Impennata delle pensioni a Bergamo, conto da oltre 7 miliardi. «Sistema sotto stress»
I DATI INPS. La spesa previdenziale in Bergamasca galoppa: in nove anni su quasi del 43%. Il numero degli assegni cresciuto solo dell’8,2%. «Va difeso il potere d’acquisto».
Lettura 3 min.In metafora, è l’«azienda» di gran lunga più importante della Bergamasca: conta circa 300mila «dipendenti» e muove un giro d’affari di oltre 7 miliardi di euro. Qui come altrove, l’impennata delle pensioni mette alla prova la sostenibilità dell’intero sistema, soprattutto se si guarda alle tante incognite demografiche del futuro.
L’analisi
Nel 2025, infatti, la spesa complessiva per le prestazioni previdenziali e assistenziali erogate dall’Inps in provincia di Bergamo ha raggiunto quota 7 miliardi e 150 milioni di euro: un incremento continuo che in poco meno di un decennio ha visto una crescita del 42,9%, visto che nel 2016, ci si attestava a circa 5 miliardi di euro. L’andamento non è lineare, ma influenzato dalla combinazione tra demografia (l’invecchiamento), legislazione (la normativa sulle pensioni) e fenomeni congiunturali (ad esempio, l’inflazione alle stelle): mediamente le uscite sono salite di 239 milioni di euro annui, all’interno di una forbice tra i +102 milioni del drammatico 2020 (la pandemia provocò la gran parte delle vittime tra persone in età da pensione) e i +533 milioni del 2023 (per l’impatto della rivalutazione dei «cedolini», al picco dell’inflazione). L’ultimo miglio racconta che tra il 2024 e il 2025 il «conto» s’è rimpinguato di altri 192 milioni di euro, +2,8%.
Nel 2025, infatti, la spesa complessiva per le prestazioni previdenziali e assistenziali erogate dall’Inps in provincia di Bergamo ha raggiunto quota 7 miliardi e 150 milioni di euro: un incremento continuo che in poco meno di un decennio ha visto una crescita del 42,9%, visto che nel 2016, ci si attestava a circa 5 miliardi di euro
Pensioni e pensionati
La spesa totale corre molto più veloce rispetto al numero delle pensioni. Nel 2025 in Bergamasca erano in vigore 411.664 assegni (per 297.845 persone: un cittadino può cumularne più d’uno), nel 2016 erano 380.615: in nove anni se ne sono aggiunti 31.049, un balzo «solo» dell’8,2% (+1% tra 2024 e 2025). La spesa avanza a ritmo più sostenuto principalmente perché chi giunge oggi al traguardo percepisce un importo spesso superiore a chi andava in quiescenza un tempo (almeno sulla carta, non comparandolo al potere d’acquisto) e perché c’è l’indicizzazione automatica all’inflazione (più è alto quest’indicatore e più lo scatto è cospicuo), seppur non tutte abbiano un aggiornamento pieno.
Nel computo l’Inps include ogni tipologia di trattamento pensionistico, da quelli di vecchiaia legati a quanto è maturato lavorando (256mila assegni che «cubavano» quasi 5,7 miliardi di euro nel 2025) a quelli di reversibilità (77mila, 888 milioni), passando per quelli di invalidità (9.268, 132 milioni), indennitarie per infortuni sul lavoro o malattie professionali (13mila, 100 milioni) e assistenziali per chi versa in particolari condizioni di svantaggio (oltre 56mila, 359 milioni).
I pensionati vivono però una situazione difficile: la spirale dell’inflazione colpisce prevalentemente i percettori di redditi fissi, e siamo molto preoccupati dalle prime anticipazioni della legge di bilancio, che non dà risposte adeguate
I sindacati: serve equilibrio
Tema sempre caldo, quello delle pensioni. Specialmente in fase di messa a punto della manovra. «In questi anni sono aumentate proporzionalmente di più le prestazioni assistenziali, mentre il grosso della crescita della spesa è dovuto al meccanismo della perequazione. Il sistema comunque regge, anche se è sotto stress da diversi anni – premette Giacomo Pessina, segretario generale dello Spi Cgil Bergamo –. I pensionati vivono però una situazione difficile: la spirale dell’inflazione colpisce prevalentemente i percettori di redditi fissi, e siamo molto preoccupati dalle prime anticipazioni della legge di bilancio, che non dà risposte adeguate. Tra l’altro, le scelte fiscali recenti legate alla tassazione degli aumenti hanno penalizzato i pensionati, erodendo di fatto gli incrementi».
E per i giovani, che si può fare? «Proponiamo una pensione di garanzia – risponde Meloni –, con interventi pubblici che coprano i periodi di discontinuità lavorativa legata alla precarietà delle nuove generazioni»
La Fnp Cisl Bergamo, spiega il segretario generale Giacomo Meloni, chiede «che le pensioni vengano tutte rivalutate all’inflazione, per salvaguardare il potere d’acquisto: si stima (il calcolo è di Itinerari Previdenziali, ndr) che tra il 2012 e il 2025 si siano persi complessivamente 20-25mila euro di reddito pensionistico a testa». E per i giovani, che si può fare? «Proponiamo una pensione di garanzia – risponde Meloni –, con interventi pubblici che coprano i periodi di discontinuità lavorativa legata alla precarietà delle nuove generazioni».
Se è vero che il bilancio dell’Inps s’appesantisce costantemente, «non si può però pensare di spostare ancora più in là l’asticella dei pensionamenti – ribadisce Pasquale Papaianni, coordinatore territoriale della Uil Bergamo –. Le novità sulla “finestra” trimestrale sembrano trasmettere solo ansia, anziché accompagnare all’uscita dal lavoro. E per mitigare il carovita occorre ripensare anche all’impostazione delle addizionali comunali e regionali sull’Irpef, da rimodulare con maggiore progressività».
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