(Foto di Bedolis)
CARO CARBURANTE. I gestori della compagnia hanno tempo tre giorni per adeguarsi al «price cap». Mora: «Ma per noi una perdita secca: scorte pagate a prezzo pieno». Automobilisti infuriati.
Lettura 2 min.Il paradosso è che qualche automobilista avrà girato più distributori in cerca dell’affare, consumando carburante senza trovare lo sconto promesso. È stata una falsa partenza quella dei prezzi calmierati per benzina e diesel: lunedì 28 settembre solo poche stazioni di servizio Eni avevano già applicato le nuove tariffe, mentre Ip deve ancora perfezionare le modalità operative, e così si resta su valori alle stelle.
Secondo i più recenti dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, tra sabato 26 e domenica 27 settembre – cioè all’indomani della riduzione dello sgravio sulle accise del gasolio, mentre lo stop totale sarà il 5 ottobre – in Bergamasca il prezzo medio del diesel self-service si attestava a 2,38 euro al litro e quello della benzina a 2,15 euro.
E le «promozioni»? Non sono state immediate. Da lunedì 28, sulla carta, entravano in vigore i prezzi definiti da Eni (che conta una cinquantina di impianti sui circa 320 distributori della provincia di Bergamo) e fissati a 1,99 euro per la benzina (con un taglio di 16 cent sulla media del mercato locale) e a 2,19 euro per il diesel (-19 cent), per un periodo di 30 giorni eventualmente prorogabili. In concreto, un automobilista che viaggia sulla classica utilitaria potrebbe risparmiare tra i 6,50 e gli 8 euro per un pieno; in realtà, solo un numero circoscritto di punti vendita si è adeguato.
«Capisco la delusione del cliente e del consumatore, fatico a tenere il conto degli insulti ricevuti, ma chiediamo comprensione per il nostro punto di vista»
Perché? Il nodo è rappresentato dal contratto in essere tra i singoli gestori e la principale compagnia petrolifera italiana e dall’impatto economico di questa manovra sui titolari delle pompe. «I gestori – spiega Renato Mora, presidente del Gruppo Benzinai di Confcommercio Bergamo e consigliere nazionale della Figisc Confcommercio, gestore proprio di un impianto a insegna Eni – hanno acquistato gli ultimi stock di carburante attorno alla giornata di venerdì 25 settembre pagandoli a prezzo pieno, dopodiché Eni ha annunciato l’introduzione di nuovi prezzi: nei fatti, avremmo dovuto vendere quel carburante con un listino molto più basso rispetto a quanto l’abbiamo pagato. L’azienda ha offerto un forfait di 1.500 euro come compensazione, che però non è sufficiente a coprire una perdita secca che varia tra i duemila e i settemila euro a seconda dei casi. Peraltro, nel fine settimana le vendite sono crollate per via dell’annuncio di Eni. L’accordo nazionale in vigore con Eni prevede comunque che, in caso di indicazione di prezzo al ribasso, l’adeguamento può avvenire entro tre giorni o comunque all’esaurimento delle scorte». Ecco perché lunedì 28 settembre le stazioni a marchio Eni con il «price cap» erano residuali: «Ma entro la metà di questa settimana praticheremo le nuove tariffe – assicura Mora –. Capisco la delusione del cliente e del consumatore, fatico a tenere il conto degli insulti ricevuti, ma chiediamo comprensione per il nostro punto di vista: dall’oggi al domani ognuno di noi si sarebbe trovato a rimetterci alcune migliaia di euro».
A Eni – tramite la «bandiera» Enilive e gli ultimi Agip rimasti – fanno riferimento circa 50 distributori in Bergamasca; un’altra quarantina sono invece gli impianti con il «brand» Ip: in quest’ultimo caso, ha spiegato l’azienda, «il valore dei prezzi verrà stabilito in base alle diverse esigenze per garantire la sopravvivenza della filiera».
Quando l’operazione sarà davvero a regime, probabilmente entro alcuni giorni, un distributore su quattro in provincia di Bergamo avrà dei prezzi calmierati. «Il consumatore ne beneficerà sicuramente, Eni e Ip hanno fatto una mossa che forse sarebbe spettata allo Stato, attraverso l’individuazione di un tetto massimo al prezzo – riflette Mora –. Questa politica crea una forte concorrenza tra le aziende e orienterà le scelte degli automobilisti, quindi bisognerà considerare anche la tenuta della rete di distribuzione: in alcune aree potrebbero esserci problemi di approvvigionamento».
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