Martinelli Ginetto, «il nostro tessile punta sui servizi per la fascia alta»

LA NOVITÀ. L’impresa seriana ha investito in magazzini automatizzati, robot e stampe digitali. Conta 2mila clienti in 80 Paesi.

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Casnigo

«Come fa una tessitura di Casnigo a competere con il resto del mondo? Ci riusciamo perché non vendiamo solo un tessuto. Vendiamo un servizio che comprende anche la qualità, la creatività che sta dietro al prodotto e le spedizioni rapide in tutto il mondo». Così Alberto Paccanelli, amministratore delegato della Martinelli Ginetto, sintetizza la strategia con cui il gruppo bergamasco presidia l’alta gamma del tessile.

Il modello virtuoso dell’azienda di Casnigo - 90 milioni di euro di fatturato, 450 dipendenti e 2mila clienti sparsi in 80 Paesi - è stato al centro dell’ultimo appuntamento del ciclo «2 ore in azienda», organizzato ieri dal Comitato Piccola Industria di Confindustria Bergamo. Nata nel 1947 dall’iniziativa di Ginetto Martinelli, l’impresa della Val Gandino si è reinventata più volte, superando quelli che il presidente Sergio Martinelli definisce «gli alti e i bassi del tessile». «All’inizio, il cuore delle nostre attività erano le coperte di lana - ricorda Martinelli -. Poi il mercato è cambiato: le trapunte e i piumini hanno sostituito i prodotti tradizionali ed è arrivata la concorrenza asiatica. Abbiamo iniziato a guardare agli altri tessuti, a partire dal Jacquard».

Anche arredo e filati

Oltre alle due sedi italiane - quella di Casnigo, con 150 dipendenti, e quella della ex-Satta Bottelli di Nerviano, da 130 lavoratori - ne conta una in Ungheria, dove vengono svolte la tessitura e la produzione dei filati di lana e di ciniglia

Oggi il gruppo produce 10 milioni di metri quadrati di tessuto l’anno e ha esteso la sua offerta all’arredo e ai filati. Oltre alle due sedi italiane - quella di Casnigo, con 150 dipendenti, e quella della ex-Satta Bottelli di Nerviano, da 130 lavoratori - ne conta una in Ungheria, dove vengono svolte la tessitura e la produzione dei filati di lana e di ciniglia. «Il nostro modello di globalizzazione è basato sull’Italia: realizziamo alcuni prodotti all’estero, ma il controllo delle materie prime e della qualità avviene in Bergamasca», continua Paccanelli.

Per anticipare i tempi, la sede di Casnigo è stata dotata di un magazzino automatizzato con robot per la movimentazione dei prodotti, che gestisce migliaia di referenze - lo «stock» dell’azienda ne conta fra le 3 e le 4mila - e ordini che vanno dalle piccole quantità richieste dagli atelier agli acquisti massicci delle clientele più grandi.

Al Jacquard e ai tessuti lisci si è recentemente affiancata la stampa digitale, introdotta per aumentare le possibilità di personalizzazione degli ordini. È infatti proprio il «su misura» uno dei segmenti in cui Sergio Martinelli vede più spazio per il futuro: «Oggi il mercato dell’alta gamma cresce sulle piccole quantità, e lì il prezzo conta meno della qualità e della personalizzazione».

Il nodo aperto resta quello del passaggio generazionale. «Abbiamo iniziato a pensarci», ammette Martinelli. Il gruppo, guidato da quattro soci, sta valutando quali strade perseguire per garantire la continuità d’impresa. «Vogliamo muoverci per tempo. L’azienda deve poter andare avanti anche dopo di noi», conclude il presidente.

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