Da pizzaiolo alla Micron, oggi lavora nell’IA a Singapore
LA STORIA. Sebastiano Baggi è un ingegnere cresciuto a Ponteranica. Si è mantenuto agli studi facendo il pizzaiolo. Dal 2025 lavora per il colosso Usa dei semiconduttori.
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Da pendolare sulla Bergamo-Milano Lambrate ai grattacieli del Sud-est asiatico. Dalla pala per le pizze nei locali dell’hinterland bergamasco ai laboratori dove si progetta il futuro tecnologico del pianeta. Quella di Sebastiano Baggi, ingegnere elettronico classe 1998 cresciuto a Ponteranica, è la storia di una curiosità insaziabile, di un’etica del lavoro orobica e di un legame con le radici che undicimila chilometri non scalfiscono. Un percorso che mostra come lo spirito di sacrificio bergamasco possa aprire le porte delle grandi multinazionali tech del mondo.
A Singapore per Micron
Da settembre 2025, Sebastiano vive e lavora a Singapore. È stato reclutato da Micron, colosso americano dei semiconduttori, nel momento di massimo boom dell’Intelligenza Artificiale, un mercato globale che ha fatto volare la valutazione in borsa dell’azienda. Lì, nel cuore di una nuova rivoluzione industriale, il ventottenne si occupa di memorie tecnologiche di ultima generazione. Ma per capire come sia arrivato in una delle metropoli più competitive del globo, bisogna fare un passo indietro, tra i banchi dell’Itis Paleocapa e i campi da calcio della Bergamasca.
Pizzaiolo per mantenere gli studi
«Vengo da una famiglia normalissima, siamo quattro fratelli e sono grato ai miei genitori, Corrado e Cesarina, per avermi permesso di studiare», racconta Sebastiano. Per non pesare sul bilancio familiare, durante le superiori e tutta l’università – laurea triennale e magistrale in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano – ha lavorato per otto anni come pizzaiolo in due locali della zona: “Catta la Pizza” ad Almè e “Alla Base” a Ponteranica. Anni intensi, segnati anche dal lungo pendolarismo quotidiano sui treni verso Lambrate. Un’esperienza lontana dai microchip, rivelatasi però un’arma segreta: «Spesso chi studia ingegneria si chiude sui libri, sottovalutando le relazioni umane. Lavorare in pizzeria, a contatto con la gente, mi ha insegnato a fare squadra, a gestire la pressione e a interloquire con le persone. Credo sia stata questa capacità, questa “soft skill” relazionale, a farmi superare le dure selezioni per Singapore. Anche se – scherza – dico sempre che come pizzaiolo sono ancora meglio!».
Lo stage durante l’università
L’opportunità per il Sud-est asiatico è arrivata alla fine di un anno di stage nella sede Micron di Vimercate per la tesi magistrale. Quando il periodo si stava concludendo, l’azienda gli ha proposto di candidarsi per la sede di Singapore, dove si trova uno dei siti di produzione di semiconduttori più grandi del mondo. Da lì, il salto in una realtà quasi fantascientifica rispetto alla quiete della nostra provincia. «Il primo impatto con Singapore è stato incredibile – spiega Sebastiano –. È una metropoli all’avanguardia, pulita, organizzatissima e immersa nel verde, nonostante i grattacieli. Tutto è pianificato al millimetro: i trasporti e i servizi rasentano una perfezione affascinante, che viaggia a un’altra velocità rispetto ai ritmi europei». Vivere qui significa però anche adattarsi a un contesto basato su un rigore ferreo. «Le multe sono salatissime per qualsiasi cosa: è vietato consumare cibo o bevande sui mezzi pubblici, dare da mangiare ai piccioni e persino le gomme da masticare sono illegali dal 1992. Buttare una gomma a terra comporta sanzioni severissime. Questa rigidità garantisce però un risvolto ottimo: il livello di sicurezza qui è totale, si può girare a qualsiasi ora senza alcuna preoccupazione». Oggi Sebastiano vive questa realtà dividendo l’appartamento con due coinquilini, uno locale e uno della Malesia, esplorando una cultura completamente nuova.
Tra i fondatori di FC Potranga
Nonostante le soddisfazioni economiche e professionali di un contratto a tempo indeterminato in una multinazionale, la nostalgia di casa si fa sentire ogni giorno. Perché Sebastiano non ha mai smesso di essere quel ragazzo legato alle passioni di sempre: lo sport, il basket, la musica. Soprattutto, non ha mai tagliato i ponti con la sua comunità. Insieme agli amici di sempre di Ponteranica, ha fondato l’FC Potranga, una squadra di calcio che è un motore di aggregazione e solidarietà locale. Anche a distanza, supporta il team, che ogni anno organizza la «12 ore estiva di calcio a 6». Un evento capace di unire il paese per una causa stabile: l’estate scorsa l’iniziativa ha permesso di raccogliere e donare oltre 3.000 euro in beneficenza al reparto di pediatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Il desiderio di tornare a Bergamo
Singapore è una città-Stato del Sud-est asiatico che sorprende per il contrasto tra modernità e tradizione. Grattacieli futuristici, giardini spettacolari e quartieri storici convivono in uno spazio ridotto e molto organizzato. La popolazione è multiculturale, con forti influenze cinesi, malesi, indiane e occidentali. Tra i luoghi più famosi ci sono Marina Bay, i Gardens by the Bay e Chinatown. Singapore è nota anche per i suoi hawker centre, dove si può assaggiare una cucina ricca e varia, per il grande porto commerciale e per l’attenzione alla pulizia, alla sicurezza e agli spazi verdi oggi.
Per Sebastiano Baggi Singapore resta però una parentesi straordinaria che sta aprendo la mente del giovane ingegnere, ma non sarà la sua casa definitiva. Quando gli si chiede del domani, la risposta è netta, guidata da una chiara scala di valori personali e familiari, pensando ai genitori, ai fratelli Giordano, Zaccaria e Virginia, e alla fidanzata Martina.
«Il mio piano è tornare a Bergamo – confessa Sebastiano –. Perché viaggiando capisci che il successo e i soldi non valgono gli amici di sempre, le relazioni profonde e la famiglia vicina. Nonostante la mia curiosità nel capire le altre culture, c’è sempre un minimo distacco che ti fa sentire distante».
«In Italia con più esperienza»
Il rientro non sarà immediato, poiché la nicchia tecnologica dell’IA e dei semiconduttori avanzati offre poche realtà di questo livello in Italia. Ma l’obiettivo a lungo termine è chiaro: «Capitalizzare al massimo questa esperienza internazionale per poi riportare le competenze apprese sul territorio orobico – chiosa Sebastiano –, senza mai dimenticare le nostre radici».
Come raccontarsi a Bergamo Senza Confini
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