Mutui più salati, stangata per le famiglie: «Rincari anche oltre i 2mila euro l’anno»
DOPO IL RIALZO DEI TASSI .I bancari della Fabi evidenziano gli aumenti sui finanziamenti: «C’è preoccupazione». I consumatori: «I cittadini stanno facendo già troppe rinunce, mentre i prezzi lievitano e gli stipendi restano fermi».
Lettura 3 min.Non succedeva dal settembre 2023. Nei giorni scorsi la Banca centrale europea (Bce) è tornata ad alzare i tassi d’interesse, e la sensazione è che si tratti solo dell’inizio di una nuova escalation. Con le dinamiche note: se il costo del denaro aumenta, a farne le spese sono coloro che hanno un finanziamento a tasso variabile oppure chi ne accende ora uno nuovo. L’incremento è stato di 25 punti base, portando il tasso al 2,25%. La precedente ondata di aumenti s’innescò nel corso del 2022, quando in conseguenza della guerra in Ucraina l’inflazione fece un brusco scatto in avanti: di provvedimento in provvedimento, fino a settembre 2023, la Bce spinse i tassi fino al 4%. Adesso, di fronte al conflitto in Iran e alle sue ricadute analoghe, si torna a imboccare una strada simile.
Perché succede? Perché, secondo le teorie macroeconomiche, aumentare il costo del denaro – si tratta del tasso al quale la Bce concede prestiti alle banche operanti nell’Ue, che a loro volta erogano credito a famiglie e imprese – permette di tenere sotto controllo l’inflazione. Intanto, però, qualcuno ne fa le spese: secondo le principali fonti, dal mondo bancario ai comparatori online, chi ha un mutuo a tasso variabile è immediatamente esposto a rincari attorno ai 20 euro mensili. In caso di ulteriori rialzi, si toccheranno aumenti superiori ai 50-60 euro al mese.
Scenario e impatto
La Fabi, la Federazione autonoma dei bancari italiani, ha tracciato uno scenario dettagliato, formulando alcune ipotesi di medio periodo: «Se nel 2025 il tasso medio applicato ai finanziamenti per l’acquisto di abitazioni era di poco superiore al 3%, oggi il confronto con un tasso che potrebbe salire fino al 4,25% evidenzia un aumento consistente delle rate mensili – si legge nello studio -. L’incremento è già evidente sui mutui di importo più contenuto. Per un finanziamento da 50mila euro la maggiore spesa mensile oscilla tra 29 euro su una durata di 10 anni e 35 euro su trent’anni. Per un mutuo da 100mila euro l’aumento della rata va da 59 a 70 euro al mese, mentre per un finanziamento da 150mila euro la crescita è compresa tra 88 e 106 euro mensili. L’impatto aumenta al crescere dell’importo richiesto. Su un mutuo da 200mila euro l’incremento della rata è compreso tra 118 e 141 euro al mese, mentre per un finanziamento da 250mila euro si arriva fino a 176 euro in più ogni mese, pari a oltre 2.100 euro l’anno. La durata del rimborso amplifica ulteriormente gli effetti del rialzo dei tassi. Più si allunga il piano di ammortamento, maggiore è il peso degli interessi sul costo del finanziamento».
Le reazioni alla scelta della Bce
«La scelta della Bce – riflette Cristian Manzoni, segretario provinciale della Fabi – è stata presa per contenere l’aumento del rischio inflattivo determinato dai prodotti energetici e da tutto ciò che ne deriva. In Italia il miglior investimento è ancora quello legato al mattone, e la preoccupazione per eventuali ulteriori rialzi c’è».
Cosa può fare, di fronte a questa congiuntura, chi ha un finanziamento che tenderà a diventare insostenibile? «Sicuramente i colleghi bancari dei vari istituti saranno in grado di consigliare al meglio la clientela, a seconda della situazione di ciascuno – risponde Manzoni -. Come Fabi siamo molto vicini ai clienti delle banche, abbiamo cercato di salvaguardarli anche in altre occasioni, ad esempio nella precedente fase di rialzo dei tassi. La surroga (trasferimento del mutuo ad altra banca, ndr) o la rinegoziazione (rimodulazione delle condizioni di rimborso, ndr) sono le strade principali».
Le famiglie in difficoltà
È l’ennesimo nuvolone che si addensa sui bilanci delle famiglie, a Bergamo come nel resto della penisola. I dati della Banca d’Italia permettono di stimare che oltre un quarto dei mutui in essere nel Paese è a tasso variabile, quindi esposto alla nuova «tempesta», così come chi sta per fare il grande passo di prendere casa (a meno che, in questo caso, non scelga di ripiegare su un più rassicurante tasso fisso).
«Il meccanismo della Bce lascia sempre un po’ perplessi: per contrastare l’inflazione si rincarano i mutui, dunque per qualcuno i costi comunque aumentano – premette con una punta di amara ironia Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo -. A livello di massimi sistemi può essere la modalità più utile, ma è difficile da comprendere per chi si trova a toccarne con mano gli effetti. I cittadini stanno facendo già troppe rinunce: i prezzi lievitano, gli stipendi restano fermi, le difficoltà si moltiplicano».
I consigli per i consumatori
Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo, ricorda che «molte famiglie sono in affanno già oggi nel pagare la rata dei mutui, perché il loro peso è spesso insostenibile rispetto ai salari. Speriamo non sia l’inizio di una rincorsa come nel 2022-2023». Che fare, dunque? Conviene attivarsi per tempo. «È opportuno muoversi già ora, contattando la banca per rinegoziare l’accordo prima di ritrovarsi a saltare le rate e andare incontro a procedure con esiti gravi», suggerisce Busi. «Vero, al momento si tratta di un innalzamento solo dello 0,25% e molti dovrebbero essere in grado di assorbirlo, ma in questi casi è meglio giocare d’anticipo – concorda Perria -. La scorsa volta abbiamo avuto tante richieste d’informazioni su surroghe e negoziazioni, perché la batosta è stata forte».
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