Gamec, Palazzo della Ragione diventa laboratorio condiviso con Fosbury e Claire Fontaine
L’EVENTO. Dal 4 giugno al 18 ottobre a Palazzo della Ragione un’installazione-laboratorio dedicata all’educazione come pratica di libertà.
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Bergamo
La Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione in Città Alta si trasforma in un laboratorio permanente dedicato all’educazione, alla partecipazione e alla conoscenza condivisa. Da giovedì 4 giugno al 18 ottobre 2026 la GAMeC presenta «Tabula Plena», mostra di Fosbury Architecture e Claire Fontaine, aperta da giovedì 4 giugno alle 19.
Il progetto della Gamec
L’iniziativa rientra in «Pedagogia della Speranza», programma dedicato all’educazione come pratica di libertà e trasformazione. Il progetto prende spunto dal pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire, secondo cui il sapere non viene ricevuto passivamente, ma costruito in modo critico e condiviso.
Fosbury Architecture ha ideato una piattaforma abitabile, accessibile e aperta, pensata per accogliere pubblici diversi: bambini, famiglie, scuole e visitatori di ogni età. Lo spazio ospiterà tre laboratori gratuiti e permanenti, oltre a un’arena destinata all’incontro, all’ascolto e alla lettura.
La partecipazione delle scuole
La piattaforma nasce anche da un lavoro condiviso con 13 classi di scuole di Bergamo e provincia. Bambini, adolescenti e giovani hanno partecipato a laboratori condotti dalle educatrici della Gamec, traducendo in glifi i temi del progetto. I segni saranno integrati nello spazio espositivo, sulla superficie nera della piattaforma che richiama la lavagna scolastica.
Le opere di Claire Fontaine
In dialogo con l’installazione, Claire Fontaine propone cinque sculture luminose sospese che riproducono emoji: immagini familiari del linguaggio digitale trasformate in oggetti fisici. L’intervento riflette sul rapporto tra conoscenza, tecnologia, intelligenza artificiale, desiderio e consumo.
Tre laboratori permanenti
I laboratori saranno realizzati con Numero Cromatico, URPS - Ufficio Resurrezione Parole Smarrite di Sabrina D’Alessandro e Adelita Husni Bey. Le attività inviteranno il pubblico a interrogarsi sugli strumenti con cui interpreta il mondo, sulle parole dell’educazione e sulle forme di conoscenza alternative a quelle tradizionali.
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