Dalla carpenteria di famiglia a Orio ai vertici aziendali di Hilti a Seattle

LA STORIA. Matteo Frigerio, ingegnere con un Mba all’Eth di Zurigo dal 2024 vive negli Stati Uniti con la moglie Tania. Gestisce un team commerciale in 5 Stati americani.

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Partire da un’officina meccanica alle porte di Orio al Serio e ritrovarsi a gestire un budget milionario e un team di venditori nel Pacific Northwest degli Stati Uniti è un salto che richiede una solida dose di coraggio, ma soprattutto una straordinaria precisione ingegneristica applicata alla vita. Matteo Frigerio, ingegnere gestionale e oggi Regional Sales Manager per Hilti North America, vive a Seattle dopo aver vissuto a Zurigo e Chicago. Il suo non è il viaggio di chi scappa da una realtà difficile, ma la parabola di chi sceglie deliberatamente di uscire dalla rassicurante azienda di famiglia per misurarsi con i mercati più competitivi del pianeta. La sua quotidianità attuale si sviluppa tra colossi come Boeing e Tesla, ma le radici restano ben piantate nella terra bergamasca, dove ha imparato il valore del fare prima ancora di quello del pianificare.

Saldatore nell’azienda famigliare

Il percorso di Matteo comincia proprio lì, nella carpenteria metallica fondata dai suoi genitori, la Frigerio Carpenteria Spa. Una solida media impresa da 56 dipendenti che produce scale, trabattelli e ponteggi in alluminio e ferro. Finiti gli studi superiori, Matteo non si siede dietro una scrivania direzionale; indossa la tuta da lavoro e per due anni fa il saldatore in prima linea. «Lavorare fisicamente in produzione è stata la mia vera scuola di vita. Mi ha permesso di capire la fatica, la materia e i processi dall’interno», racconta Matteo. Solo dopo questa intensa gavetta decide di iscriversi a Ingegneria gestionale a Dalmine, completando l’intero ciclo di cinque anni. E anche in azienda il suo ruolo evolve: diventa disegnatore meccanico, si occupa di controllo qualità e, infine, si specializza nell’ottimizzazione dei processi aziendali legati alla Lean Management, argomento su cui scrive anche la tesi di laurea.

La specializzazione a Zurigo

Dopo sei anni passati a spingere sull’acceleratore dell’attività di famiglia, Matteo sente che per completare la sua formazione di manager ha bisogno di un ulteriore cambio di passo. Nel 2016 decide di trasferirsi a Zurigo per frequentare un prestigioso Mba all’Eth, l’Istituto Técnico Federale svizzero. È durante questo percorso accademico che il destino ridisegna le sue traiettorie: uno dei suoi professori è un alto dirigente di Hilti, multinazionale leader nei sistemi per l’edilizia e le costruzioni. Affascinato dall’organizzazione, Matteo si pone l’obiettivo di entrare nel gruppo e viene assunto come Global Lean Manager, stabilendosi nel quartier generale in Liechtenstein per ottimizzare le operazioni globali e fare coaching metodologico ai dipendenti.

L’incontro con Tania

Zurigo si rivela una città splendida, ideale anche per la vita privata: lì Matteo conosce Tania, una ragazza bulgara cresciuta in Russia che oggi lavora nel marketing di Amazon in Usa. I due si sposano nel 2022, appena due settimane prima di imbarcarsi per una nuova e monumentale avventura oltreoceano. Hilti offre a Matteo l’opportunità di un trasferimento interno negli Stati Uniti, segnando un passaggio cruciale per la sua carriera: lo spostamento dal settore delle Operations a quello delle vendite dirette. Il primo approdo americano è a Chicago, dove per due anni lavora come consulente di vendita per soluzioni integrate di prodotti, servizi e software. «Il mercato statunitense è un ecosistema in espansione esponenziale rispetto a quello europeo, che oggi appare decisamente più statico e contratto. Qui le possibilità di crescita e progressione professionale sono dieci, cinquanta volte superiori», spiega Matteo con la lucidità di chi è abituato a guardare i dati numerici.

La carriera per Hilti

Le sue performance sul campo non passano inosservate e nel 2024 arriva una nuova promozione a Team Leader con la carica di Area Sales Manager. È una delle posizioni più strategiche e complesse all’interno dell’organigramma di Hilti. Matteo si trasferisce a Seattle e si trova a gestire un team di sei rappresentanti tecnici commerciali dislocati su un territorio immenso. Il suo raggio d’azione copre ben cinque stati americani: Washington, Oregon, Idaho, Utah e Wyoming. «Un’area geografica vasta quanto Spagna, Francia e Germania messe insieme, con un target di vendite annuale che sfiora gli otto milioni di dollari nel settore manifatturiero ed energetico», sottolinea. I suoi interlocutori quotidiani sono colossi industriali e aziende che gestiscono centrali idroelettriche o reti di distribuzione elettrica.

La vita a Seattle

Nonostante le responsabilità immense e la vastità degli spazi americani, la scelta di Seattle ha regalato a Matteo e sua moglie una qualità della vita eccezionale. «È una terra ricca di riserve naturali, laghi e maestosi parchi che ricorda molto i paesaggi svizzeri in cui abbiamo vissuto per sei anni, ideale per coltivare la passione comune per l’escursionismo e il trekking. E, sebbene qui la vita sia cara come a Milano, gli stipendi americani, tre volte superiori rispetto alla media milanese, consentono di vivere con ampie tutele in un contesto economico altrimenti costoso». Vivere negli Stati Uniti, tuttavia, comporta anche il confronto diretto con l’altra faccia della medaglia: una profonda incertezza strutturale e la volatilità di un mercato del lavoro privo di paracadute. «Il dinamismo qui è totale, sia in positivo, come detto, che in negativo. Le aziende possono svegliarsi la mattina e decidere di licenziare diecimila persone in un colpo solo. Manca il concetto di sicurezza a cui siamo abituati in Europa, ma è un rischio che ho deciso di correre perché l’esperienza di leadership che sto accumulando non avrei potuto ottenerla da nessun’altra parte».

Il ritorno in Europa

Questa flessibilità estrema richiede nervi saldi e una mentalità analitica, qualità che Matteo ha sviluppato fin da ragazzo. Il legame con la Bergamasca rimane però fortissimo. Sebbene Matteo e Tania tornino in Italia solo una volta all’anno per le vacanze, la mancanza degli amici storici e del network affettivo si fa sentire. «Quattro trasferimenti internazionali in pochi anni ci hanno insegnato una grande lezione di vita – spiega –: la qualità dell’esistenza dipende sempre dalla capacità di costruirsi una rete di protezione umana e sociale, a prescindere dalle coordinate geografiche in cui ci si trova. Conta lo stipendio, conta il ruolo, ma conta soprattutto avere persone con cui condividere i traguardi raggiunti o anche i momenti negativi».

Il futuro a lungo termine di Matteo, con la scadenza del visto temporaneo prevista tra due anni, guarda già verso un graduale riavvicinamento all’Europa. L’obiettivo è quello di mantenere la propria posizione apicale all’interno di Hilti, magari puntando a un ruolo direttivo nel Regno Unito. «Devo dire grazie a questa azienda che mi ha permesso di avere una esperienza a livello lavorativo in una posizione di leadership incredibile e che mi ha permesso di svilupparmi come non avrei potuto fare in altre aziende. Quindi sono molto contento e soddisfatto».

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