(Foto di Colleoni)
L’INCONTRO. Alla Festa di comunità in oratorio a Colognola il dialogo tra il Vescovo e la sindaca sul futuro di Bergamo. Il richiamo di monsignor Beschi al ruolo degli adulti. Carnevali: «Sicurezza, serve qualità di spazi e relazioni».
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Una città che cambia è sempre una città che si interroga. E non lo fa mai da sola, ma attraverso le persone che la abitano, le istituzioni che la guidano, le comunità che la animano. È questo il senso dell’incontro, venerdì sera (5 giugno), tra il Vescovo Francesco Beschi e la sindaca Elena Carnevali alla Festa di comunità all’oratorio di Colognola, un dialogo in cui si è parlato di sicurezza, giovani, casa, relazioni tra generazioni, accoglienza, trasformazioni sociali e del modo in cui Bergamo sta affrontando il proprio futuro. Un confronto aperto dal saluto del parroco don Massimo Maffioletti.
Il Vescovo ha richiamato un punto che attraversa tutti questi temi: «Una città si fonda sulla fiducia. Se viene a mancare, la fatica di vivere insieme diventa enorme». Una fiducia che, ha aggiunto, va alimentata ogni giorno, perché nasce dal modo in cui ci si riconosce, ci si prende cura gli uni degli altri e si è capaci di creare relazioni.
Il dialogo, moderato dal direttore de L’Eco Alberto Ceresoli, si è aperto parlando di sicurezza. La sindaca ha ricordato che «sarebbe un grave errore sottovalutare il tema». La sicurezza, ha detto, «non coincide con il controllo di ogni angolo della città, impossibile per definizione, ma con la qualità degli spazi e delle relazioni. Rigenerare luoghi, farli vivere, consolidare reti: è lì che si costruisce una città più sicura». E anche nell’accoglienza: «La sicurezza si vive nella possibilità di offrire accoglienza a chi è in condizioni di marginalità», ha aggiunto la sindaca.
Il Vescovo ha raccolto il tema ricordando il suo arrivo a Bergamo 16 anni fa, «una città che amo molto e che sento nella pelle». Ha poi scherzato sulle «dieci biciclette» che gli sono state rubate in questi anni, ma per arrivare a un punto serio: la sicurezza, ha detto, si costruisce «cominciando dalle relazioni», perché è lì che la fiducia prende forma.
La conversazione si è poi spostata sui giovani. Carnevali ha descritto una trasformazione sociale profonda della città: «Il 47% delle famiglie è composto da una sola persona», e questo incide sulla presenza di figure di riferimento. I dati sul disagio, in generale e non solo a Bergamo, sono pesanti: «Ci sono sempre più accessi al pronto soccorso da parte dei ragazzi per ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione». Per la sindaca, nel Paese non si è ancora compreso «quanto la dimensione educativa sia una delle leve più decisive sulle quali investire». Scuola e oratorio restano luoghi essenziali, perché «i ragazzi hanno sete di relazioni di senso e di figure che li riconoscano».
Il Vescovo ha insistito sul valore dell’educazione come atto fondativo: «Significa introdurre una persona alla vita». Ha parlato del cuore dei giovani come di uno spazio che, anche quando ferito, «rimane orientato verso ciò che è buono, giusto, vero». Da qui la responsabilità degli adulti: i ragazzi, guardando gli adulti, devono poter credere «nella bontà della vita». Monsignor Beschi ha chiesto un riconoscimento più alto per la scuola – «ha un valore enorme» – e un sostegno reale alle famiglie: «Una famiglia da sola non ce la fa. Non possiamo rimanere soli».
Il tema dell’integrazione è emerso attraverso il gesto della cittadinanza onoraria che il Comune ha conferito a 85 minori stranieri. Carnevali ha spiegato che serve a far comprendere la necessità di nuove modalità di riconoscimento, ma anche a ricordare che «abbiamo una città piena di bellezza delle persone» , ricchezza che va valorizzata.
Sulla denatalità, monsignor Beschi ha distinto tra l’invecchiamento e la mancanza di figli: «Invecchiare è una buona cosa», ha detto, perché indica migliori condizioni di vita. Il problema vero è il mancato ricambio generazionale, che ha radici economiche ma anche culturali: «Soffro nel vedere che viene meno il desiderio dei figli». Ha richiamato le parole di Papa Francesco sulla necessità di alimentare rapporti tra generazioni, e ha riconosciuto che anche nella comunità cristiana serve più accompagnamento dopo i percorsi di preparazione.
Il capitolo casa ha riportato il discorso sul terreno delle politiche concrete. La sindaca ha illustrato gli investimenti sulla rigenerazione del patrimonio abitativo, il sostegno agli under 35 con contributi fino a 200 euro per l’affitto, il tentativo di regolare gli affitti brevi e l’obbligo del 20% di housing sociale nelle trasformazioni urbane. Il Vescovo ha ricordato il fondo Caritas per chi è in difficoltà: non una soluzione strutturale, ma «un segno di attenzione» e un modo per creare rapporti virtuosi tra proprietari e inquilini fragili.
Nelle riflessioni finali, monsignor Beschi ha raccontato la sua percezione di una città «dove si vive bene, tranquilla, laboriosa», ma anche di una Bergamo che negli ultimi anni «si proietta molto forte sul futuro». Una spinta positiva, che però espone al rischio di nuove disuguaglianze: per questo «è importante crescere insieme verso il futuro». Dopo il Covid, ha osservato, la città ha ripreso a correre, ma «abbiamo forse lasciato troppo indietro il dolore che le persone portano ancora nel cuore».
Carnevali ha descritto una Bergamo moderna, solidale, capace di cambiare senza perdere identità. Una città impegnativa, con molte potenzialità, che deve continuare a mantenere uno «sguardo minuto» sulle sue peculiarità per immaginare davvero il domani. Il filo che ha attraversato l’intero dialogo è stato questo: la città come responsabilità condivisa. E il Vescovo lo ha sintetizzato così: «Insieme possiamo portare un contributo alla vita della città di tutti».
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