Giustizia civile, arretrato giù del 96%. Durata dei processi, il penale arranca
IL BILANCIO. Centrati gli obiettivi Pnrr: i fascicoli vecchi scesi da 7mila a soli 243. Di Vita: «Dati ampiamente positivi». Gli avvocati: «Bene, ma mancano amministrativi e al dibattimento prime udienze fissate a troppo tempo dai fatti».
Lettura 3 min.«Obiettivi raggiunti», ha sancito il ministero della Giustizia tirando le somme sugli uffici giudiziari dell’intero Paese. Non senza sforzi, e certo anche grazie ad alcune rimodulazioni dei target e delle strategie organizzative, l’Italia ha rispettato i vincoli del Pnrr in materia di giustizia. Perché pure in questo settore erano arrivati i fondi dell’Unione europea per la ripartenza post-pandemica, soprattutto per potenziare l’edilizia giudiziaria e rafforzare il personale di supporto alla magistratura, ma quelle risorse erano vincolate a dei criteri di efficienza da rispettare. Secondo due direttrici in particolare: ridurre i tempi e l’arretrato.
Sfide non semplici. E se il bilancio finale comunicato dal ministero è positivo, ovviamente la geografia è a macchia di leopardo. Vale anche per Bergamo, che secondo gli ultimi dati della Direzione generale di Statistica e Analisi organizzative ha ottemperato a quanto fissato in materia di pendenze, mentre è rimasta sotto l’asticella per quanto riguarda la «velocizzazione» dei processi.
Obiettivi e risultati
L’orizzonte finale del Pnrr chiedeva ai tribunali di smaltire, entro metà 2026, il 90% dei procedimenti civili pendenti al 31 dicembre 2022 e iscritti (cioè avviati) tra il 2017 e il 2022. Numeri non da poco, ma che in via Borfuro sono filati lisci: dei 7.151 fascicoli con quelle caratteristiche – in sostanza, ormai parecchio datati – al 30 giugno 2026 ne sono rimasti indietro solo 243, quindi con un calo del 96,6% (meglio della media nazionale dei tribunali, che è stata pari al -91,3%).
Poi, appunto, c’è la durata dei procedimenti, espressa attraverso la formula del «disposition time», che stima la media dei giorni che occorrono per definire un fascicolo in tribunale. Bergamo è andata a due velocità: nel civile si è scesi dai 376 giorni necessari nel 2019 ai 303 del primo semestre 2026, con una riduzione del 19,4% (contro il -47,6% medio dei tribunali italiani); nel penale c’è stato viceversa un rialzo, perché dai 185 giorni del 2019 si è saliti ai 293 del primo semestre 2026 (+58,4%, nei tribunali italiani la media è -23,5%: l’obiettivo nazionale è centrato in quanto si considerano pure le Corti d’appello e la Cassazione). Il trend sul penale è influenzato da un rallentamento recente, visto che sino al 2025 la parabola era virtuosa: alla fine dello scorso anno, infatti, la durata si attestava a 163 giorni (-12% rispetto al 2019).
A livello di Corte d’appello, Brescia – da cui dipende Bergamo – ha agguantato gli obiettivi: il disposition time ha subìto una contrazione del 42% tanto nel civile (da 654 a 378 giorni) quanto nel penale (da 493 a 284 giorni), e sulle pendenze civili la sforbiciata è stata del 97,4% (da 3.407 a 87).
Sfide e nodi
Per Vito Di Vita, presidente del Tribunale di Bergamo, si tratta di «dati ampiamente positivi rispetto alle aspettative del Pnrr». Un bilancio favorevole era già stato tracciato per la Corte d’appello all’inaugurazione dell’anno giudiziario, mentre all’orizzonte s’intravedeva il traguardo: «La Corte ha migliorato i risultati precedenti – rimarcava il documento –, anche per la necessità di adempiere agli obiettivi del Pnrr, attraverso accorgimenti organizzativi, tra cui l’accorpamento delle cause seriali, la predisposizione di modelli standard di motivazioni sintetiche, il ricorso alla cooperazione dei funzionari dell’Ufficio per il processo».
Il punto di vista degli avvocati
«Ci sono difficoltà concrete che hanno frenato alcuni risultati – riflette Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo –, ambiziosi ma sicuramente importanti, come i traguardi posti dal Pnrr. Un risultato, al di là dei singoli indicatori, c’è comunque stato». Ma il quadro è punteggiato di complessità: «A Bergamo, anche grazie alla dottoressa Maria Luisa Mazzola, consigliere del Csm, e all’impegno insieme al presidente Di Vita, gli organici dei magistrati sono stati pressoché completati», prosegue Marchesi, «rimane la carenza del personale amministrativo, e questa è la prima emergenza». C’è un nodo di fondo, su questo fronte: «È l’annosa questione del costo della vita al Nord a parità di stipendi – ribadisce Marchesi –. Serve trovare una soluzione, pur difficile da immaginare. Le gabbie salariali, decenni fa, fecero una brutta fine; con l’autonomia differenziata non sembrano esserci margini perché la giustizia è un’amministrazione di carattere nazionale. Si potrebbe però immaginare la possibilità di avere un ruolo di personale regionale da distribuire o da affiancare a quello ordinario».
Per l’avvocato Barbara Bruni, neopresidente della Camera penale di Bergamo, «il Pnrr ha portato qualche effetto positivo. Ma resta la questione della fissazione delle prime udienze del dibattimento, è quello l’imbuto che si è venuto a creare, perché si calendarizzano anche a distanza di molto tempo da fatti ormai risalenti». Quanto all’Ufficio per il processo, una delle novità legate al piano europeo, «per il tribunale sono stati una risorsa importante – ragiona Bruni –, anche se noi difensori non ci interfacciamo direttamente con questi addetti».
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