Infermieri a domicilio
I primi 39 entrano in azione

Nuovo servizio. Formati dal «Papa Giovanni», saranno a disposizione dei cittadini nei prossimi giorni. Lavoreranno a domicilio e nei nuovi ambulatori. Limonta: «Figura di riferimento per il contrasto al Covid».

L’ospedale in fiera riapre domani, con 48 posti letto a disposizione dei pazienti Covid. Ma l’impegno dell’Asst Papa Giovanni per far fronte a questa seconda ondata di epidemia si traduce anche nell’introduzione di una nuova figura chiave, a disposizione dei cittadini dai prossimi giorni. Si tratta degli infermieri di famiglia: il progetto pilota prevede che ne siano attivati 39, tutti – per il momento – messi a disposizione dal Papa Giovanni. Lavoreranno a domicilio, sul territorio cittadino e provinciale, ma anche all’interno di nuovi ambulatori aperti dalle 8 alle 20 dal lunedì al sabato: in questa prima fase ne sono stati individuati cinque, fra città, Val Brembana e Valle Imagna. Una figura, quella dell’infermiere di famiglia, attesa da tempo: a seguito dell’approvazione del decreto Rilancio, è previsto che fra 2020 e 2021 in Italia ne arrivino 9.600, di cui 176 per Bergamo. Di questi, 39 saranno attivati, appunto, dall’Asst Papa Giovanni, che parte per prima con il progetto pilota: poi sarà la volta delle Asst Bergamo Ovest con 76 infermieri, e della Est con 61 professionisti.

«Lavoro di squadra»

«Il progetto è il risultato di un lavoro di squadra straordinario – fa sapere Fabrizio Limonta, direttore socio sanitario Asst Papa Giovanni XXIII –. La direzione delle professioni sanitarie e sociali ha concluso con rapidità la procedura di reclutamento degli infermieri e tutti gli operatori hanno scelto di mettersi in gioco e di scommettere con l’ospedale su questo importante progetto. Da subito l’infermiere di famiglia e di comunità sarà per i cittadini una figura di riferimento per il contrasto alla diffusione del Covid-19 ed opererà in stretto coordinamento con i servizi sanitari e sociosanitari dell’ospedale, con i medici di medicina generale e con tutta la rete dei servizi presenti nel territorio.

I nuovi infermieri saranno un riferimento importante per la gestione dell’emergenza sanitaria in città e nei comuni limitrofi, ambiti Valle Imagna - Villa d’Almé e Valle Brembana. Ma la figura è destinata ad assumere un ruolo più ampio anche nella fase successiva a quella dell’attuale emergenza sanitaria per una risposta integrata ai bisogni di salute della popolazione, in particolare per le persone in condizioni di fragilità e cronicità». In concreto, il lavoro dell’infermiere di famiglia si basa su tre capisaldi: prossimità – si lavora sul territorio, a casa del paziente o negli ambulatori –, proattività – si intercettano i bisogni dei pazienti ancor prima che siano loro a chiedere aiuto – e collaborazione, con tutte le figure che operano nel settore: dai medici ospedalieri e di famiglia agli assistenti sociali, passando per gli operatori dell’assistenza domiciliare integrata. Non saranno tanto degli erogatori di prestazioni, quanto figure di riferimento con cui i cittadini possono creare relazioni stabili. E così potranno aiutare i pazienti dimessi dagli ospedali a cercare gli ausili di cui hanno bisogno per tornare a casa (carrozzine, letti antidecubito), ma anche verificare che le persone anziane con multipatologie assumano correttamente la terapia prescritta dai medici o, perché no, fare educazione alla salute, richiedere una consulenza psicologica o attivare l’assistenza domiciliare. Tutti esempi del lavoro, concreto, che gli infermieri di famiglia potranno fare sul territorio.

«È chiaro che, in questa fase pandemica, saranno di grande aiuto – osservano in coro Cristina Caldara, responsabile dei Processi socioassistenziali territoriali, e Cinzia Prometti, coordinatore del Servizio Infermieri di famiglia e comunità –. Potranno seguire il monitoraggio clinico dei pazienti, fare educazione sanitaria ai familiari per prevenire i contagi, seguire i cittadini dimessi dagli ospedali che non si sono ancora negativizzati, verificare il rispetto della terapia e, se c’è bisogno, effettuare tamponi. Senza sostituirsi mai alle altre figure del settore, ma collaborando con l’intera rete di professionisti».

Progetto pilota

Gli infermieri di famiglia vengono attivati dai medici di base e, in qualche caso, anche da Ats. «Oltre ad avere una grande esperienza alle spalle, dopo la selezione avvenuta la scorsa estate gli infermieri di famiglia hanno tutti seguito una formazione ad hoc – sottolinea Monica Casati, responsabile della formazione per la Direzione delle professioni sanitarie e sociali –. Questo progetto pilota vede il Papa Giovanni in prima linea, con un impegno a favore anche delle altre Asst che partiranno a ruota. In questa seconda fase dell’epidemia il nostro ospedale si sta mettendo a disposizione della comunità con grande impegno, attuando un riorientamento dell’azienda: non solo grazie all’attivazione degli infermieri di famiglia, che rispondono principalmente all’esigenza di cure di prossimità, ma anche con la riapertura dell’ospedale in fiera».

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