Colf e badanti in calo, ma c’è più bisogno: «Sgravi per contrastare il lavoro nero»
I DATI INPS. Nel 2025 in Bergamasca i lavoratori domestici con contratto regolare erano 10.616, in calo del 2,1% rispetto all’anno prima. I sindacati: «Costi e organizzazione pesano sulle famiglie».
Lettura 2 min.La fluttuazione è minima, eppure i bisogni si moltiplicano senza sosta. Di anno in anno, la fotografia del lavoro domestico regolare consegna ormai un’apparente contraddizione. Nel 2025, secondo i nuovi dati dell’Inps, in Bergamasca si contavano 10.616 occupati, in lieve calo (-2,1%, 233 in meno) rispetto alle 10.849 del 2024. È uno stillicidio costante, che ha ormai vanificato l’apparente boom segnalato tra il 2020 e il 2021, quando si arrivò a sfiorare le 14mila professioniste (il tema va declinato al femminile, visto che la maggioranza degli addetti è donna), ma era l’effetto di una sanatoria per far emergere il sommerso. Più nel dettaglio, lo scorso anno in Bergamasca operavano 6.058 badanti e 4.558 colf: dal 2020 le badanti sono un numero ormai stabile attorno alle 6mila unità, mentre le colf hanno intrapreso una parabola discendente che non sembra fermarsi. Tra chi conosce questo mondo, si stima che esista poi una platea equivalente «reclutata» in nero.
«Lo Stato assente»
Simona Paris, responsabile della delegazione bergamasca dell’Assindatcolf, l’Associazione dei datori di lavoro domestico, parte da un’evidenza: «La fotografia scattata dall’Inps conferma una tendenza che osserviamo da tempo a livello nazionale: il lavoro domestico regolare continua a diminuire. Un fenomeno che non può essere interpretato come una riduzione del bisogno di assistenza». Ci sono alcuni nodi, dalla vulnerabilità economica delle famiglie alla complessità nel reperire le figure adatte. «L’allungamento dell’aspettativa di vita dovrebbe rappresentare una grande conquista sociale. Tuttavia, in assenza di un sistema adeguato di sostegno alla cura, rischia di trasformarsi in una difficoltà crescente per le famiglie.
«Oggi il lavoro nero rappresenta ancora oltre la metà del settore e, senza interventi adeguati, il rischio è che il divario tra la crescente esigenza di assistenza e l’occupazione regolare continui ad ampliarsi, scaricando sulle famiglie l’intero peso economico e sociale della non autosufficienza»
Se il fabbisogno rimane elevato mentre il lavoro regolare diminuisce, significa che sempre più nuclei familiari si trovano a gestire autonomamente i bisogni di cura, assumendosi un carico organizzativo, economico ed emotivo sempre più pesante. Parallelamente, continua a pesare il ricorso al lavoro irregolare, spesso favorito dagli elevati costi – rimarca Paris -. Il grande assente resta lo Stato. Da anni chiediamo una revisione del sistema che riconosca il valore sociale del lavoro domestico e dell’assistenza familiare. Servono misure concrete di sostegno economico alle famiglie, attraverso agevolazioni più efficaci e strumenti strutturali che rendano il lavoro regolare più conveniente rispetto a quello sommerso. Oggi il lavoro nero rappresenta ancora oltre la metà del settore e, senza interventi adeguati, il rischio è che il divario tra la crescente esigenza di assistenza e l’occupazione regolare continui ad ampliarsi, scaricando sulle famiglie l’intero peso economico e sociale della non autosufficienza».
Costi e competenze
Orazio Amboni, del Dipartimento Welfare della Cgil, approfondisce alcuni dettagli: «Tra il 2016 e il 2025 le colf di nazionalità italiana passano dal 32% al 40% del totale; al contrario, le badanti di nazionalità straniera scendono dall’87% all’82%. Certamente una parte delle badanti straniere ha acquisito la nazionalità italiana modificando così il profilo delle nazionalità, ma è un elemento significativo l’incremento del tasso di attività femminile italiano nel lavoro domestico. Il problema più rilevante è comunque la flessione delle occupate, proprio mentre aumentano le necessità». «Pur essendo più economica dell’ingresso in Rsa, per le badanti la questione dei costi è predominante», ribadisce Giacomo Meloni, segretario generale della Fnp Cisl Bergamo, «insieme alla difficoltà di reperimento delle badanti e alle competenze professionali, soprattutto a fronte dell’aggravarsi delle patologie degli anziani. Possiamo stimare che esista un numero analogo di irregolari: estendere la deduzione in dichiarazione dei redditi per chi assume regolarmente un’assistente familiare è un modo per scoraggiare il nero».
Per Giacomo Ricciardi, segretario generale della Uil Pensionati Bergamo, «questo è uno dei problemi più sentiti: per una badante convivente il costo si aggira sui 1.850 euro mensili, una non convivente solo per il fine settimana costa 887 euro al mese per 16 ore. Come fa un pensionato a sostenere questi oneri? Cerchiamo di dare informazioni ai nostri iscritti e a orientarli verso le agenzie e le cooperative: il lavoro irregolare è una strada rischiosa, da non percorrere».
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