Premio Stresa, Gigi Riva nella cinquina dei finalisti
NARRATIVA. Il romanzo «C’era l’amorea Sarajevo» selezionato dalla giuria dei Critici. Il 25 ottobre l’assegnazione.
Lettura 1 min.Tra le cinque opere finaliste selezionate per l’edizione 2026 del Premio Stresa di Narrativa, che quest’anno festeggia i 50 anni dalla nascita, c’è anche «C’era l’amore a Sarajevo» dello scrittore bergamasco Gigi Riva, edito da Mondadori. Gli altri romanzi selezionati dalla giuria dei Critici del Premio Stresa di Narrativa - composta da Monica Acito, Piero Bianucci, Giosuè Calaciura, Emmanuelle de Villepin e Orlando Perera -, sono: «L’idiota di famiglia» di Dario Ferrari (Sellerio); «La vita giovane» di Mattia Insolia (Mondadori); «Qualcosa che brilla» di Michela Marzano (Rizzoli) e «La ragazzina» di Valeria Parrella (Feltrinelli).
Le cinque opere selezionate, tra le oltre sessanta pervenute, saranno ora sottoposte alla Giuria dei novanta Lettori che, congiuntamente alla Giuria dei Critici, sceglierà il vincitore. La manifestazione è organizzata dall’Associazione Turistica Pro Loco di Stresa Aps, con il patrocinio del Comune. Il Premio sarà consegnato domenica 25 ottobre alle 17 nell’Hotel Regina Palace di Stresa (entrata libera).
La trama
In «C’era l’amore a Sarajevo», a trent’anni dalla fine delle ostilità nella capitale bosniaca, il giornalista e scrittore Gigi Riva racconta di quei mesi un aspetto meno indagato: non la morte, ma la pulsione di vita, i sentimenti profondi che nascono nelle situazioni estreme, gli amori, le amicizie. Un racconto profondamente attuale, perché nelle parole dei testimoni di allora risuonano lampanti analogie con la situazione in Ucraina o a Gaza. O in tutti i luoghi dove c’è sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Protagonista del romanzo è Carlo, inviato speciale in zone di guerra. Per lui i 1425 giorni dell’assedio a Sarajevo sono stati un crocevia emotivo senza paragoni, un intreccio di paure ma ancor più di urgenza di vivere. E così, mentre si mette in viaggio per raggiungere la capitale bosniaca e chi insieme a lui ha vissuto giorni tanto fatali per l’Europa, ripercorre i tre viaggi che nel corso degli anni l’hanno riportato in quella terra così vicina eppure così lontana, culla, prima della guerra, di una cultura cosmopolita e inclusiva e poi, anno dopo anno, simbolo di un tradimento dell’idea stessa di convivenza tra diversi. Arrivare in città sarà ritrovare se stesso, ma soprattutto chi – conoscenti e amici, tra cui Jagoda, la ragazza di un amore controverso e non consumato – ha vissuto con lui una incredibile notte in un bar, una festa segreta che fu un grido di vita e nello stesso tempo di ribellione contro l’aggressione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA