Il Vescovo nella Lettera pastorale: «L’Eucaristia è sorgente, scuola e servizio di pace»

IN SEMINARIO. La riflessione del Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, che nella Lettera pastorale torna al cuore della fede cristiana. Presentato il Bilancio di missione della Diocesi.

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«La pace sia con voi». In uno spezzone del film «Romero» del 1989, l’Arcivescovo di San Salvador pronuncia queste parole dopo essere stato brutalmente spogliato della veste sacerdotale da un soldato. Sulle spalle, invece della stola, ha una vecchia coperta di lana con cui una donna anziana lo ha coperto alla bell’è meglio, con un gesto di rispetto e tenerezza. Lui, con uno sguardo mite ma coraggioso, inizia comunque a celebrare la Messa, lì dove si trova, per la strada, in mezzo ai poveri per cui spendeva la vita. Santo Oscar Arnulfo Romero viene assassinato proprio durante una celebrazione eucaristica, nel 1980, e canonizzato nel 2018.

Si è aperta così l’Assemblea diocesana di sabato 12 settembre, introdotta e moderata da Stefano Remuzzi, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro. Con una scena che aiuta a comprendere ancora più profondamente le parole della Lettera pastorale del Vescovo Francesco Beschi «Servire la vita, servire la pace. L’Eucaristia sorgente di pace», che farà da guida alle attività e riflessioni di quest’anno. Presenti oltre cinquecento persone, riunite nell’auditorium del Seminario: sacerdoti, diaconi permanenti, consacrate e consacrati, membri dei Consigli Pastorali Territoriali e delle Terre Esistenziali, laici impegnati nelle parrocchie, rappresentanti delle Associazioni ecclesiali, dei Movimenti e delle Opere e Fondazioni diocesane.

A introdurre l’intervento di monsignor Beschi, le testimonianze video di monsignor Visvaldas Kulbokas, Nunzio in Ucraina, di suor Maria Chiara Ferrari, missionaria bergamasca delle Piccole Sorelle di Gesù di Charles de Foucault in Terra Santa e una breve performance teatrale dei «Pensattori», gruppo di genitori-attori di Monterosso, che ha avviato in modo divertente una riflessione su cosa significhi costruire pace nella vita quotidiana.

Monsignor Beschi ha scelto di partire da una sensazione, da un’atmosfera: «Respiriamo un’aria – ha detto – in cui la pace sembra sempre più rarefatta»

Monsignor Beschi ha scelto di partire da una sensazione, da un’atmosfera: «Respiriamo un’aria – ha detto – in cui la pace sembra sempre più rarefatta». Ed è la stessa per tutti, per questo nessuno può sentirsi esonerato dal cercarne ragioni, parole, testimonianze. Da qui la scelta di tornare nella Lettera al cuore della fede cristiana: «L’Eucaristia – ha sottolineato – come sorgente, scuola, servizio di pace».

Sorgente, anzitutto. Il Vescovo si è soffermato a lungo su questa immagine, che rimanda all’acqua viva del Vangelo di Giovanni, e che nella Lettera pastorale diventa esplicita fin dalle prime pagine, dove l’Eucaristia è definita «sorgente inesauribile di vita, di amore, di verità, di giustizia e di libertà, che rigenera personalmente e nello stesso tempo rigenera il mondo».

Monsignor Beschi non ha nascosto la fatica di questa affermazione in un tempo segnato dalla guerra: «Abbiamo visto in questi mesi che l’acqua può essere distruttiva, l’acqua di morte. Ma l’acqua sorgiva è quella che dà vita»

Monsignor Beschi non ha nascosto la fatica di questa affermazione in un tempo segnato dalla guerra: «Abbiamo visto in questi mesi che l’acqua può essere distruttiva, l’acqua di morte. Ma l’acqua sorgiva è quella che dà vita». Da qui ha ripercorso i diversi momenti della celebrazione eucaristica, mostrando come ciascuno custodisca un frammento di pace da riconoscere e vivere. La convocazione, anzitutto: il fatto stesso di riunirsi, in un tempo di «umanità dispersa e disgregata», è già un gesto che va controcorrente. Poi il saluto liturgico: «La pace sia con voi», che il Vescovo ha definito «una porta che si apre», ricordando che «togliere il saluto» a qualcuno è, non a caso, il segno più immediato di una relazione che si

rompe. Segue la domanda di perdono: qui ha richiamato Giovanni Paolo II: «Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono» e all’idea, ripresa nella Lettera, che non sia il male a generare il peccato, ma il peccato, cioè la rottura della relazione con Dio, a generare il male. Sull’ascolto della Parola il Vescovo ha invitato a riflettere con particolare attenzione: «Su di essa a volte sono scoppiate guerre, ci sono state divisioni». E ha aggiunto, guardando al presente: «Dopo la Seconda guerra mondiale abbiamo espresso parole altissime sulla dignità della persona umana. Ma dal punto di vista morale, non possiamo oggi tornare indietro, e questa è una responsabilità di ciascuno».

«Vi consegno la mia pace, portatela nel mondo»: parole che nella voce del Vescovo, giunto quest’anno a un passaggio significativo del suo servizio in Diocesi, hanno assunto un valore ancora più forte.

Infine il gesto della pace e il congedo, con cui la celebrazione si fa mandato: «Andate in pace». «Vi consegno la mia pace, portatela nel mondo»: parole che nella voce del Vescovo, giunto quest’anno a un passaggio significativo del suo servizio in Diocesi, hanno assunto un valore ancora più forte. A introdurre le pagine conclusive della Lettera, l’immagine scelta come icona di copertina: l’Agnus Dei di Andrea Mastrovito, scultura in vetro luminescente posta sulla torre di Gesù della Sagrada Família di Barcellona. Il Vescovo l’ha commentata richiamando l’omelia pronunziata da Papa Leone XIV proprio in quella basilica: «Guardando a Cristo possiamo vedere il mondo con occhi rinnovati». E ha chiuso l’intervento affidandosi, ancora una volta, alle parole del Risorto ai discepoli, le stesse con cui la lettera si apre e si chiude: «Ancora vogliamo servire la vita, vogliamo servire la pace. La pace sia con voi».

Alla relazione del Vescovo è seguita la presentazione del secondo Bilancio di missione della Diocesi, curata da monsignor Michelangelo Finazzi, vicario episcopale per i laici e la pastorale, e da don Enrico Minuscoli, economo diocesano: un documento che quest’anno si sofferma in particolare sui frutti del Giubileo appena concluso e sulle opere appena inaugurate, dalla «Casa» di San Paolo d’Argon ai dormitori della Caritas, fino al Museo diocesano e alla Casa minori e famiglie Marina Lerma.

La mattinata si è chiusa con l’adorazione eucaristica nella chiesa ipogea del Seminario, introdotta dalla testimonianza in video di monsignor Christian Carlassare, Vescovo italiano di Bentiu, in Sud Sudan, ferito a colpi d’arma da fuoco in un agguato nel 2021. Monsignor Carlassare ha ricordato che «la pace non è semplicemente assenza di guerra», e ha collegato il gesto eucaristico del pane spezzato alla condivisione concreta delle risorse, in un Paese segnato da conflitti, sfollamenti e sfruttamento petrolifero: «Dall’Eucaristia nasce una comunità pacificata, che diventa anche comunità pacificante».

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