A2A «distribuisce» 160 milioni: la nuova sede apre entro l’estate
IL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ. Il valore generato per il territorio nel 2025. Mazzoncini: Bergamo laboratorio europeo di decarbonizzazione urbana
Lettura 2 min.Un’impresa, lo dice il nome, «prende» dal territorio. Ma, specie in tempi nei quali s’invoca una maggior responsabilità sociale, ha anche il dovere di restituire.
Così, nel 2025 A2A ha «distribuito» in Bergamasca oltre 160 milioni di euro: 113 milioni come ordini a 173 fornitori locali, 40 milioni per il costo lavoro (sono 416 i dipendenti locali, con 65 assunzioni nel corso dell’anno), 3,8 milioni in forma di dividendi, altri 3,7 milioni tra imposte, canoni e concessioni, infine 137.500 euro per sponsorizzazioni ed erogazioni liberali. È tra le pieghe di queste voci, ad esempio, che s’inseriscono i 40,8 milioni di investimenti per lo sviluppo di impianti, infrastrutture e servizi, che hanno permesso di superare quota 100 chilometri di rete del teleriscaldamento (con l’84% del calore prodotto tramite fonti non fossili, compreso il recupero dei «cascami termici» del termovalorizzatore di Dalmine), di contribuire al raggiungimento del 78,5% di raccolta differenziata in città, al posizionamento di 50 postazioni di «cestini intelligenti» e molto altro ancora. Entro l’estate, inoltre, sarà inaugurata la nuova sede in via Zanica, nell’ambito della trasformazione dell’ex Centro Servizi.
Se n’è parlato giovedì, allo Spazio Daste, in occasione della presentazione dell’undicesimo bilancio di sostenibilità territoriale di Bergamo. A snocciolare numeri e idee è Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A, che tocca poi parecchi punti, dalle recenti gare vinte in città per la gestione dei rifiuti e l’illuminazione («Bandi tosti, ma siamo contenti dei risultati») e fino all’impegno per la decarbonizzazione («La riqualificazione energetica di oltre 160 edifici comunali consentirà di tagliare la CO2 del 60%») e al potenziale dei rifiuti («Con l’energia prodotta dai termovalorizzatori bergamaschi serviamo l’equivalente di 25mila famiglie»).
Con una sintesi, dice Mazzoncini, «Bergamo è diventata un laboratorio europeo di decarbonizzazione urbana». «È l’impegno che abbiamo preso con il Climate City Contract», ricorda la sindaca Elena Carnevali, citando l’insieme di azioni per centrare la «neutralità climatica» entro il 2030.
Se A2A ha scelto per se stessa la definizione di «life company», il riflesso concreto deve essere nella capacità di incidere positivamente anche a livello sociale: «I dipendenti sono il nostro terzo azionista – è la metafora di Mazzoncini, riferendosi al fatto che i primi due sono i Comuni di Milano e Brescia -: abbiamo distribuito complessivamente 80 milioni di dividendi, ma anche 80 milioni in welfare aziendale». «Il ruolo delle imprese sta diventando sempre più rilevante – aggiunge Roberto Tasca, presidente della multiutility -, perché hanno risorse e capacità d’azione: è importante mantenere una costante attenzione alle nostre comunità di riferimento».
Gli altri temi trattati
Parecchi gli argomenti sul tavolo. Oltre l’energia e l’ambiente, il dibattito è stato catalizzato dalle prospettive demografiche e socio-economiche, attraverso la bussola di alcuni studi. Un sondaggio realizzato da YouTrend – e illustrato dal direttore Lorenzo Pregliasco – mostra come il 55% delle piccole e medie imprese sia preoccupato dalla «carenza di talenti». Ma perché si rifiuta un lavoro? Il 69% dei giovani lo fa se lo stipendio non è considerato adeguato, mentre al primo posto c’è il «work life balance».
E in Bergamasca – secondo l’indagine condotta da The European House – Ambrosetti – le principali sfide per le aziende sono il «mismatch» tra domanda e offerta di lavoro e l’emigrazione di cervelli. «La competitività dei territori si gioca sulla demografia – riflette Carnevali -. L’investimento sui servizi è fondamentale, è ciò che determina la conciliazione tra vita e professione. L’accesso alla casa è un tema determinante: non può essere in capo solo alle amministrazioni locali, serve un incontro tra il pubblico e il privato». «Le aziende cercano lavoratori, ma ci sono giovani che non cercano lavoro – ragiona Oscar Pasquali, amministratore delegato di Generation Italy, fondazione promossa da McKinsey -: bisogna attivare maggiormente gli inattivi, attraverso nuove competenze».
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