giacomo Angeloni, in rappresentanza della città, e alcuni membri delle confraternite cittadine. «Insieme contempliamo la meraviglia dell’Eucaristia - ha detto monsignor Beschi nell’omelia –. L’Eucaristia rappresenta una memoria non nostalgica, ma generativa, perché genera futuro».
Nel giorno della solennità del Corpus Domini, l’Eucaristia attraversa tradizionalmente le strade dei paesi e delle città, là dove si muove la vita quotidiana. «L’Eucaristia è il pane del cammino e nutre una vita vissuta nella relazione d’amore con Dio e con i fratelli. Ci facciamo testimoni di questo, ponendoci in cammino come pellegrini di speranza. L’Eucaristia non ci chiede di restare chiusi e fermi nelle nostre case, ma di calzare i sandali del pellegrino». La sua riflessione ha toccato anche il tema della gioia. «L’Eucaristia nutre la gioia di vivere, una gioia che è frutto dell’amore. La fede che condividiamo è motivo di gioia. Siamo felici quando partecipiamo alla celebrazione dell’Eucaristia? Essa nutre il nostro vivere? Ad ogni angolo del quotidiano vi sono piccole guerre, ad ogni angolo del mondo vi sono grandi guerre, ad ogni angolo della nostra vita siamo chiamati a scegliere la guerra o la pace. Uomini e donne di pace credono alla diffusione dell’amore, al contagio di pace che può invadere la terra».
Dopo la Messa una lunga processione composta da centinaia di persone ha attraversato il grande cortile del Patronato, sotto le finestre degli alloggi e accanto alle porte degli spazi comuni, ha poi raggiunto i luoghi dove di giorno si aprono i laboratori delle scuole professionali ed ha raggiunto via Conventino, animata quotidianamente dalle realtà pastorali legate alla carità e alla cura. Poi da via Gavazzeni la processione ha imboccato il sottopassaggio della stazione ferroviaria, recentemente riportato a nuova luce. L’arrivo nel piazzale della stazione ha attirato lo sguardo dei turisti e di piccoli gruppi di persone.
Per qualche minuto il traffico di quella zona è stato posto in stand-by per consentire il passaggio della processione che ha raggiunto piazzale Alpini. Lì, nello spazio normalmente adibito alla festa e alla musica, sul palco è stato collocato un altare su cui il Vescovo ha posto il grande ostensorio. «Facciamo nostre le preghiere di tutti coloro che camminano lungo le vie della nostra città. Siamo entrati nelle sue viscere, in luoghi che a volte sono anche teatro di violenza, ma che vedono il movimento vitale di tante persone che si muovono per lavoro, per studio o per turismo. Sono luoghi che ci chiedono premura, non paura. Continuiamo ad essere pellegrini di speranza e pane di pace per la nostra città».
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