Antifascista, patente non di sinistra ma del paese

ITALIA. È evidente che si è aperta a destra una competizione fra chi intercetta (o recupera) il posizionamento, e di conseguenza l’elettorato, più estremo.

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Tuttavia, dal momento che questa bagarre ci accompagnerà almeno per un anno, è bene non lasciar correre e mettere qualche punto fermo su parole utilizzate con troppa disinvoltura e, soprattutto, a sproposito. Fa specie, infatti, leggere il testo del post con cui la premier Giorgia Meloni ha contestato la scelta della fiera della piccola e media editoria «Più libri più liberi», che si tiene nel mese di dicembre a Roma, di far sottoscrivere ai partecipanti una dichiarazione di condivisione dei principi costituzionali e democratici. Un testo che la premier definisce «patentino antifascista» e che critica scivolando, ci permettiamo di dire, su due concetti fondamentali: l’antifascismo, appunto, e la democrazia.

Lasciamo da parte la fiera e la sua organizzazione, che magari ha trovato una modalità migliorabile per evitare il ripetersi di incidenti come quello dell’anno scorso quando partecipò una casa editrice ritenuta di simpatie fasciste: i promotori hanno invitato la premier a visitare gli stand e, rammaricati dalle polemiche, «per rispetto istituzionale» si sono riservati di fare ulteriori approfondimenti.

Per Meloni è censura

Restiamo però ai concetti di fondo. Il post di Meloni contesta l’idea dell’autodichiarazione - così la definiscono gli organizzatori - affermando: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica».

Ma il fatto è che i principi costituzionali e democratici - e con questi l’antifascismo - non sono di sinistra: sono di tutti. Sono la base della nostra Repubblica, di cui la premier è rappresentante istituzionale di primissimo piano; veste che peraltro le rimane, e che prevale, anche quando sceglie l’arena social per insidiare nella baruffa politica il generale Vannacci, che infatti si è affrettato a darle ragione.

Che l’antifascismo sia di sinistra è l’equivoco su cui è nata la Seconda Repubblica, come ha avuto modo di spiegare su queste colonne già nei mesi scorsi lo storico Agostino Giovagnoli ricordando che, al contrario, «nel primo mezzo secolo repubblicano rappresentava un vessillo che accomunava tutti, dai liberali ai comunisti».

Il problema, dunque, non è che si esprima un pensiero non di sinistra: ci mancherebbe, avercene di pensiero volto al bene della cosa pubblica oggigiorno, sia di destra sia di sinistra, libero e democratico. Il problema è, fra le righe, dare legittimità al pensiero fascista, che è ben altra cosa: è violenza, prevaricazione, negazione della libertà, come la storia ha insegnato.

Quanto alla democrazia, se è vero - come lo è - che la censura è con questa incompatibile, è altrettanto vero che il fascismo - e il suo pensiero - è incompatibile con la democrazia. Attingiamo ancora dalle parole dello storico Giovagnoli: «Una destra democratica, non può non dirsi antifascista».

La rincorsa a destra

Se dunque è comprensibile l’affanno di Fratelli d’Italia a rincorrere il Futuro nazionale di Vannacci, lo è meno confondere le acque sui fondamenti della nostra Repubblica. Anche perché la rincorsa a destra rischia di travolgere tutto in un tritacarne barbaro a chi la spara più grossa. Ancora giusto ieri, il generale ha affermato che «il femminicidio è un omicidio come tutti gli altri» negando la specificità del reato che vede la donna vittima in quanto tale. Anche qui, parole usate con disinvoltura e a sproposito, da respingere senza appello. Le parole danno forma al pensiero e si trasformano in scelte, in questo caso politiche: da qui alle elezioni del 2027 ci sarà da ascoltare bene ciò che ci verrà propinato. E ci sarà da riflettere. Molto.

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