Via Quarenghi, 46 negozi su 50 sono etnici. Residenti: «Troppi». Il Comune: «Non c’è allarme»

Luci e ombre C’è chi viene persino da fuori provincia per vederla, attratto dal mix, e chi ha aperto qui la propria attività non ha dubbi: «Superati tanti pregiudizi». Ma chi ci abita si lamenta: «Manca una vera integrazione». Palafrizzoni: «Non c’è allarme».

Un tempo si girava alla larga da via Quarenghi. Oggi c’è chi arriva a Bergamo apposta per fotografarla. «Un paio di settimane fa un cliente da fuori provincia è capitato qui per caso, ed è rimasto talmente affascinato dalla via che ha deciso di tornare per dedicarle un servizio fotografico», raccontano dalla libreria Incrocio Quarenghi. La titolare Monica Morzenti ne sa qualcosa dei pregiudizi: «Quando abbiamo deciso di aprire, nel 2014, tutti ce lo chiedevano: ma siete proprio sicuri? Non avete paura? Man mano la domanda si è fatta meno frequente, ma lo stereotipo della “via insicura” è duro a morire». La porta del negozio resta sempre aperta a riprova che non c’è da temere: «I piccoli furti che abbiamo avuto sono stati compiuti da italiani», fa notare.

La lettera

Certo le «colonne d’Ercole» ci sono, proprio all’intersezione con via Palazzolo. Salendo verso il centro la zona vip, scendendo verso la stazione il «ghetto». Almeno così lo definisce un gruppo di residenti della parte bassa che ha scritto al Comune, per segnalare la concentrazione di negozi etnici: in un tratto di 350 metri ne hanno contati 46 sui 50 presenti, solo quattro gestiti da italiani, praticamente un unicum in città. Viene riconosciuto lo sforzo, nel tempo, per riqualificare una delle strade del centro a più alto tasso di immigrati ma, a detta di chi ci abita, molto resta da fare «per favorire una vera integrazione, il mix sociale e culturale, per migliorare il decoro urbano». Con una serie di proposte: «Sgravi fiscali per incentivare l’apertura di esercizi commerciali di diversa tipologia, interventi per frenare l’abuso di alcolici e la loro vendita fino a tarda ora, incrementare i controlli sulle condizioni igieniche di certi locali e anche sul parcheggio selvaggio». Insomma chi vive h24 la via ha un elenco di segnalazioni da fare

«Molto migliorata»

Passeggiando di giorno si nota qualche capannello di cittadini stranieri fuori dai market e dai parrucchieri, effettivamente le auto sono «abbandonate» un po’ ovunque con le quattro frecce. In certi cortili spunta una raccolta dei rifiuti non proprio ordinata, ma per il resto tutto tranquillo. La sera, dalle 19, a «presidiare» c’è il «Dieci10» che dal novembre 2019 (salvo chiusure per la pandemia), propone musica dal vivo. «La clientela, quando chiama, manifesta qualche timore – racconta il titolare Claudio Zanchi –, ma devo dire che la situazione è molto tranquilla, non c’è mai stata percezione di pericolo. Gli eventi finiscono verso la mezzanotte e mezza, e noi smontiamo verso l’una-una e mezza: nessuno, tra il personale e la clientela, ha mai avuto problemi anche nel raggiungere l’auto al parcheggio della Malpensata». Giovanni Galbusera da quattro anni fa il portinaio nello stabile al civico 42. «Devo dire che la situazione è molto migliorata, non ci sono più la criminalità e lo spaccio di una volta», rileva. E anche la convivenza tra stranieri (famiglie numerose con bimbi piccoli) e italiani (per lo più anziani, in coppia o soli) non è così burrascosa: «Anche se le abitudini restano diverse», ammette. E qualche episodio non manca: «L’anno scorso in giardino abbiamo trovato un sacchetto con un chilo di hashish, l’aveva lanciato un uomo di colore che viveva in affitto qui, mentre fuggiva da una retata della polizia calandosi da cinque piani».

«La situazione è molto migliorata, non ci sono più lo spaccio e la criminalità di una volta, la convivenza tra italiani e stranieri non è così burrascosa»

«Gli incentivi non servono»

Il Comune, proprio come segnale, al civico 33 ha insediato gli uffici dei Lavori pubblici e della polizia locale. «Io faccio più volte al giorno avanti e indietro da Palafrizzoni e non ho mai avuto problemi, se non con le bici che vanno in contromano sul marciapiede creando pericolo per i pedoni», annota Marco Brembilla, spiegando che per via Quarenghi non sono previsti interventi di arredo urbano: «È già tutto a posto». Il vicesindaco Sergio Gandi, che ha letto la lettera dei residenti, spiega di non avere memoria di esposti o segnalazioni particolari arrivati da via Quarenghi, scalzata, sul fronte sicurezza, da via Paglia e via Novelli. Via Quarenghi non rientra infatti nell’ordinanza che vieta il consumo di alcol nell’area intorno alla stazione. «Perché i divieti si mettono se ci sono buone ragioni, ovvero segnalazioni verificate poi dai controlli – precisa Gandi –. Nulla esclude, comunque, che si possano fare delle verifiche più stringenti e sulla base dei risultati prendere nuovi provvedimenti». Palafrizzoni alza però le mani sul fronte del commercio: «Non abbiamo strumenti normativi per frenare l’insediamento di certi tipi di negozi». Con la liberalizzazione Bersani del ’98, infatti, non ci sono restrizioni per l’apertura degli esercizi entro i 250 metri quadri di superficie. Anche una politica di incentivi, per Palafrizzoni, potrebbe servire a poco. «Come dimostrato dal bando fatto ai tempi dell’amministrazione Tentorio che stanziava contributi per riportare le botteghe tradizionali. Non aveva sortito nessun risultato. Si potrebbe pensare a “sconti” su Tari e Imu, ma sarebbe difficile applicarli in certi quartieri e in altri no, si aprirebbe anche un problema di ridistribuzione», aggiunge il vicesindaco. Che punta piuttosto a rilanciare «il lavoro culturale e sociale» per una maggiore integrazione.

Negli spazi espositivi dell’Accademia Carrara le mostre dei lavori dei giovani artisti: «Un lavoro sul confine, anche questa via un po’ lo è»

Un tassello in questa direzione sono le mostre allestite nel laboratorio «Giacomo», gli spazi espositivi che l’Accademia Carrara ha proprio nella via. Tra gli espositori il giovane artista Oliver Russo. «Ho lavorato sul concetto di “confine” – descrive le sue opere – perché questa via un po’ lo è, tra natura urbana e natura umana. Pur essendo una via centrale, via Quarenghi non è considerata, eppure trovo che sia tra le più belle di Bergamo».

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