Pinocchio, l’avventura di diventare umani: sette incontri a cadenza mensile
LA RASSEGNA. Un percorso di riflessione per le famiglie, sul tema del celebre burattino promosso dalla parrocchia di Colognola a Bergamo. Domenica 25 ottobre ci sarà il filosofo Petrosino: tutti noi siamo chiamati a nascere una seconda volta.
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All’inizio del romanzo, si narra di un burattino che fissa il falegname suo creatore con due «occhiacci di legno». Nelle pagine conclusive, però, Carlo Collodi descrive la metamorfosi a cui il protagonista è andato incontro: specchiandosi, Pinocchio vede ora l’immagine di «un bel fanciullo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con un’aria serena e festosa come una pasqua di rose»; il burattino che poco prima egli era stato appare invece inerte, «appoggiato a una seggiola, col capo girato su una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo». Avrà come titolo generale «Pinocchio senza fili – ovvero la vita autentica» un percorso di riflessione per le famiglie promosso a Bergamo dalla Parrocchia di Colognola: gli incontri, a cadenza mensile, coincideranno per i genitori con quelli della catechesi d’iniziazione alla vita cristiana dei figli. Il primo appuntamento, aperto a tutti, sarà domenica 25 ottobre alle 16 presso la chiesa parrocchiale, in via San Sisto: il filosofo Silvano Petrosino, docente emerito dell’Università Cattolica di Milano, affronterà il tema «Pinocchio: l’aggrovigliata avventura di diventare umani»; nell’occasione, il suo intervento sarà accompagnato dalle musiche composte dal figlio Iacopo. Già da tempo Silvano Petrosino ha stabilito un rapporto di collaborazione, su tematiche di carattere educativo e antropologico, con la comunità cristiana di Colognola: un suo dialogo con il parroco don Massimo Maffioletti è recentemente confluito nel volume «Diventare figli» (pp. 88, 10 euro).
La figura del padre
«In questa nostra conversazione – spiega Petrosino –, io e don Maffioletti avevamo preso spunto dalla parabola evangelica “del padre misericordioso”, tradizionalmente nota anche come “parabola del figliol prodigo”. La mia tesi è che la condizione del padre (ma si potrebbe dire anche della madre) non si riduca a un dato biologico o anagrafico: si diviene gradualmente genitori, si impara a esserlo, proprio come si impara a essere figli o figlie. Del resto,tutti noi siamo chiamati a nascere una seconda volta: ad assumere pienamente, con una decisione nostra, i tratti propri della condizione umana. Si tratta di un processo non facile, con un esito non scontato». Anche nelle «Avventure di Pinocchio» - domandiamo - si allude a un tirocinio di questo tipo? «In modo assai evidente, direi. Nella riflessione che condurrò domani a Bergamo, mi soffermerò su quattro episodi chiave del romanzo di Collodi. Il primo è quello di Mastro Ciliegia e di Geppetto, alle prese con uno strano pezzo di legno parlante. Mastro Ciliegia se ne libera rapidamente, donandolo a Geppetto. Quest’ultimo, invece, porta il legno a casa propria e comincia a scolpire la figura di un burattino: non cede alla paura né alla rabbia, quando Pinocchio si mette a canzonarlo e a fargli delle monellerie. Il secondo episodio è quello dell’incontro di Pinocchio con il gatto e la volpe: la promessa di costoro (quella di poter moltiplicare degli zecchini d’oro, seppellendoli nel “campo dei miracoli”) ha delle analogie con il contenuto delle tentazioni di Gesù nel deserto. L’esortazione che il diavolo rivolge a Gesù (“Se sei Figlio di Dio, ordina che questi sassi diventino pane”) corrisponde a una forma di pensiero magico, per cui ci si illude di poter piegare il reale secondo i propri desideri, senza sforzo».
Qualcosa di simile avverrebbe anche nel «Paese dei balocchi»? «Quello di Lucignolo che conduce Pinocchio nel Paese dei balocchi sarà appunto il terzo momento narrativo su cui mi soffermerò domani. La tentazione, in questo caso, è di negare il tempo: di vivere in uno stato di piacere ininterrotto, per cui ogni giorno sarebbe domenica e non ci sarebbe mai bisogno di studiare né di lavorare. L’ultimo punto che toccherò sarà invece la trasformazione di Pinocchio, da burattino di legno in un bambino vero. Anche Geppetto, però, nel finale del romanzo appare cambiato: pure lui, superando le incertezze e le esitazioni di un tempo, è in qualche modo “rinato”, nel suo caso nel ruolo di padre».
Il programma
Ricordiamo qui di seguito i nomi dei relatori e le date dei loro interventi: il 15 novembre («Mastro Ciliegia e Geppetto: due modi di essere padri/genitori») parlerà Franco Nembrini, autore tra l’altro di un commento a «Le avventure di Pinocchio»; il 20 dicembre sarà ospite della parrocchia di Colognola il teologo don Manuel Belli («Il grillo parlante e la voce che dentro non muore»); il 10 gennaio interverrà lo scrittore e giornalista Alessandro Zaccuri («Il gatto e la volpe: i cattivi maestri e l’esperienza del male nel mondo»); il 14 febbraio la studiosa di letteratura e formatrice Adriana Lorenzi («La fata dai capelli turchini: la medicina amara e l’esperienza della grazia»); il 14 marzo Anna Maria Paolini, autrice del saggio «Pinocchio senza fili: la Vita Autentica» (il titolo della riflessione sarà «Il Paese dei balocchi, la società dei consumi e del divertissement come stile di vita»); il 18 aprile, il ciclo si concluderà con una relazione di don Paolo Alliata, direttore del servizio per l’Apostolato biblico dell’arcidiocesi di Milano («In bocca al pesce: dalla morte alla resurrezione passando per l’incontro con il padre Geppetto»).
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