Elettricità e gas trainano l’inflazione. Per le famiglie salasso da 959 euro all’anno
I DATI ISTAT. Il carovita torna ai livelli del 2023, pesa l’instabilità in Medioriente. Crescono anche le spese per i mezzi di trasporto privati, in controtendenza solo viaggi ed elettrodomestici.
Lettura 3 min.Ritorno al passato. Forse, pure un ritorno al futuro: perché l’inflazione ha ripreso a galoppare su livelli che in Bergamasca non si registravano da quasi tre anni, e la sensazione, concretissima, è che la corsa possa proseguire ancora. La conferma, oltre l’esperienza quotidiana, l’ha annotata l’Istat nei giorni scorsi diffondendo le nuove rilevazioni sull’andamento dei prezzi nelle diverse province d’Italia: in Bergamasca ad agosto 2026 l’inflazione su base annua si è attestata al 3,2%; per individuare un valore più alto tocca tornare a settembre del 2023, quando si viaggiava a quota 5%. Allora si trattava dell’onda lunga dell’invasione russa in Ucraina, che aveva fatto gonfiare l’indicatore sino al 10% (il record fu raggiunto a novembre 2022, a circa nove mesi dallo scoppio del conflitto); ora è soprattutto l’effetto dell’instabilità in Medio Oriente, rinfocolata dall’azione militare di Usa e Israele contro l’Iran a febbraio 2026.
L’inflazione, ha spiegato l’Istat a corredo dei numeri, è «sostenuta dall’andamento dei prezzi dei beni energetici»: gas, elettricità e carburante fanno da traino all’indice generale, perché «nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua a essere moderata». Magrissima consolazione: Bergamo è appena al di sotto della media nazionale, arrivata al 3,3%.
Di fronte, ora, ci sono le stagioni più vulnerabili: l’inizio dell’autunno e soprattutto l’arrivo dell’inverno porteranno alla riaccensione del riscaldamento. Altri oneri da mettere nel bilancio familiare: e se l’energia proseguirà questo trend, sarà complicato far quadrare i conti. Lo insegna un precedente ancora fresco, proprio ciò che è accaduto tra il 2022 e il 2023.
Il trend
Nel frattempo, non si scorgono inversioni di tendenza. Anzi. A febbraio 2026, praticamente all’inizio dell’escalation più recente, l’inflazione annua in Bergamasca era all’1,6%: ora è appunto al 3,2%, e nel giro di sei mesi è sostanzialmente raddoppiata la «velocità» di aumento dei prezzi rispetto alla situazione su base annua. L’ultima variazione su base mensile – il confronto cioè tra luglio 2026 e agosto 2026 – è invece pari allo 0,6%; in questo caso, c’era stata una fiammata peggiore ad aprile (1,1%).
Salgono elettricità e gas
La panoramica dell’Istat consente di entrare più nel dettaglio. Sempre con riferimento alla variazione annua dei prezzi, non stupisce la voce più salata: è ovviamente la categoria del paniere che comprende «elettricità, gas e altri combustibili», in rialzo del 14,2% rispetto agli standard di agosto 2025. Conseguenza pressoché diretta è il secondo posto, con le spese di «utilizzazione di mezzi personali di trasporto» (l’auto privata, in pratica) rincarate dell’11,5%. Ed è bene sperare di non avere alcun guasto in casa, perché a completare il podio ci sono i costi per «manutenzione, riparazioni e sicurezza dell’abitazione», lievitati del 5,6%.
Ristorazione e affitti
A punteggiare la panoramica ci sono altri elementi tipici della quotidianità: i servizi di ristorazione costano il 5,3% in più di un anno fa, i canoni d’affitto effettivamente pagati (non le quotazioni delle offerte sul mercato) il 4,7% in più. Stupisce, ma evidentemente è un effetto del particolare paniere scelto dall’Istat, che i prezzi dei prodotti alimentari risultino in calo dello 0,3% in confronto a dodici mesi fa: difficile, per il consumatore medio, trovare corrispondenza con lo scontrino della spesa di tutti i giorni. Tant’è che alcune recenti «prove sul campo» – simulando cioè la stessa spesa a distanza di un anno – hanno indicato un rialzo attorno al 6%.
Per alcuni prodotti, dice l’Istat, i prezzi paiono però abbassarsi (seppur di poco). Ad esempio, ecco spuntare il -2,4% per gli elettrodomestici e il -4,8% per i viaggi all inclusive, ma sono giusto poche eccezioni.
L’impatto
E il conto, alla fine, è comunque pesante. Partendo sempre dai dati Istat, l’Unione nazionale consumatori ha aggiornato la consueta classifica delle province più «rincarate» e l’impatto in termini economici. Bergamo si colloca al 17° posto di questa graduatoria tra le varie zone d’Italia: per una famiglia-tipo della terra orobica, l’attuale livello di inflazione si traduce in extra-costi pari a 959 euro annui, equivalenti a un’ottantina di euro al mese. In Lombardia fanno peggio le province di Lecco (7° posto nazionale: inflazione al 3,6%, extra-costi per 1.024 euro), Como (8° posto nazionale: inflazione al 3,4%, extra-costi per 1.019 euro) e Pavia (13° posto nazionale: inflazione al 3,3%, extra-costi per 989 euro), mentre il primato nazionale spetta a Rimini (inflazione al 3,9%, extra-costi per 1.128 euro). Più in generale, la Lombardia è la quarta regione italiana più colpita dalla spirale dei prezzi: il balzo nel giro di dodici mesi è pari al +3,1%, le famiglie devono spendere 907 euro in più per comprare le stesse cose di un anno fa.
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