Soccorso alpino, morti triplicati nel 2025: «Al Curò con le scarpe da ginnastica»

L’INTERVISTA. Le persone decedute sono state 24 a fronte delle 7 del 2024. Damiano Carrara, delegato della IV Orobica del Soccorso alpino: «Nonostante gli appelli ancora poco senso di responsabilità».

Ancora troppo elevato il numero di chi sottovaluta i pericoli della montagna. I soccorsi per ritardi, perdita dell’orientamento o sfinimento sono in aumento. Damiano Carrara, delegato del Soccorso alpino della IV Orobica, già l’anno scorso aveva sottolineato il problema.

Il dato più evidente è quello delle persone morte in montagna: 24 nel 2025 in tutta la provincia, a fronte delle 7 del 2024. La VI Delegazione Orobica del Soccorso alpino è seconda in regione dietro la XIX Lariana, con 37 deceduti. Il numero comprende gli incidenti in montagna, in forra, in ambiente ipogeo ma anche i malori.

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Continuano ad aumentare gli interventi del Soccorso alpino per escursionisti che non hanno bisogno di cure mediche ma solo di essere recuperati e riportati a valle.

«Purtroppo, nonostante gli appelli, c’è sempre poca attenzione e poco senso di responsabilità. Vediamo persone non equipaggiate, che non pianificano le uscite, non si informano sul meteo e hanno solo guardato delle fotografie sui social. L’ultimo emblematico caso qualche giorno fa, quando siamo andati a prendere tre persone che erano arrivate sotto il rifugio Curò con le scarpe da ginnastica. Non essendoci la neve, la gente arriva abbastanza in quota e sembra tutto facile, ma bisogna fare i conti con il ghiaccio».

Come si dovrebbe programmare un’uscita in montagna?

«Ormai su internet ci sono tantissime fonti sui percorsi e sul meteo, le giornate adesso sono corte e fa buio presto, i tempi sono fondamentali. Poi serve l’abbigliamento adatto e soprattutto le scarpe giuste: pedule e scarponcini ma anche i ramponi. Informare sempre qualcuno del proprio percorso e se possibile non andare mai da soli. Scaricare sul cellulare le app gratuite con le cartografie o meglio ancora l’app GeoResQ, che aiuta a non perdersi e rientrare se c’è nebbia o buio facendo lo stesso percorso a ritroso, e facilita i soccorsi grazie alla localizzazione, che ci permette di avere l’ultima posizione nota di chi dobbiamo cercare».

Quanto aiuta la tecnologia?

«Molto: stiamo sviluppando sempre più l’utilizzo dei droni nelle ricerche e ci sono materiali e attrezzature tecniche e leggere che migliorano l’efficacia del servizio, come l’estricatore «Next» in carbonio per l’immobilizzazione dei pazienti e il loro trasporto anche con il verricello».

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