Pandemia e lutti, un laboratorio Ascoltare il dolore per rinascere
L’infermiera accasciata sulla scrivania diventata simbolo della sofferenza e della lotta al Covid-19

Pandemia e lutti, un laboratorio
Ascoltare il dolore per rinascere

Dalla memoria rinasce il domani. Sembra uno slogan trito e ritrito, e invece nasconde una verità profonda che ora, dopo aver vissuto il dramma della pandemia, si spera impareremo a comprendere.

Esistono vari tipi di memoria, ricordava Massimo Recalcati in un articolo scritto lo scorso anno su Repubblica.it. C’è la memoria-archivio, quella in cui il passato si deposita e basta; la memoria spettrale, l’incubo di un trauma che è impossibile dimenticare. Infine, scriveva, «La terza versione della memoria è forse la più importante e la più paradossale. È la memoria come attributo del futuro. È l’invito che Nietzsche ci rivolge: la memoria non deve ridursi a essere il culto passivo del passato, non genera solo venerazione o orrore, busti e monumenti. Dovremmo invece imparare ad usarla per creare attivamente il nostro avvenire. Il che significa farsi responsabili della memoria. Il passato non è alle nostre spalle come un peso inerte o come un incubo che non riusciamo a cancellare, ma può assumere forme e significati diversi a partire da come viene ripreso attivamente dalla vita mentre essa si sta muovendo verso il proprio avvenire. La memoria non deve semplicemente conservare quello che è già stato, ma deve servire la generatività della vita. Non deve restare impigliata in una paralisi melanconica che non riesce a non guardare se non all’indietro, ma sapersi gettare in un movimento proteso in avanti».

L’appello

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