(Foto di Lidia Patelli)
LA MOSTRA. Dal 4 luglio il Museo Bernareggi porta tre dipinti dell’artista per la prima volta a Santa Brigida: scene di una umile quotidianità.
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Santa Brigida
La cassa gonfia del liuto e i ricci del violino, elementi che immediatamente rimandano a Evaristo Baschenis e alle sue celebri nature morte musicali. Ma c’è una dimensione più «domestica» che ha ispirato l’artista originario della Valle Averara per i suoi lavori, fatta di lucide pentole di rame, pollame appeso e lumache, indagata e offerta al pubblico nella mostra «Cucina Baschenis. Frammenti di vita quotidiana nella Bergamo del Seicento» dal 4 luglio e fino al 6 settembre al nuovo museo Baschenis di Santa Brigida, con la curatela di Giovanni Berera della Fondazione Adriano Bernareggi di Bergamo, evento promosso insieme ad Altobrembo, Le Terre dei Baschenis e il Comune di Santa Brigida.
Tre opere di Baschenis approderanno in Valle Averara per la prima volta, nei luoghi d’origine della famiglia Baschenis. In esposizione la celebre «Cucina con rami e fantesca» conservata al Museo Diocesano Adriano Bernareggi (donata nel 2025 al museo da Guido Crippa e Carmen Oberti) e «Dispensa con pollame, tacchino, pesci d’acqua dolce, cavoli verza, piatto di lumache opercolate e paioli», sempre in prestito dal museo di piazza Duomo.
Da una collezione privata invece arriva «Dispensa con pollame, germano, selvaggina, una cassetta di legno con limone e un cestino di vimini pieno di prodotti da forno». In esposizione altri due dipinti, «Interno di cucina con una fantesca al camino» e «Interno di cucina con tre fantesche», di recente attribuiti dallo storico dell’arte Giovanni Valagussa a Carlo Antonio Crespi, realizzati nella metà del XVIII secolo.
L’esposizione si inserisce all’interno del più ampio percorso «Oltre il museo» promosso da Fondazione Adriano Bernareggi in diversi territori della provincia. «Cucina Baschenis» è una delle tappe, non solo una mostra d’arte, un progetto che mette in dialogo patrimonio artistico e cultura della montagna, invitando il visitatore a ritrovare nelle opere del Seicento temi ancora profondamente contemporanei, come la cura, le relazioni, il senso di appartenenza e il valore dell’ospitalità.
Entra nel merito il curatore Giovanni Berera: «Non è noto se Evaristo Baschenis abbia mai visitato Santa Brigida, eppure, il ritorno delle sue opere nei luoghi d’origine della famiglia assume un forte valore simbolico. È come raccontare l’ultimo capitolo della saga artistica dei Baschenis là dove tutto ha avuto inizio: in una casa di montagna della Valle Averara, tra cucine annerite dal fumo, tavoli consumati dal lavoro e oggetti quotidiani custoditi con cura. L’artista – continua Berera - è universalmente ricordato per le sue celebri nature morte musicali che lo hanno consacrato tra i protagonisti della pittura lombarda del Seicento.
Ma accanto a quella produzione esiste un altro Baschenis, più raro e ancora più umano: quello delle cucine, dei paioli, delle stoviglie in rame, delle dispense, del lavoro quotidiano e dei gesti silenziosi della casa. È proprio questo volto meno conosciuto dell’artista che la mostra intende raccontare. Le opere selezionate rappresentano un’occasione eccezionale per il territorio. Si tratta infatti di tele di altissimo livello qualitativo, con scene sospese e profondamente narrative, dove gli oggetti di cucina raccontano da protagonisti le storie delle persone che li hanno appena toccati. Il terzo dipinto, la “Natura morta di pollame e dolciumi”, proviene da una collezione privata e non viene esposta da decenni. La mostra sarà, quindi, un’occasione per rivedere l’opera, posta a confronto con gli altri due dipinti».
Centrale è il rapporto con il territorio con cui i dipinti esposti intrattengono un dialogo aperto. Così come con gli oggetti esposti (un centinaio), pentole, paioli, leccarde, padelle, stampi, utensili antichi di rame.
«Non solo oggetti dipinti con straordinaria maestria, ma nodi di una rete di relazioni che attraversano scale diverse – riflette Berera -. Dalla montagna che ha prodotto il minerale, all’artigiano che l’ha trasformato in utensile, alla cucina dove quell’utensile è stato usato ogni giorno per decenni, al pittore che ne ha fissato l’immagine, al committente che ha scelto i dipinti per la sua casa, fino al museo che oggi li espone. È una catena lunga, e ogni anello porta informazioni che gli altri non contengono. La storia dell’arte, da sola, illumina solo alcuni di questi anelli. La mostra e il catalogo che l’accompagna cerca di mettere a sistema questi temi, interpellando la geografia, l’antropologia, la storia dell’alimentazione e la storia economica».
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Adriano Bernareggi, Altobrembo, Le Terre dei Baschenis e il Comune di Santa Brigida, con il sostegno della Fondazione della Comunità Bergamasca e il supporto scientifico dell’Università degli Studi di Bergamo.
L’esposizione, coordinata sul piano scientifico da Silvio Tomasini e Giovanni Valagussa, è il risultato di un lavoro di squadra che ha coinvolto un gruppo di giovani storici dell’arte – Marco Bombardieri, Davide Rota, Martina Bevacqua e Martina Frigerio – impegnati nella ricerca e nello sviluppo dei contenuti. A loro si affiancano Luca Zonca e Laura Cattaneo, che hanno curato il progetto di allestimento e lo storytelling espositivo.
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