Eni, più distributori a secco. A Bergamo insegne spente per protesta
LA CARENZA DI CARBURANTE. Tanti cartelli di «esaurito» a causa delle difficoltà di approvvigionamento. E l’azienda convoca i gestori bergamaschi.
Lettura 1 min.Lunedì 26 ottobre all’alba, l’arrivo delle autocisterne ha dato un po’ di tregua a gestori e automobilisti. Ma sono ancora parecchie le stazioni di servizio che ciclicamente restano a secco, soprattutto di gasolio. La criticità maggiore è tra quelle a marchio Eni: «Una trentina di queste hanno un problema che si ripete in maniera costante e frequente – stima Renato Mora, presidente del Gruppo Benzinai di Confcommercio Bergamo e consigliere nazionale della Federazione italiana dei gestori degli impianti stradali di carburante –, con il prodotto esaurito e attese per i rifornimenti». Insieme rappresentano più della metà dei circa 50 punti vendita Eni in Bergamasca, circa un decimo di tutti i distributori.
Già da martedì 27 ottobre resteranno accese: la società ha convocato una delegazione dei benzinai bergamaschi per un incontro il prossimo martedì a Milano, e come segno distensivo la mobilitazione è stata sospesa
Durante il weekend, il cartello «esaurito» campeggiava soprattutto nell’hinterland: «Da Boltiere a Dalmine non c’era gasolio – racconta Mora –, e tra Dalmine e Bergamo abbiamo contato almeno quattro distributori con il prodotto terminato». Intanto, ieri sera s’è attivata un’iniziativa silenziosa ma simbolica: gli impianti Eni hanno spento le insegne luminose in segno di protesta contro gli approvvigionamenti a singhiozzo. Ma già da martedì 27 ottobre resteranno accese: la società ha convocato una delegazione dei benzinai bergamaschi per un incontro il prossimo martedì a Milano, e come segno distensivo la mobilitazione è stata sospesa. «Il rischio è che la situazione si diffonda ad altri marchi – avverte Mora –, innescando una reazione a catena». Alla base c’è il boom di domanda legata al «price cap»: Eni è stata la prima compagnia a varare un tetto ai prezzi, e così c’è stata un’impennata di clientela che ha portato a finire più in fretta del solito le scorte di benzina e diesel delle stazioni di servizio.
In Bergamasca circa l’85% dei distributori propone la benzina con un prezzo inferiore ai 2 euro (la soglia scelta dagli operatori che hanno lanciato il price cap, inducendo un riallineamento anche in parte della concorrenza), mentre solo il 24% ha mantenuto il diesel al di sotto dei 2,20 euro
Analizzando gli ultimi dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, in Bergamasca circa l’85% dei distributori propone la benzina con un prezzo inferiore ai 2 euro (la soglia scelta dagli operatori che hanno lanciato il price cap, inducendo un riallineamento anche in parte della concorrenza), mentre solo il 24% ha mantenuto il diesel al di sotto dei 2,20 euro (la prima asticella introdotta, poi sforata da molti dopo il rialzo delle accise): proprio Eni è la «bandiera» che ha i listini più bassi per il gasolio, il fattore principale che spiega il picco di domanda e la conseguente carenza.
La filiera, secondo Mora, non ha saputo tenere il passo: «Non avere consegne regolari è un problema tanto per i gestori quanto per gli automobilisti».
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