Fiera: «Fondi per 1,5 milioni con fatture false». Ma solo 134mila euro non sono prescritti

IL PROCESSO. Ammanchi dalle casse, il legale: i contributi pubblici non potevano essere incassati. Risarcimenti: Camera di commercio chiede 200mila euro, Promoberg mezzo milione.

Lettura 2 min.

Un milione e mezzo di euro circa i contributi che Promoberg ha ottenuto nel tempo dalla Camera di commercio grazie a false fatture. Sono fondi dei quali, per legge, l’ente fieristico non avrebbe potuto godere visto il metodo fraudolento utilizzato. Lo ha sostenuto Emilio Gueli, avvocato della Camera di Commercio, nell’udienza del processo per gli ammanchi in Fiera che martedì ha visto protagoniste le due parti civili.

L’ex direttore Stefano Cristini (martedì per la prima volta assente in aula; 7 anni la richiesta di condanna per lui) e l’allora segretario generale Luigi Trigona (mai comparso per motivi di salute; 3 anni mezzo chiesti per lui) sono i due imputati di spicco e per l’accusa concorrono con l’ex cassiere di Promoberg Diego Locatelli (anche lui per la prima volta assente; 3 anni e mezzo la richiesta del pm) nel peculato da 239.157,53 euro. Falsi rimborsi chilometrici intestati a ignari dipendenti erano il mezzo per dirottare soldi dalle casse della Fiera alle tasche di Cristini.

Ma, ha ricordato Gueli, nel grande inganno rientrano anche le fatture «per operazioni inesistenti o quantomeno con importi gonfiati e con somme retrocesse in contanti all’ex direttore». Documenti emessi da Area P. V. Eventi di Marco Lanfranchi (condannato in abbreviato in via definitiva) e da un 70enne, nel frattempo deceduto, titolare di una società di pubblicità, «entrambi evasori totali, si vede che a Cristini piacevano, o comunque servivano, soggetti fiscalmente disinvolti».

«Trentuno – ha calcolato Gueli – gli eventi per cui alla Camera di commercio sono stati chiesti contributi, per circa un milione e mezzo di euro, di cui 29, per un totale di 1.417.333 euro, estinti per prescrizione». Al tempo sono sopravvissute solo due fatture: una da 57.600 euro del 29.1.18 emessa dal 70enne, l’altra da 76.800 del 28.2.19 di Lanfranchi, per le quali Camera di Commercio chiede 200mila euro di risarcimento.

La ricostruzione

Che fossero operazioni inesistenti emerge da alcuni dettagli, secondo il legale. «A Lanfranchi Cristini dice di emettere una fattura per un evento diverso da quello inizialmente concordato». «A Milano i camion vela della società del 70enne che dovevano pubblicizzare eventi in Fiera a Bergamo non sono mai stati visti e i cartelloni fotografati sono relativi a manifestazioni tenutesi a Milano». «Quelle con Area P. V. Eventi venivano fatte figurare come consulenze, ma erano pagliacciate. Cristini e Lanfranchi non parlano mai di come agire per promuovere le manifestazioni in Fiera. Al direttore interessava solo andare allo stadio gratis a vedere l’Atalanta nei posti messi a disposizione da Area P. V. Eventi. Che, a fronte di decine di migliaia di euro di fatture, a Promoberg ha portato un solo cliente».

Marco Zambelli, legale di parte civile per Promoberg, ha ricordato come Cristini avesse ammesso la compilazione dei falsi rimborsi chilometrici, precisando però che era una prassi, avallata da Trigona, perché gli fossero riconosciuti emolumenti fuori busta. Zambelli ha citato un’intercettazione in cui l’allora direttore confida a un interlocutore che «non avrei preso un centesimo se non fossi stato autorizzato da chi mi sta sopra». Trigona, ha spiegato il legale di Promoberg, insieme all’avvocato (da Nicolò Velati, lo stesso di Cristini, ad Andrea Pezzotta) ha cambiato versione. «Il 22.5.19 Trigona firma una lettera in cui riconosce di aver autorizzato i premi – ha ricordato Zambelli –, poi si dice indotto a firmare dal presidente del collegio sindacale Mauro Bagini (imputato di favoreggiamento; per lui, presente in aula, il pm ha chiesto 8 mesi, ndr) dietro la rassicurazione che non ci sarebbero stati guai e deposita dei brogliacci contabili per dimostrare che non risulta alcuna sua autorizzazione. Però è difficile ritenerlo estraneo».

Anche perché, ha proseguito il legale, «è Trigona che si adopera perché alla riunione del Cda, dove verrà trattato il tema degli ammanchi, non si presentino Gori e Gafforelli, all’epoca rispettivamente sindaco di Bergamo e presidente della Provincia. E si capisce perché: sono due pubblici ufficiali che avrebbero avuto l’obbligo di denunciare». Per Zambelli ogni attività di carattere patrimoniale era in capo al Cda e Trigona avrebbe invece «disposto di finanze, da ritenersi pubbliche (ecco perché è contestato il peculato, ma le difese sostengono che Promoberg svolge attività privatistica e dunque il reato va derubricato in appropriazione indebita, fattispecie prossima alla prescrizione, ndr), in modo arbitrario e unilaterale, senza aver messo a conoscenza il Cda».

I magheggi avrebbero inciso anche sulle elargizioni pubbliche: «Se faccio figurare fittiziamente più costi, ottengo più finanziamenti», ha osservato il legale che ha invocato un risarcimento per più di mezzo milione di euro. Il 7 luglio parola alle difese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA