La bici tra sport, industria e storia: il Museo Bianchi apre le porte

IL DEBUTTO. Taglio del nastro alla grande azienda della bicicletta. A fare gli onori di casa l’ad Tony Grimaldi: «Custodiamo il passato guardando anche al futuro». E annuncia investimenti nell’alta gamma.

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La porta d’ingresso riporta direttamente a fine Ottocento, tra le mura della prima bottega di via Nirone a Milano. Comincia da qui il percorso del nuovo Museo Bianchi, per una storia aziendale che è la storia del costume italiano. In via Nirone si trovava infatti la prima «officina meccanica Edoardo Bianchi», dedicata alla riparazione delle biciclette, il cui ingresso è ricostruito con cura e funge da soglia per entrare in un museo che arriva fino agli ultimi ritrovati tecnologici. Mercoledì 28 ottobre l’inaugurazione per mano di Tony Grimaldi, da quattro mesi alla guida dell’azienda presieduta dal padre Salvatore e di proprietà della famiglia dal 1997. «Questo museo – ha detto l’amministratore delegato – custodisce il nostro passato industriale, sportivo e culturale, ricordandoci al contempo la responsabilità verso il futuro».

Bianchi è nata a Milano, si è spostata negli anni ’70 a Treviglio «e questa città è ormai parte essenziale della nostra identità: il legame va oltre la semplice fabbrica, è un’unione fondata sulle persone, sulle famiglie e sulle competenze che hanno fatto grande la nostra storia», ha aggiunto Grimaldi.

«Tradizione gloriosa»

Lo stabilimento, ha proseguito il sindaco Juri Imeri, «racconta una tradizione gloriosa e al tempo stesso trasmette una direzione proiettata in avanti». Oltre a rappresentare, per il territorio, «un’opportunità straordinaria di attrattività turistica, culturale e scolastica, inserita pienamente nella rete museale cittadina». Camminare nelle sale è un viaggio nella memoria industriale italiana, quando anche gli attrezzi erano prodotti dalle aziende stesse. Ecco dunque chiavi inglesi, stampi per sellini, trapani a colonna, tutto a marchio “Bianchi”. E i loghi che hanno attraversato il tempo, le affascinanti pubblicità di inizio secolo. Poi, la stanza dei campioni: alle pareti corrono le immagini e le memorie degli atleti che hanno fatto sognare generazioni di appassionati, mentre di fronte trovano spazio le loro biciclette originali. Si leggono i nomi di Gianni Bugno, Moreno Argentin, Felice Gimondi, Gian Ferdinando Tomaselli solo per citarne alcuni. E Julien Absalon, con la mountain bike che ha vinto il Mondiale 2004 sporca ancora del fango di una gara bagnata. Tutte, o quasi, del mitico colore celeste Bianchi. Con due evidenti eccezioni: la bici giallo-azzurra di Marco Pantani e quella rosa evidenziatore di Mario Cipollini, sfoggiata in una cronometro notturna.

I pezzi rari

Tra i pezzi più rari spicca il modello realizzato nel 1915 per i Bersaglieri, dotato di doppio ammortizzatore: «Possiamo considerarla la prima mountain bike della storia», ha osserrvato Grimaldi. Il percorso si conclude infine con il nuovo factory outlet aziendale. A livello aziendale, «Bianchi» si trova in una fase di cambiamento, ha spiegato l’amministratore delegato parlando con i giornalisti al termine dell’inaugurazione. La rotta tracciata prevede di riorganizzare e semplificare. Per traghettare lo storico marchio oltre le secche di una congiuntura di settore che vede un periodo di stanca dopo il boom di vendite nel periodo Covid. Una stagnazione attesa a terminare, riferisce Grimaldi, nel 2027.

«2026, anno di transizione»

«Negli anni passati abbiamo investito molto e in troppi segmenti – ha spiegato l’ad –. Ora dobbiamo rifocalizzarci sul nostro core business: corsa, performance e alta gamma». Una strategia che ridimensiona l’impegno sulle fasce medio-basse, mentre accelera su comparti in forte espansione come il gravel e l’e-bike di alto livello.

Sul piano dei conti, il 2026 riflette la fase di transizione: le stime indicano ricavi poco al di sotto dei 100 milioni di euro, a fronte dei circa 110 milioni del 2025. Un assestamento gestito con un organico di 180 dipendenti e accompagnato da una riorganizzazione logistica e produttiva. Il museo, allestito anche grazie al sostegno di un bando di Regione Lombardia, è accessibile al pubblico negli orari d’ufficio, direttamente dall’ingresso dello stabilimento in via delle Battaglie.

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