Come Hormuz ha stravolto in poco tempo il trasporto merci
L’ANALISI. Ante guerra ci transitavano 60 navi: ora 10. I costi dei noli sono aumentati anche fino a 20 volte. «Italia penalizzata: l’export in Medio Oriente cresceva».
Lettura 1 min.Le tensioni nello Stretto di Hormuz non fanno dormire sonni tranquilli alle imprese della logistica, sia per i transiti, sia per il traffico dei container che ne escono stravolti. E le conseguenze si fanno sentire su ricavi e margini. A delineare il (poco felice) quadro è il report «Le compagnie di navigazione: un’analisi economico-finanziaria», a cura del centro studi Fedespedi, la Federazione nazionale delle imprese di spedizioni internazionali. Sotto la lente ci sono i i bilanci 2025 e del primo trimestre 2026 delle 10 maggiori compagnie di navigazione merci.
Calo dei fatturati
Un dato su tutti: se prima del conflitto tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra, lo Stretto di Hormuz era attraversato da una media di 60 navi al giorno, nel primo trimestre dell’anno si è registrato un crollo a 10 navi al giorno (meno 83%). Più in generale, «i volumi continuano a crescere - come afferma il presidente di Fedespedi, Alessandro Pitto - ma l’eccesso di capacità disponibile e il calo dei noli stanno riducendo i margini di profitto delle compagnie, riportandoli su livelli più fisiologici». Tanto che, già l’anno scorso, le 10 «big» della logistica hanno registrato un calo dei fatturati compreso tra il meno 2% della francese Cma-Cgm e il meno 26,6% della taiwanese Yang Ming. A incidere è soprattutto l’aumento dei costi dei noli, che, spiega Pitto, «è salito di 10 volte rispetto alla situazione pre-guerra (considerando anche altri conflitti come quello in Ucraina, ndr). Nei momenti peggiori, gli incrementi sono arrivati fino a 20 volte». È anche cambiata la geografia delle rotte marittime: le esportazioni europee verso i principali mercati sono leggermente diminuite, «anche a causa della stagnazione della nostra produzione industriale», mentre le tratte da e per la penisola araba si sono nettamente contratte.
«Fino al 2025 il Medio Oriente è stato uno dei mercati in cui il nostro export cresceva più rapidamente». Anche le stime sul traffico mondiale di container dovranno essere riviste al ribasso: «L’aumento del 4,4% ipotizzato dal Fmi è difficilmente raggiungibile, date le condizioni attuali. Ci aspettiamo una diminuzione dei flussi nel secondo e quarto trimestre».
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