Tadao Ando: «Giardini e spazi aperti, la “mia” Reggiani sarà luogo d’incontro»

L’INTERVISTA. L’archistar giapponese sta progettando la nuova sede dell’azienda Crs: «L’ex fabbrica è testimone unico della storia di Bergamo e ha stimolato la mia immaginazione. Spero possa incoraggiare nuove forme di dialogo e, a sua volta, contribuire a nutrire la cultura della città»

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Ad accendere la scintilla creativa di Tadao Ando è stato il fascino, senza tempo, di un luogo che negli ultimi anni sembrava inesorabilmente condannato all’abbandono. La ciminiera alta oltre 50 metri, la vecchia centrale termica, l’edificio a shed progettato da Alziro Bergonzo, il pozzo realizzato più di mezzo secolo fa dal Politecnico di Milano e una rete di circa 300 metri di tunnel sotterranei sono solo alcuni dei segni di una storia industriale, a tinte orobiche, che ha saputo catturare l’immaginazione dell’architetto giapponese, tra i grandi maestri dell’architettura contemporanea mondiale.

Ando, con i suoi collaboratori, si sta cimentando con una delle rigenerazioni più attese a Bergamo, quella dell’ex Reggiani di via Legrenzi in zona stadio: oltre 50mila metri quadrati del complesso industriale progettato nella prima metà del Novecento, rimasti per anni sospesi tra memoria e degrado e ora destinati a una nuova vita come sede dell’azienda Crs Impianti di Gorle.

Una scelta, quella della famiglia Civettini, che dà la misura dell’ambizioso progetto per rigenerare la fabbrica dismessa e porta a Bergamo un archistar capace di vedere potenzialità anche dove il tempo sembrava averle nascoste. Nell’idea di Ando, il passato non è un ostacolo da superare, quanto la materia prima con cui costruire il futuro e generare valore per la città. Non solo uffici e siti produttivi, ma anche spazi aperti alla comunità.

Una visione già affidata agli schizzi e ai messaggi - anche in giapponese - comparsi sulle recinzioni del comparto: «Un’architettura che si fa cerchio, intrecciando la memoria di questo luogo con il suo futuro, con profondo rispetto per la bellezza della storia e del paesaggio di Bergamo». Le anticipazioni del progetto confermano questa filosofia: la ciminiera resterà al centro, l’ex centrale diventerà un auditorium da circa 300 posti aperto alla comunità e il pozzo sarà valorizzato in chiave energetica. Sul tetto a shed è previsto un parco fotovoltaico, mentre al cuore della nuova sede sorgerà un edificio circolare per gli uffici, con uno specchio d’acqua centrale. In questi mesi sono stati realizzati i lavori di messa in sicurezza, propedeutici all’attesa rigenerazione.

Il progetto è ormai definito, conferma la famiglia Civettini che guida Crs, ma sarà presentato ufficialmente solo una volta siglata la convenzione urbanistica col Comune e col gruppo Manzi, proprietario della porzione meridionale dell’ex Reggiani, destinata invece a funzioni residenziali e servizi.

Maestro Ando, quali caratteristiche dell’ex Reggiani l’hanno convinta ad accettare questo progetto e quale potenziale vi ha intravisto?

«Fin dai miei vent’anni, ho nutrito una profonda ammirazione per il design moderno italiano. L’architettura e il design che emergevano da Milano furono per me una straordinaria fonte di ispirazione quando ero giovane. Leggevo la rivista Domus ed ero affascinato dal lavoro di designer come Ettore Sottsass. In seguito, ho avuto l’opportunità di lavorare in Italia, a Treviso, Milano e Venezia. Attraverso queste esperienze, ho avuto modo di apprezzare ancora una volta la profondità della sua cultura e la ricchezza dell’artigianato che la sostiene. Ho imparato moltissimo dall’atteggiamento italiano di non limitarsi semplicemente a preservare ciò che è antico, ma di attribuirgli un nuovo ruolo e portarlo avanti verso la generazione successiva. Nell’ex fabbrica Reggiani, i tetti a shed, le strutture in cemento e acciaio, le ciminiere e altri elementi conservano ancora le tracce della lunga storia del fare e del lavorare che ha avuto luogo lì. Piuttosto che cancellare tutto questo e sostituirlo con qualcosa di completamente nuovo, ho voluto accogliere quei ricordi e sovrapporre ad essi una nuova architettura e nuove attività. Ho percepito un enorme potenziale in questo luogo, che ha fortemente stimolato la mia immaginazione».

Tutta l’intervista a Tadao Ando sulla copia digitale de L'Eco di Bergamo

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