«Troppo caldo sui luoghi di lavoro. Serve un’ordinanza oltre l’emergenza»
IL CASO . La richiesta della Cgil alla Regione: deve essere aggiornabile, non legata sempre alle contingenze. Cisl e Uil: questione di salvaguardia. E Ance: necessarie misure di prevenzione.
Lettura 2 min.Persino Jannik Sinner, uno dei «lavoratori» più pagati d’Italia e atleta di livello d’assoluto, giovedì s’è dovuto arrendere agli effetti del caldo. Se si pensa alle condizioni di chi opera nei cantieri, abbarbicato sui ponteggi o stendendo l’asfalto sotto un sole che cuoce, è facile comprendere quanto sia pesante e pericoloso l’impatto delle alte temperature.
Così, venerdì la Cgil lombarda ha inviato una richiesta alla Regione perché emani in anticipo un’ordinanza analoga a quella varata a luglio 2025 per consentire, durante le fasi più calde della giornata, la sospensione delle attività lavorative maggiormente a rischio.
Il focus principale è quello dell’edilizia, ma anche agricoltura e alcuni settori più di nicchia, come i rider: per questo, il sindacato ha chiesto alla Regione di «assumere un impegno concreto e tempestivo, rendendo l’ordinanza-caldo uno strumento effettivo e periodico, aggiornabile nel tempo, ma non più dipendente dall’emergenza del momento. Non si può attendere ogni anno che le temperature diventino insostenibili per intervenire». «Vediamo come evolve la situazione: questo periodo è assolutamente anomalo, chiaro che non si poteva prevedere – è stata la replica di Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, a margine di un evento a Milano -. Già in passato abbiamo adottato dei provvedimenti». Appunto, i vertici della Regione stanno valutando il da farsi, anche se a ieri non erano state varate misure. Il meccanismo introdotto un anno fa prevedeva, in sintesi, il divieto di lavoro dalle 12.30 alle 16 nei giorni considerati ad «alto rischio» secondo uno specifico bollettino messo a punto da Inail e Cnr, da applicarsi ai cantieri edili e alle attività con esposizione prolungata al sole.
Il fronte locale
Marco Bonetti, segretario generale della Fillea Cgil Bergamo, riavvolge il nastro a un’estate fa: «Il provvedimento non fu tempestivo e di facile interpretazione, penso anche alla parte sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Stiamo però insistendo, a livello regionale, sia alla luce del meteo di questi giorni sia in vista di quello che accadrà nelle prossime settimane. Alcune aziende possono ricalendarizzare alcuni lavori o sfruttare gli orari notturni, sono accortezze che le realtà più grandi già adottano: quelle piccole, però, hanno meno possibilità».
Ma bisogna pensare anche a quello che accadrà nei prossimi anni, perché il cambiamento climatico è realtà consolidata: «Il caldo di maggio ha colto di sorpresa un po’ tutti – riconosce Luca Legramanti, segretario generale della Filca Cisl Bergam o -, ma serve pensare anche a qualcosa di strutturale. Nelle discussioni con le parti datoriali abbiamo portato proposte per protocolli ad hoc da applicare sul territorio: in questo periodo ci stiamo incontrando per il contratto provinciale dell’edilizia, è un tema che porteremo al tavolo». A raccontare cosa significhi lavorare in ambienti roventi è Giuseppe Mancin, segretario generale della Feneal Uil di Bergamo: «Il ferro tocca temperature altissime, è difficile maneggiare i materiali: il rischio di scottarsi è forte. Le maestranze che lavorano all’aperto corrono il pericolo di svenimenti, di cadute, ma anche di malattie della pelle. Ragionare sulla rimodulazione degli orari di lavoro è una questione di salvaguardia».
È una sensibilità condivisa da Renato Guatterini, presidente dell’Ance di Bergamo, l’associazione dei costruttori: «Anche secondo noi sono necessarie e indispensabili delle misure di prevenzione. L’ordinanza dello scorso anno ci colse un po’ di sorpresa, soprattutto le aziende più piccole non erano preparate: ora siamo attrezzati, le imprese hanno nei propri documenti di valutazione del rischio anche degli elementi legati alla gestione dello stress termico. Occorre però una cornice stabile: non possiamo agire solo sulla scorta dell’emergenza».
Chiaramente, non è semplice stravolgere le abitudini del settore. Fa un esempio calzante, Guatterini: «Noi auspicheremmo di poter iniziare molto presto alla mattina, così da anticipare le lavorazioni ed evitare le ore più calde, ma questa ipotesi si scontra con le normative legate alla tutela acustica, che non permettono lavori prima di una certa ora. Cercheremo una collaborazione con gli enti locali».
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