La musica che vibra nella fotografie di Rossetti: il festival «fuori scena»

MOSTRA. Nell’ex chiesa della Maddalena un’esemplare esposizione con gli scatti del fotografo bergamasco documenta i momenti salienti del Festival Contaminazioni Contemporanee. Vent’anni sonorità ed emozioni in un esemplare bianco e nero.

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Bergamo

Accanto al concerto, applauditissimo, del tunisino Anouar Brahem, alla visionaria musica elettronica di Evgueni Galperine in dialogo con Sylvain Rifflet e al soffio evanescente del repertorio tra antico e contemporaneo del duo Gazzana, il festival «Contaminazioni contemporanee», diretto da Alessandro Bettonagli e incastonato nella ricchissima kermesse di BergamoScienza, ha allestito nella ex chiesa della Maddalena un’esemplare mostra con gli scatti rigorosamente in bianco e nero del fotografo bergamasco Luciano Rossetti. «Seguo il festival fin dalla prima edizione» ricorda Rossetti, vincitore due volte del premio per la miglior foto dell’anno della Jazz Journalists Association (2021 e 2024) e del Jazz World Photo (2024). Nonché premio alla carriera nel 2025 assegnato ancora dall’associazione statunitense dei giornalisti di jazz.

Nelle immagini i protagonisti

La mostra terrà banco sino al 23 ottobre ed è illustrata da un elegante catalogo della Cimorelli editore. Immagini che catturano i protagonisti della scena internazionale passati da Bergamo nelle due decadi di attività della manifestazione, riunendo mondi ed esperienze della musica contemporanea spesso ancora ambiguamente separati da etichette e generi. «Contaminazioni Contemporanee 20 anni» si avvale dell’occhio sensibile e indagatore di Rossetti, che lavora sul contrasto tra il nero profondo, nel quale immerge gran parte delle sue immagini, e l’emersione nella luce dei soggetti.

Fondamentali le prove

Come pure abile è il suo giocare con la messa a fuoco, cercando la profondità dei campi visivi. Nota è la sua propensione per le inquadrature che colgono il prima e il dopo dei gesti esecutivi, il «fuori scena». Momenti rubati all’apparente quotidianità del fare musica e che paiono parlarci con maggiore intimità delle personalità creative dei musicisti. «Sono fondamentali le prove, che cerco di seguire sempre – spiega Rossetti –, perché le immagini di quei frangenti catturano il calore e l’intensità della musica». In queste immagini ricorre il dialogo con la partitura (intensa la pagina notata in primo piano con uno sfuocato Michael Nyman di sfondo, o la concentrazione di Valentin Silverstov in Sala Piatti), l’intensità degli sguardi tra esecutori (le tre voci del trio Mediaeval), gli strumenti musicali, protagonisti a sé (il manico dell’oud di Brahem, il flauto di Stephan Micus). Le architetture che circondano i concerti sono a loro volta protagoniste mozzafiato (la platea del Donizetti con Kayhan Kalhor e Erdal Erzincan, la Basilica di Santa Maria Maggiore con Rolf Lislevand e, di nuovo, incombente e monumentale sulla poetica minimale di Fred Hersch).

Primi piani e traiettorie visive

«L’utilizzo del grandangolo mi consente, in Santa Maria Maggiore, di tenere nell’immagine tutta la magnificenza della chiesa e, nonostante il bianco e nero, credo che si colga appieno la sua straordinarietà». La scala che attraversa la scena durante le prove della chitarrista Zsòfia Boros istituisce a sorpresa giochi di traiettorie visive valorizzando la capacità di cogliere l’occasione estemporanea. Il dialogo tra i musicisti è campo di indagine efficacissimo, come nel caso del New Tallin Trio o del quartetto di Elina Duni. Molti i primi piani, animati dalla suggestione impressa dalla fama acclarata dei soggetti. Pure caravaggesco e ipnotico è il ritratto di Jean-Louis Matinier, quasi una tela pittorica. Memorabile il Keith Jarrett al Lazzaretto, sfumato e distanziato dal cono di luce che si irradia sui suoi due mirabili accompagnatori, quasi una premonizione.

Scatti in punta di piedi

Ancora forte è la suggestione impressa sul fotografo dall’incontro con Arvo Pärt. «Ricordo come, nonostante si tratti di una persona mite e umile, l’aura che lo circonda richiamasse un silenzio e un rispetto generali. Sono generalmente molto attento a non invadere gli spazi degli artisti ma in questo caso ricordo benissimo l’istintiva necessità di ritrarsi, di muoversi in punta di piedi di fronte ad una figura come la sua». Il catalogo è arricchito da numerose interviste ad Alessandro Bettonagli, Valentin Silverstrov, Arvo Pärt, Meredith Monk, Vladimìr Godàr, Helena Tulve e tra i testi ci sono un saluto di Manfred Eicher, fondatore della casa discografica tedesca ECM, uno scritto del compositore Giya Kancheli e diversi interventi critici e musicologici.

Un Lp antologico

La manifestazione si è regalata in sovrappiù un’altra importante iniziativa editoriale. La pubblicazione dell’album «Contaminazioni Contemporanee 20th Anniversary Edition», un Lp antologico dedicato agli autori e ai brani che sono stati eseguiti a Bergamo in versioni tratte dalla discografia ufficiale dell’etichetta ECM. Tredici tracce che propongono lo sguardo ellittico e trasversale di «Contaminazioni contemporanee», da Pärt a Bollani, da Garbarek a Silverstrov, da Metheny a Mansurian, con l’inserimento, cosa rara in una compilation, anche di un brano del trio di Jarrett. Il vinile viene proposto da Verbo essere, l’associazione titolare di «Contaminazioni contemporanee», come strumento di raccolta fondi e prevede anche la realizzazione di una copertina artistica di Stefano Bombardieri limitata a cento copie.

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