Mario Giudici e l’arte di impastare la materia come il pane

ARTE. Nella chiesa parrocchiale di Rova è visitabile fino al 27 luglio la retrospettiva dedicata al pittore scomparso nel 2020 con oltre 40 opere. Per Massimo Cacciari: è un genio autentico.

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Endine Gaiano

Più di quaranta tele del soverese Mario Giudici (scomparso nel 2020), alcune delle quale inedite, sabato scorso hanno trovato un ampio spazio espositivo nella chiesa della Santissima Trinità di Rova, a Endine Gaiano. Il parroco don Ruben Capovilla ha stabilito la collocazione di ogni quadro, introducendo la mostra, con un discorso di poesia in prosa accompagnato dalla musica: c’erano diverse immagini disposte accanto e dietro l’altare, altre intorno alla fonte del battesimo e altre ancora vicino ai muri.

La forza visiva

Le creazioni di Giudici, che si muovono tra i poli dell’astratto e del figurativo, spiccavano nell’ambiente per la pura forza visiva: sono tele potenti, in cui il colore, quasi mai acceso, è mescolato con altri materiali, e in cui elementi diversi convergono a creare un’opera dal carattere perturbante. Ci sono crocifissi, paesaggi del nord, imbarcazioni, baluginii. Non inducono alla calma. Danno, invece, un senso di sbigottimento. Non a caso, in passato, le opere del pittore di Sovere sono state accolte a New York, Berlino, Venezia e Milano.

Armonizza contrasti

Assente per altri impegni, Massimo Cacciari, che era un amico di Giudici e che ne ha sempre apprezzato l’opera, ha voluto che all’inaugurazione della mostra, intitolata «L’arte che grida al cielo», fosse letto un suo messaggio. «La sua semplicità (di Giudici, ndr), la modestia nel suo modo di presentarsi e presentare i suoi lavori, continuano a far velo al loro riconoscimento - ha scritto -. In essi si agita un genio autentico, in cui l’immediatezza dell’ispirazione viene studiata e lavorata. Nulla di ingenuo, nulla di “primitivo”. Mario Giudici sa dar forma - impasta materiali diversi, armonizza contrasti e dissonanze, con la cura e l’attenzione con cui “costruiva” il suo pane. E come del pane si nutriva delle sue opere. Mario Giudici non è l’autodidatta ingenuo di un paese di provincia. In alcuni lavori è stato un grande pittore».

Un’idea della famiglia

L’esposizione endinese, promossa dalla nipote Martina e dalla famiglia, vorrebbe essere un primo passo per riscoprire quest’eredità di arte a sei anni dalla morte del suo autore. La mostra rimarrà aperta, a ingresso libero e sempre alla chiesa di Rova, il 27 luglio dalle 20 alle 22.

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