«Volti della memoria»: un docufilm di Nacci dedicato agli artisti

L’ultimo lavoro del regista sarà presentato lunedì 24 gennaio alla Permanente di Milano: 11 interviste sul mondo dell’arte.

Tre giorni di riprese senza sosta, quaranta ore di filmato, un lungo lavoro di ascolto e di selezione del materiale condensato in 35 minuti di parlato. Sarà presentato oggi alla Permanente di Milano, in anteprima assoluta, «Volti della memoria», l’ultimo lavoro del regista e musicista Alberto Nacci.

Il docufilm della durata di 50 minuti è stato realizzato nell’ambito di «Sinonimi di memoria. Arte per la consapevolezza», un progetto, a cura di Sara Montani in collaborazione con la Commissione artistica della Permanente, che impiega più linguaggi espressivi per elaborare riflessioni sui temi della libertà e della memoria. «L’obiettivo del mio lavoro era la realizzazione di un docufilm sul tema della memoria, e in particolare sulla memoria degli artisti – spiega Nacci -. Per questo ho coinvolto 11 artisti, tutti di una certa età, e tutti della Permanente. In tre giorni di lavoro molto intenso, fino a dieci ore di riprese per volta, li ho sollecitati con nove domande che spaziavano da come si è evoluto il mondo dell’arte, come è cambiato nel tempo il rapporto tra gli artisti stessi, o ancora, qual era e qual è il ruolo della donna nell’arte. Gli artisti, dotati tutti di una grande lucidità, nonostante la loro età avanzata, si sono mossi all’interno di un filo storico che partiva dalla loro giovinezza, un momento importante della loro vita perché hanno convissuto con la guerra e la limitazione della libertà, per arrivare fino ad oggi».

Il docufilm di Nacci è inserito in un progetto che si incentra sulla rassegna personale dell’artista italo-israeliana Sabina Schkolnik Saad : «Il mio lavoro però – ci tiene a sottolineare il regista – non è un docufilm sulla Shoah, ma sulla memoria degli artisti, di come hanno vissuto la loro vita sperimentando prima la negazione della libertà fino al momento della loro massima potenzialità di espressione».

Come tutti i lavori di Nacci anche in questo la musica riveste un ruolo importante: «Le opere non vanno descritte, vanno interrogate – spiega Nacci citando la riflessione fatta da uno degli artisti protagonisti del film –. Per questo ho cercato 11 brani musicali, uno per ogni opera degli artisti presentata, le cui vibrazioni facessero arrivare allo spettatore il desiderio di interrogare, in modo personale, ciascuna delle opere d’arte. Opere che fanno tutte parte della collezione del Museo della Permanente». La musica dunque come viatico di quelle sensazioni che sono appartenute all’artista al momento della creazione: «Ogni opera mi ha regalato delle suggestioni che io, a mia volta, ho cercato di far giungere attraverso la musica agli spettatori. “Volti della memoria” – conclude – vuole essere un film che ha il valore di un documento storico per le preziose testimonianze sull’evoluzione del mondo dell’arte negli ultimi decenni. Una testimonianza preziosa anche per le giovani generazioni».

«Volti della memoria» è l’ultimo di una lunga serie di produzioni realizzate da Nacci in questi anni che mirano a far dialogare gli artisti, il loro lavoro e le loro opere con un sapiente gioco di musica e di luce. Tanti i riconoscimenti che sono stati attribuiti al regista, e musicista, bergamasco di adozione. Soltanto l’anno scorso gli sono arrivati dagli Usa, dal Regno Unito e da Singapore, oltre che dall’Europa e dall’Italia. Il prossimo appuntamento di Nacci è per il 23 febbraio, a Madrid, per la proiezioni in anteprima del suo film sul compositore spagnolo Luis de Pablo.
Tiziana Sallese

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