«Spari nel Parco dei Colli. Va garantita la sicurezza»

DOPO L’APERTURA DELLA CACCIA. L’attività venatoria preoccupa i cittadini che si appellano agli enti competenti. Locatelli: «Diverse segnalazioni. Chiederemo di ampliare le zone in cui è vietata».

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Spari avvertiti dalle prime ore del mattino, che minacciano «la sicurezza dei visitatori» e la biodiversità «decimando la fauna locale».

La stagione della caccia è partita lo scorso 20 settembre, ma molti bergamaschi sono già - o forse meglio di nuovo - esasperati. L’attività venatoria dentro i confini dell’area protetta del Parco dei Colli di Bergamo sta provocando la rabbia di diversi residenti.

«Polmone verde e patrimonio di biodiversità del territorio, il Parco dei Colli è da circa tre settimane teatro di una teoria ininterrotta di spari.

L’iniziativa dei cittadini

Nei giorni scorsi si è persino sparato mentre alcune famiglie con bambini raccoglievano castagne nei boschi, mettendo a rischio l’incolumità pubblica», è la denuncia di cinque cittadini - Elisabetta Maffioletti, Silvia Mazzini, Giambattista Viganò, Ferdinando Ferrario e Paola Viganò - per quanto si sta verificando in varie aree del parco regionale, tra cui la Madonna della Castagna e la Maresana: colpi d’arma da fuoco «ogni mattina all’alba» e che nelle giornate di caccia «risuonano ogni tre-cinque minuti». Si dicono «stanchi» per una situazione «ormai insostenibile», e si appellano agli enti competenti affinché sia messo fine a quello che definiscono un «massacro» dell’avifauna e siano restituite «sicurezza e quiete alla comunità».

«Gli uffici del Parco stanno raccogliendo diverse segnalazioni di cittadini comprensibilmente allarmati. Condividiamo la preoccupazione per la salvaguardia del territorio e la sicurezza di chi lo frequenta. Riteniamo inaccettabile che, all’interno di un’area protetta, una distinzione sulla carta consenta la caccia in alcune zone e la vieti in altre»

Istanze subito raccolte e condivise dal Parco dei Colli: «Gli uffici del Parco stanno raccogliendo diverse segnalazioni di cittadini comprensibilmente allarmati. Condividiamo la preoccupazione per la salvaguardia del territorio e la sicurezza di chi lo frequenta. Riteniamo inaccettabile che, all’interno di un’area protetta, una distinzione sulla carta consenta la caccia in alcune zone e la vieti in altre», sottolinea Oscar Locatelli, presidente del Parco dei Colli, che ricorda come la normativa vigente «non estende il divieto di caccia all’intero territorio del Parco, ma lo prevede per le aree classificate come Parco naturale».

Tra queste, spiega, ci sono il Canto Alto e la Valle del Giongo, buona parte della dorsale dei Colli di Bergamo e della piana di Petosino (ad eccezione di Sombreno), la Valle di Astino e una piccola porzione del Colle della Maresana. Una distinzione che l’ente giudica «culturalmente ed eticamente anacronistica, oltre che incoerente con la tutela della fauna: gli animali si muovono liberamente, senza conoscere i confini tracciati sulle mappe». La fauna va quindi protetta «in tutto il territorio, senza eccezioni». Per questo, afferma Locatelli, «chiederemo nelle sedi competenti di ampliare le aree in cui la caccia è vietata».

L’interrogazione parlamentare

Alle richieste dei cittadini è allineata anche l’assessore all’Ambiente, Oriana Ruzzini, che sta immaginando un’azione politica attraverso Europa Verde, il suo partito: «Faremo un’interrogazione a livello parlamentare e regionale per riuscire a fermare la caccia nelle aree protette. È inutile che Regione Lombardia instauri parchi regionali protetti se poi protetti non lo sono - conclude -, soprattutto da chi distrugge la biodiversità».

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