La mobilità «viaggia» verso i livelli pre-Covid: solo il 15% in meno
Il traffico è tornato quasi alla normalità. E domenica +663% di viaggi rispetto al lockdown della primavera scorsa.
Lettura 2 min.La normalità, dopo l’anno infinito della pandemia, si legge anche negli sbuffi, nel colpo di clacson, nelle ritrovate code verso il posto di lavoro. Prima che nella socialità, ancora temperata da distanziamento e mascherine, a quel che si viveva prima del Covid ci si sta avvicinando dal punto di vista del traffico: dimenticato il lockdown totale e ridotto progressivamente lo smartworking, gli spostamenti verso i luoghi di lavoro – l’indicatore forse più rappresentativo per misurare vecchie e nuove abitudini nella mobilità – sono quasi sugli stessi del mondo che conoscevamo prima del 20 febbraio 2020. Quasi, appunto: in Bergamasca sono ora ridotti «solo» del 10-15% rispetto a quando la pandemia sembrava uno spauracchio relegato a Wuhan.
I dati di Google Mobility fotografano quel che succede nella provincia orobica in fatto di mobilità sotto vari profili, usando come parametro gli spostamenti medi registrati tra il 3 gennaio e il 6 febbraio 2020. Giovedì 20 maggio, ultimo giorno monitorato da Google, gli spostamenti in Bergamasca verso i luoghi di lavoro – l’indicatore sintetico combina in sostanza la durata dei tragitti e la distanza percorsa, con i diversi mezzi di trasporti – erano «solo» del 14% inferiori al pre-Covid, con oscillazioni minime nei giorni precedenti. Allargando lo sguardo, si legge una «rincorsa» verso i livelli pre-Covid che ricalca le diverse gradazioni di colore attraversate dalla Lombardia nella terza ondata del virus: dalla seconda settimana di marzo alla prima decade di aprile, la zona rossa – certo ben diversa dal lockdown di un anno prima – ha tendenzialmente contenuto i movimenti verso i luoghi del lavoro attorno al 30% in meno del pre-Covid; nella seconda parte di aprile, passati in arancione, si è oscillato attorno al -20%. Dalle riaperture del 26 aprile in poi, la salita appare costante; verosimilmente, ferie permettendo, proseguirà anche nelle prossime settimane.
Scende invece un’altra curva, logicamente: la mobilità legata ai luoghi residenziali – sostanzialmente, il vecchio mantra «restate a casa» – è del 5% circa superiore al pre-Covid: vuol dire che lo smartworking (oltre che le chiusure totali, per molte categorie) sta andando esaurendosi, mentre nell’ultima striscia di zona rossa o arancio aveva – più o meno – valori proporzionali alla riduzione degli spostamenti verso i luoghi di lavoro. I dati del colosso di Mountain View lasciano anche filtrare che la pandemia possa aver scoraggiato l’utilizzo del mezzo pubblico, per ragioni connesse ai timori di affollamento: la mobilità verso le stazioni del trasporto pubblico, intese come stazioni dei treni o degli autobus, in provincia di Bergamo restano ancora a livelli del 30% inferiori al pre-Covid, nonostante appunto gli spostamenti diretti nei luoghi di lavoro siano molto più vicini alla «normalità» e nonostante anche le scuole superiori siano tornate in presenza al 70%. Il mezzo privato, in sostanza, sembra farla da padrone.
Ma quanto ci si muove, ora, rispetto al lockdown che piombò improvviso, sconosciuto e drastico nel marzo di un anno fa? C’è un’altra mappa interattiva che lo indica, questa volta sviluppata da Enel X, progetto «smart» promosso dal colosso dell’energia, e che permette di leggere una doppia tendenza: oltre a quella legata al lavoro, anche quella intrecciata al tempo libero e alla ritrovata voglia di socialità.
Domenica 23 maggio, per esempio, in provincia di Bergamo gli spostamenti – anche qui, con questa parola si racchiude un dato sintetico basato su durata e distanza dei «viaggi» – hanno segnato un +663% rispetto al periodo di lockdown 22 marzo-3 maggio 2020; e rispetto allo stesso giorno del 2020 (quando già erano iniziate le riaperture), i movimenti hanno comunque registrato un incremento del 45%. Se invece si pone di nuovo l’attenzione sui giorni feriali, giovedì 20 maggio in provincia di Bergamo la mobilità era al +219% rispetto al lockdown della primavera 2020 e a +50% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno. Guardando solo a Bergamo città, polso interessante per tastare la ripresa degli uffici e dei servizi, sempre il 20 maggio i movimenti mostravano un +294% rispetto al lockdown e un +72% rispetto allo stesso giorno del 2020: nel capoluogo, cuore economico del territorio, i valori di «ripartenza» restano quindi più marcati che nel resto della provincia.
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