Nuova cucina al Patronato: mille pasti per i poveri
L’INAUGURAZIONE. In via Gavazzeni 600 metri quadrati dedicati alla preparazione per le mense della Casa centrale, stazione Autolinee e comunità di Sorisole. Il cuoco messo a disposizione dalla famiglia Cerea.
Lettura 3 min.
I ragazzi stanno tirando a lucido gli ultimi dettagli. Qui al Patronato San Vincenzo funziona così: sapere e saper fare vanno da sempre a braccetto, nel solco dell’insegnamento di don Bepo. Gli stessi ospiti della Casa centrale di via Gavazzeni saranno quindi coinvolti nella gestione delle nuove cucine (con l’apprendimento di nuove professionalità), che verranno inaugurate sabato, nell’ambito della Giornata internazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.
Un progetto «stellato», non solo perché porta la firma del gruppo «Da Vittorio» - che ha collaborato su diversi fronti, dall’organizzazione degli spazi alla messa a disposizione di un cuoco che coordinerà la preparazione dei pasti (mille a servizio) - ma anche perché coinvolge l’intera comunità. «A Bergamo nessuno muore di fame, ma un piatto caldo al giorno resta ancora un lusso per molti. Rispondere al bisogno alimentare del territorio e garantire un pasto a chi è in difficoltà significa offrire un aiuto concreto, attenzione, accoglienza e dignità», è l’impegno quotidiano del Patronato.
Spazi e costi
Don Davide Rota, Superiore dei preti del Patronato San Vincenzo, fa un sopralluogo tra le sale cottura e le nuovissime celle frigorifere: 600 metri quadrati in tutto distribuiti su due livelli. Ammira il piano a induzione («Così niente gas e fuochi pericolosi») e il pela-patate super tecnologico (ne sbuccia dieci chili al minuto). «È una grande cucina per Bergamo – osserva –, l’ultimo tassello del recupero della Casa centrale, dopo l’inaugurazione degli spazi rinnovati nel dicembre scorso. La nuova cucina sarà il riferimento unico per la produzione dei pasti destinati a tre diverse sedi».
Dal 1° novembre servirà la Casa centrale (circa 300 pasti a ogni turno di apertura, con punte anche di 400) e la mensa della stazione Autolinee (150); da gennaio da qui partiranno anche i preparati per la sede del Patronato di Sorisole (altri 300). A cui si aggiungono il centinaio di «sporte» consegnate ad altri poveri, del quartiere e non solo.
La nuova struttura è il risultato di una rete di solidarietà. «Ancora una volta è il segno della generosità dei bergamaschi», commenta Massimo Cincera, presidente dell’Opera diocesana Patronato San Vincenzo. In occasione dell’inaugurazione del dicembre scorso era stata lanciata la sottoscrizione per raccogliere le risorse necessarie. L’obiettivo iniziale di 300mila euro è stato superato arrivando a circa 400mila euro, grazie al contributo di fondazioni (Mia, Comunità Bergamasca, Banca Popolare, Mei), imprese (come Montello e Rumelca) e privati. «In questo modo – aggiunge Cincera – miglioreremo l’organizzazione, rendendo il servizio più efficiente, per garantire ogni giorno un aiuto concreto a chi attraversa un momento di difficoltà».
(Foto di Yuri Colleoni)
La «scintilla»
«Posso fare qualcosa?» è la domanda che ha mosso i donatori. Tra questi, in prima fila, la famiglia Cerea, attraverso ViCook. «Abbiamo accolto con convinzione il progetto della Grande Cucina per Bergamo perché crediamo nel valore concreto della solidarietà e nella responsabilità che ciascuno può assumersi verso la propria comunità – dicono –. Mettere a disposizione la nostra esperienza nella ristorazione, contribuendo alla progettazione degli spazi e al lavoro della cucina, è il nostro modo di sostenere un’opera che ogni giorno si prende cura di tante persone. Siamo felici di poter affiancare il Patronato in un’iniziativa in cui professionalità e attenzione agli altri si incontrano».
L’organizzazione
Un lavoro di squadra. Il cuoco Ugo Invernizzi, 62 anni, avrà infatti il compito di coordinare la preparazione dei pasti e i volontari.
«Una risorsa fondamentale – fa notare Luigi Zucchinali, presidente della Fondazione don Fausto Resmini (realtà che poi gestirà le nuove cucine)–. Sono circa 200 le persone che ruotano sui servizi mensa con diversi ruoli (dalla distribuzione alla logistica)». Singoli cittadini o associazioni (dalla Croce Rossa agli agenti della polizia penitenziaria in pensione).
«Quando un bisogno concreto viene condiviso, una comunità può mobilitare energie e risorse per trasformarlo in una risposta stabile», aggiunge Zucchinali. E sempre più ampia è la partnership con supermercati, scuole, oratori ed enti (come il Banco Alimentare) che offrono in modo gratuito e continuativo derrate ed eccedenze alimentari. «Il 60% dei nostri prodotti arriva da donazioni, e il 40% da acquisto diretto – spiega Mario Fermo Campana, direttore generale dell’Opera Patronato San Vincenzo –. Una responsabilità che ci spinge sempre di più anche a evitare gli sprechi, costruendo menu basati anche sulle tipologie di generi che arrivano». Grande attenzione è stata quindi riservata alle celle termiche, «che permettono anche di conservare e stoccare meglio le derrate in arrivo».
Il nuovo forno
Il progetto prevede anche la realizzazione di un nuovo forno professionale, che permetterà di preparare il pane necessario per tutte e tre le sedi. «In questo modo i nostri ragazzi potranno acquisire competenze professionali da spendere poi nel mondo del lavoro – spiegano dal Patronato –. Il nostro obiettivo è che le persone acquisiscano capacità lavorative e relazionali per superare la situazione di emergenza e riprendere a vivere in autonomia».
© RIPRODUZIONE RISERVATA