L’export delle «piccole» soffre negli Usa. «Fase complessa, ma gli artigiani reggono l’urto»
REPORT CONFARTIGIANATO . Le Pmi accusano il colpo soprattutto nei settori moda, mobili, alimentare e meccanica. Vendite in calo a due cifre verso il Medio Oriente.
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L’estate 2026 scorre sotto il segno di un’instabilità che non concede tregua al tessuto produttivo, stretto tra l’escalation dei costi energetici e le turbolenze sulle rotte commerciali. Il 38° report nazionale di Confartigianato – che non a caso porta il titolo «Navigare nell’incertezza» - delinea un quadro macroeconomico in cui la resilienza delle imprese deve fare i conti con un Pil nazionale che nel 2026 si prevede crescerà solo dello 0,5%, il valore più basso nell’Ue.
A pesare è soprattutto l’energia: il prezzo del gas ha subìto un rincaro del 37%, mentre l’elettricità all’ingrosso è aumentata del 12,5%. L’Italia sconta una dipendenza critica, importando oltre metà del gasolio raffinato (56,6%) dai paesi del Golfo, proprio mentre la crisi di Hormuz minaccia la stabilità delle forniture.
In questo scenario, la Lombardia conferma il suo ruolo di pilastro economico, pur mostrando i primi segnali di logoramento. Nel 2025, la crescita del Pil regionale si è fermata allo 0,3%, con un’inflazione a maggio 2026 attestata al 3%, leggermente sotto la media nazionale. Se l’occupazione tiene con un tasso del 70,3%, è il lavoro autonomo a segnare la dinamica più vivace con un incremento del 14,3%, il più alto tra le grandi regioni italiane. Tuttavia, l’export manifatturiero regionale ha iniziato a flettere (meno 0,8% nel primo trimestre 2026), zavorrato dal calo delle vendite verso mercati chiave come Usa (meno l’8,4%) e Medio Oriente (meno 12,9%). Non mancano i primati: la Lombardia è in vetta nell’Ue per imprese femminili e domina il mercato del gelato con 1.587 laboratori.
Il quadro in Bergamasca
Ma è il focus sulla provincia di Bergamo a restituire l’immagine più nitida delle difficoltà che vive la manifattura. Nel primo trimestre 2026 il territorio orobica ha registrato una contrazione delle esportazioni del 6,7%. Al netto del comparto farmaceutico, il dato è ancora più allarmante, perché il calo arriva al 7,7%, mentre la meccanica di precisione, fiore all’occhiello, ha visto le vendite estere crollare del 9,2%, una performance peggiore rispetto alla media regionale. L’analisi dei mercati di sbocco per Bergamo evidenzia criticità profonde: l’export verso il Medio Oriente è letteralmente crollato (meno 27,5%), ma non meno preoccupante è il fronte statunitense, dove le vendite totali sono diminuite del 12%, e addirittura del 34,6% se si guarda ai settori a maggior concentrazione di micro e piccole imprese come moda, mobili, alimentari. Anche la Germania, partner storico delle imprese orobiche, segna un passo indietro del 5%.
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