La violenza oscura le ragioni della protesta studentesca: due arresti a Bergamo. L’assessore: «I veri penalizzati sono i giovani pacifici»
IL GIORNO DOPO. Ottocento giovani in piazza per chiedere una scuola migliore, ma le provocazioni di una minoranza hanno trasformato il corteo in una mattinata di tensioni.
Lettura 3 min.«Pas de futur sans culture». Non c’è futuro senza cultura. «L’école est à nous». La scuola è nostra. Alcuni dei cartelli esposti dagli studenti bergamaschi in sciopero sabato 17 ottobre avevano slogan in francese. Un’ispirazione alle proteste che dai licei d’Oltralpe si sono estese in questi giorni in tutto il Paese. E rivendicazioni che sabato mattina hanno visto scendere in strada a manifestare circa ottocento giovani delle scuole superiori anche a Bergamo, per mandare un messaggio al governo: «Pretendiamo una scuola migliore».
Ma tra di loro c’era anche chi non era mosso dallo stesso intento pacifico. A spingerli sembrava essere più il brivido dell’emulazione dei disordini di Parigi. Erano la minoranza, ma non così pochi: duecento in tutto, perlopiù minorenni e di origine straniera, vestiti di nero e con il viso incappucciato. Sono loro che – nonostante i coetanei che cercavano di «contenerli» in modo pacifico – per oltre quattro ore hanno portato il caos in centro, tra atti vandalici e costanti provocazioni alle forze dell’ordine, in alcuni casi sfociate nello scontro.
Il bilancio? Tra la decina di giovani fermati e portati in questura, due sono stati arrestati, cinque denunciati e un minore di 14 anni è stato segnalato alla Procura dei minori. Due gli agenti feriti, non gravi: sette giorni di prognosi.
La ricostruzione della giornata
Sono le 8.30 e in piazzale Alpini il presidio è appena partito. Mentre al megafono gli studenti contestano «l’edilizia fatiscente», i docenti «che mancano», ma anche «il carovita», i salari bloccati e «l’aumento delle spese militari», un gruppo di ragazzi inizia ad agitarsi. La scintilla che ha fatto scoppiare le tensioni è stato un powerbank lanciato in direzione della Polizia, schierata anche con carabinieri e Polizia locale.
Gli agenti, per proteggersi, indossano casco e scudi, ma il gesto viene interpretato, forse, come il segnale d’avvio di una repressione. Bande di ragazzi partono di corsa verso la stazione delle Autolinee e da lì in via Fantoni. È qui che cominciano una mattina di follie, rovesciando i cestini. Poi tornano in piazzale Alpini da via Maj, inseguiti dagli agenti. Lanciano petardi, aprono un estintore. Alcuni vengono bloccati, caricati sulle volanti e portati in questura, tra risate e filmati con il cellulare per tutta risposta, quasi ci si trovasse in un gioco.
Quando dall’Urban Center parte il corteo, la situazione degenera. In testa alla parata non violenta in viale Papa Giovanni XXIII si piazzano ancora loro: in Porta Nuova iniziano a lanciare sassi contro la Polizia, tra cestini divelti e manifesti strappati, mentre il Sentierone pullula di cittadini e turisti per i Mercatanti.
L’identikit dei manifestanti
Le strade del centro sono bloccate. In via Tasso il delirio prosegue con lo sradicamento di un palo della cartellonistica. I locali chiudono le porte e invitano i clienti impauriti a entrare. Alle 12.30, il corteo si scioglie in piazza della Libertà. Ma la manifestazione non è finita: si sposta fuori dalla questura. Alcuni gruppi, invece, nel disperdersi si scagliano contro arredo urbano e vetrine. Compresa quella del «Gigante».
Un centinaio di manifestanti, compresi i sindacati Unione degli Studenti e Usb, e gli attivisti Sinistra Italiana e Potere al Popolo, chiedono il rilascio dei fermati. Rimarranno fuori dalla questura fino alle 16.45, senza incidenti, ma con le strade chiuse per ragioni di sicurezza. Mentre l’attenzione delle forze dell’ordine, che in mattinata potevano contare anche sull’occhio vigile dei colleghi in volo sulla città, resta alta.
Il bilancio in Questura
A fine giornata, l’esito degli interventi delle forze di polizia. Due gli arrestati: un pakistano del 1991 (irregolare e già destinatario di un divieto di avvicinamento alle aree urbane) per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, e un nigeriano del 2007 per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e travisamento.
Identificati altri sei giovani, di cui quattro italiani, un boliviano e un marocchino: cinque i denunciati per travisamento, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Il sesto ha meno di 14 anni, non è imputabile: sarà segnalato al Tribunale per i minorenni per lancio di oggetti contundenti e petardi contro gli operatori. Per identificare gli altri responsabili gli accertamenti della Digos proseguono.
I commenti della politica
In serata le reazioni politiche. L’assessore alla Sicurezza, Giacomo Angeloni, ha espresso la «più ferma e dura condanna per quanto accaduto durante il sit-in studentesco». Una manifestazione «sui temi della scuola, del clima e del carovita», ma «pesantemente strumentalizzata e infiltrata da ragazzi e persone violente. Le vere vittime di quanto accaduto sono proprio gli studenti pacifici, che hanno visto calpestato il proprio diritto costituzionale di manifestare a causa di queste inaccettabili prevaricazioni. La sicurezza e il rispetto della legalità rimangono una priorità assoluta per la nostra città». La conta dei danni è in corso: «Ci auguriamo che le responsabilità siano presto accertate e attribuite».
Condanna anche da Stefano Benigni, vicesegretario nazionale di Forza Italia: «Quanto accaduto a Bergamo durante il corteo studentesco è vergognoso e inaccettabile. Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma non può in alcun modo giustificare la messa a ferro e fuoco di una città. Non è questa la libertà di manifestare, non è questo il confronto democratico. I responsabili di questi atti devono pagare a caro prezzo tutti i danni». Il segretario della federazione del Prc di Bergamo Ezio Locatelli, il segretario cittadino Francesco Macario e il coordinatore Giovani comunisti Aaron Cortiana, invece, presenti fuori dalla questura, esprimono «solidarietà agli studenti arrestati».
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