Covid, pronti a riaprire le terapie intensive
«La guardia resti alta anche a Bergamo»

Il «Papa Giovanni» sarà il sesto hub in Lombardia per i malati critici. Luca Lorini, direttore del Dipartimento emergenza urgenza: «Noi meglio che altrove, ma la guardia resti alta. Già pronti otto posti sugli 80 attuali».

La soglia d’impatto psicologico dei 2.000 contagi al giorno in Italia è stata superata, per 48 ore di seguito. Numeri così non si vedevano dal clou della pandemia: la preoccupazione cresce, con il timore che le Terapie intensive si riempiano di nuovo di malati, e che gli ospedali si ritrovino intasati di ricoverati per Covid. Bergamo è davvero pronta a «reggere» l’ondata autunnale di contagi da Sars-Cov-2? La risposta di Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Emergenza urgenza e area critica dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è sì, con una novità: l’ospedale torna a essere «hub» per la Terapia intensiva (a luglio era stata dichiarata Covid free), dopo che da agosto non era più individuata come centro di riferimento in Lombardia per i casi più gravi.

«Il sistema posti letto è già pronto, qualunque cosa succeda nelle prossime settimane. E a distanza di 6 mesi possiamo dire che abbiamo retto bene anche nell’ondata clou della pandemia – sottolinea Lorini – . Oggi non siamo certo nelle condizioni di marzo- aprile, e comunque la crescita dei contagi di questo periodo non ci ha colti di sorpresa, ce lo aspettavamo: ho sempre detto che per definire spenta la pandemia bisognava avere 40 giorni consecutivi con 0 contagi e questo traguardo non è mai stato raggiunto. Ora è necessario stare in guardia e attrezzarsi: alla luce di una lenta tendenza a crescere, anche se in una situazione che, va ribadito, non è paragonabile a quella di 6 mesi fa, nelle prossime ore saranno individuati altri ospedali come hub per le Terapie intensive e sappiamo che Bergamo sarà il sesto hub della Lombardia, oltre ai 5 già attivi». Gli eventuali futuri casi di malati bergamaschi che necessiteranno di cure intensive non verranno più inviati ai Civili di Brescia, come accadeva fino a pochi giorni fa, ma al Papa Giovanni di Bergamo.

«Attualmente abbiamo soltanto un paziente in Terapia intensiva, peraltro arrivato per una grave urgenza cardiologica: il tampone, obbligatorio nei ricoveri, ha rivelato la positività al virus. Nei prossimi giorni, comunque, saranno già a disposizione 6-8 posti di terapia intensiva Covid, su 80 attuali. E se necessario, ma sono convinto che non rivivremo una situazione come quella di marzo, siamo in grado di aumentare il numero senza alcun problema. Ma la popolazione deve continuare a darci una mano». Ovvero, non va abbassata la guardia. «Teniamo monitorato l’andamento dei contagi – specifica Lorini – . Ma le raccomandazioni non bastano mai: siamo stati bravissimi nell’osservare le norme antiCovid, proprio alcuni giorni fa una giornalista tedesca venuta a Bergamo per un reportage si è detta colpita nel vedere che anche di giorno, anche all’esterno, la stragrande maggioranza delle persone usasse la mascherina. In Germania pare non stia accadendo la stessa cosa. E, aggiungo io, neppure in altre zone d’Italia. Quindi, tanto più la gente qui continuerà a essere accorta, tanto più noi saremo adeguati nell’affrontare la risalita dei casi. E dobbiamo metterci al servizio di tutto il sistema: rispetto a quello che accade qui, ci sono situazioni più critiche e può essere che la nostra Terapia intensiva debba essere messa a servizio di malati Covid non bergamaschi, non solo da fuori regione, ma anche da altre province lombarde messe meno bene della Bergamasca». Dove, rimarca Lorini, con ogni probabilità, «i contagi hanno numeri non così elevati perché qui molta più gente è stata colpita dal virus e ha acquisito una qualche immunità: non si sa quanto durerà ma c’è. Così come c’è anche molta attenzione al rispetto delle norme». In queste ultime ore diverse Regioni hanno istituito l’obbligo di mascherina all’aperto per tutto il giorno, dovrebbe farlo anche la Lombardia? «La mascherina e il distanziamento sono armi fondamentali contro il virus: usiamole, sempre. Io renderei le mascherine obbligatorie per tutta l’Italia, credo che quest’autunno ci debba rendere tutti più vigili e accorti. E anche realisti: si sappia che questa impennata di contagi era attesa e che assisteremo ad ulteriori crescite: non penso che si prospettino lockdown rigidi, ma forse in alcune zone, limitati nel tempo, per esempio 15 giorni di isolamento davanti a importanti focolai. E contiamo che, se necessari, si applichino senza esitazioni e rimpalli».

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