La Bandabardò: le nostre canzoni una festa ma fanno anche riflettere
L’INTERVISTA. Il gruppo il 21 agosto al «Bum Bum Festival» festeggia i 25 anni dell’album simbolo «Se mi rilasso collasso». «Siamo quelli di sempre, con la stessa identica voglia di stare sul palco».
Lettura 2 min.Venticinque anni dopo «Se mi rilasso collasso», la Bandabardò ricorda e festeggia un quarto di secolo di quell’album live simbolo. Sono cambiate tante cose, Erriquez se n’è andato, i dintorni musicali sono diversi, Finaz è passato in prima linea e canta suonando la chitarra, Nuto, Orla, Don Bachi, Pacio, sono al pezzo. L’ultimo album «Fandango» è uscito nel 2025, quest’anno è stato ripubblicato «Se mi rilasso...», disco-emblema del gruppo toscano. Ora la Banda è in tournée e il 21 agosto fa tappa al «Bum Bum Festival» di Trescore Balneario (inizio ore 21.30; ingresso libero).
Il concerto è al Parco Le Stanze. «Quante volte abbiamo suonato lì, non lo ricordo, ma son tante», spiega Alessandro «Finaz» Finazzo. «È da un po’ che mancavamo comunque».
Stavolta festeggiate un disco importante.
«Questo tour è stimolante. “Se mi rilasso collasso” è probabilmente il nostro disco più significativo: il primo album live ufficiale, seppure fosse uscito un paio d’anni prima un Minidisc con poche tracce. Oggi lo sanno tutti che la Bandabardò va ascoltata da sotto il palco, ma al momento dell’uscita il disco era servito a far capire cosa sapevamo fare. Ascoltandolo oggi per rimasterizzarlo e riversarlo in un doppio vinile, mi sono reso conto che eravamo degli Ufo per il sound che portavamo in scena. Non c’era nessuno in giro che suonasse così, con un suono crudo, diretto, potente. La critica ci definiva “fricchettoni”, ma eravamo già nel 2001, dunque fuori tempo massimo, lontani dall’onda “freak” degli anni Settanta. Riascoltando il disco si capisce che avevamo alle spalle tanti concerti e soprattutto che si era una famiglia cementata dall’amicizia, dalla stima reciproca. All’epoca si era tornati a lavorare in proprio, una distribuzione indipendente, dopo quattro anni di major. “Se mi rilasso...” è anche l’album della Banda che ha venduto di più. È entrato nella Top Ten del tempo, quando i dischi si vendevano per davvero. Riprendere in mano l’album è stato emozionante».
Avete dovuto riadattare le canzoni alla nuova voce?
«Per forza di cose. C’è un nuovo corso vocale, solo dal vivo. Il disco è uscito così com’era, con i suoni ripuliti. In concerto la voce è mia. Canto con rispetto e gioia e faccio la parte di Erriquez. Ho combattuto con le mie paure prima di accettare, poi con la semplicità e la schiettezza con cui affrontiamo questo mestiere ci siamo messi alle spalle tutte le difficoltà. Il tour invernale è andato molto bene, e ora andiamo avanti. Ogni volta che scendiamo dal palco ci guardiamo in faccia e dobbiamo riconoscere che ci siamo divertiti un sacco».
«Cerchiamo di fare al meglio ciò che ci riesce e in fondo ci contraddistingue. Mettiamo sul piatto divertimento e riflessione»
Siete i soliti liceali in trasferta.
«Ma sì, ci si diverte anche a vedere tanti giovani ai concerti, tutti a cantare le canzoni a squarciagola. Siamo felici. Non vogliamo dimostrare niente. Cerchiamo di fare al meglio ciò che ci riesce e in fondo ci contraddistingue. Mettiamo sul piatto divertimento e riflessione. Siamo dell’idea che gli artisti debbano dire qualcosa: abbiamo un megafono in mano e la possibilità di parlare a migliaia di persone, sarebbe sciocco non dire niente. Ai concerti della Banda ci si diverte, ci s’abbraccia, si balla, si canta, si sorride, si riflette anche, si fanno circolare pensieri che ci accomunano: contro la guerra, contro lo sterminio di popolazioni in giro per il mondo. Tra l’altro siamo onorati di avere ai nostri concerti il banchino di Emergency. Già questo è un massaggio forte».
«Ai concerti della Banda ci si diverte, ci s’abbraccia, si balla, si canta, si sorride, si riflette anche, si fanno circolare pensieri che ci accomunano: contro la guerra, contro lo sterminio di popolazioni in giro per il mondo»
Come si è trovato a cantare e suonare contemporaneamente?
«Fare le parti di chitarra che mi competevano prima è diventato più difficile cantando. In alcuni momenti ho delegato certi passaggi ad altri compagni della Banda. Ho dovuto semplificare la componente chitarristica a favore del canto. Però al 90% ho mantenuto intatte le parti. Quando finisco il concerto sono esausto, ci vuole tanta energia, ma è quello che ci piace. Alla fine del salmo sei felice e la fatica è ben premiata».
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