«Tutti in gioco» con il Pirlì, Gaverina ospiterà le finali. E ora c’è anche il «Topolì»
LA PRESENTAZIONE. Un roadshow che attraversa tutta la Bergamasca all’interno di feste locali: «Favorisce la socialità e non i social».
Lettura 2 min.L’antico gioco del Pirlì, antenato del flipper, continua a cercare il suo presente e soprattutto il futuro. È stata presentata mercoledì 20 maggio alla Provincia di Bergamo «Tutti in gioco 2026. Il Pirlì oltre il futuro. Tra saperi, sapori e tradizioni», sorta di roadshow che attraversa tutta la Bergamasca all’interno di feste locali (i partner territoriali sono 140). Una trentina gli appuntamenti fino al 10-11 ottobre, quando, a Gaverina Terme, si giocheranno semifinali e finale del torneo dedicato alla trottola orobica popolare nelle osterie dell’Ottocento: lanciato dalla frusta su un tavoliere inclinato irto di ostacoli, il Pirlì abbatte i pedoni finché arriva a insidiare il re, cioè il Titola, rinchiuso nel castello. Nel pomeriggio di venerdì 22 maggio le prime qualificazioni alla Festa della Cittadella a Torre Boldone.
Le novità del 2026
Nell’edizione di «Tutti in gioco» di quest’anno, organizzata come le altre dalla cooperativa sociale «L’Innesto», spiccano due novità: il coinvolgimento degli studenti di Bergamo ed Endine delle scuole di formazione professionale del Patronato San Vincenzo, che sono stati capaci di concepire e realizzare il «Topolì», versione del Pirlì reinterpretata e collegata a nove formaggi del territorio; e il supporto dell’Ente Bergamaschi nel mondo, il cui presidente, Carlo Personeni, spiega: «Ci interessa che i nostri emigrati mantengano le relazioni con la loro Bergamo. Abbiamo chiesto loro di portarci notizie, foto e documenti dei loro Pirlì».
Trovato anche in Brasile
Un impegno non isolato o estemporaneo, visto che parte del progetto di valorizzazione di questo antico gioco, già entrato a far parte ufficialmente del patrimonio immateriale Unesco, comporta un attento lavoro di ricerca, che finora ha portato al censimento di 80 vecchi esemplari riesumati da solai e cantine. Se ne sono scoperti persino in Brasile, dove la locale comunità di emigrati di origine italiana e veneta di Villa dei Troni lo chiamava «Furlo».
«Territoriale e intergenerazionale»
Il supporto raccolto da Lodovico Patelli, presidente de «L’Innesto», è ampio. Per Matteo Macoli, consigliere della Provincia con delega alla Cultura, intervenuto in video, il gioco «garantisce un coinvolgimento territoriale e intergenerazionale»; per Roberto Amaddeo, consigliere delegato all’Unesco per il Comune, «favorisce la socialità e non i social»; per il consigliere regionale Davide Casati «i giovani riscoprono in questo modo la dimensione di un gioco fisico e del tempo di cui riappropriarsi», mentre il suo collega Giovanni Malanchini ha messo in luce, con un messaggio, la capacità del Pirlì di «valorizzare le eccellenze del territorio». Esattamente come hanno fatto i giovanissimi dell’Afp Patronato San Vincenzo: le classi quarte A e B del corso per tecnico grafico di Bergamo e la seconda del corso per operatore del legno della sede di Endine Gaiano hanno concepito il «Topolì» e lo hanno realizzato in quattro esemplari (tre saranno donati a Rsa bergamasche), dove un topolino, zigzagando tra nove formaggi Dop, deve espugnare il castello che racchiude il tirannico Gran Gatto.
Don Marco Perrucchini, direttore del Patronato, cita don Bepo Vavassori: «Diceva che non basta l’accoglienza. L’obiettivo è che un ragazzo impari a “dare” a sua volta». E così il Topolì diventa, per dirla con Tiziano Incani, in arte il Bepi, qui testimonial, «un ponte tra passato e futuro». Chiosa dotta, mercoledì 20 maggio, con l’Università di Bergamo: la prorettrice Elisabetta Bani ha ricordato la convenzione stipulata due anni fa per attività congiunte di ricerca con i riscopritori del gioco antico, mentre il sociologo Lorenzo Migliorati ha messo in luce gli effetti di «inclusione sociale» tipici dei giochi «fisici». Info su www.innesto.org.
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