Ceto medio, la crisi trascurata

SOCIETÀ. Certamente tardiva e di improbabile soluzione, la scoperta della crisi del ceto medio faticherà ad essere considerata nella nuova legge di bilancio, per più di metà affidata ad eccezioni europee e pretese demagogiche sul sistema bancario.

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Secondo Istat si tratta del 61,2% degli italiani, stretti in mezzo a due realtà: in alto quelli non toccati dall’inflazione, che anzi ne guadagnano, e in basso quelli protetti da bonus e trasferimenti, con l’assistenza salita in 16 anni da 73 a 180 miliardi. Ma tra tanto scontento e sospetti di diseguaglianze. Giuseppe De Rita ricorda che un giorno rispose a Gianni Agnelli che gli chiedeva cosa ci fosse dentro il ceto medio: «Tutti, tranne qualcuno come lei, qualche migliaio di sottoproletari e quasi tutti gli immigrati».

Allora, dire «tutti» era una previsione. I proletari erano ancora tanti e cercavano di crescere, tra grandi sacrifici, attraverso l’istruzione dei propri figli, che puntavano a stare meglio dei padri e dei nonni. Nasceva poco alla volta la «società cetomedista». È ormai un magma esteso, livellato, orizzontale, ma articolato, percorso da insoddisfazioni e non più da orgoglio per chi riusciva a salire sull’ascensore.

Ceto medio in crisi: il rischio di impoverimento e la discesa sociale

C’era una specie di imbuto rovesciato, che distillava verso l’alto l’approdo alla «borghesia», ma oggi avviene il contrario verso il basso. Chi esce dall’imbuto del ceto medio rischia addirittura la povertà: chi sta in mezzo in USA è sceso dai due terzi degli anni 70 alla metà attuale. Tra grandi squilibri, il ceto medio è in evoluzione numerica. Già nel 2035 saranno 5 miliardi di soggetti, ma welfare e servizi pubblici non saranno adeguati.

Attenti a non sottovalutare che la proprietà è storia viva di individui, famiglie, imprese che non mollano

Il disagio crescerà, e con esso la caduta di status verso una nuova proletarizzazione. Intanto, infatti, aumentano anche i poveri: secondo l’Onu oggi 1,2 miliardi. Le strutture che hanno sorretto il cambiamento – che De Rita individua nel ruolo delle forze intermedie dell’associazionismo categoriale e sindacale e, culturalmente, nella Chiesa cattolica – faticheranno a garantire un passaggio fluido e pacifico.

Giovani e ceto medio: i figli stanno peggio dei genitori

La frustrazione è già visibile. I figli stanno già peggio dei padri. E molti giovanissimi cetomedisti spaccano vetrine. Dunque, questo grande sommovimento non è sociologia, ma un prioritario motivo di riflessione politica. Smentita la profezia di Carlo Marx tanto affascinante un secolo fa – lotta di classe e proletari che fanno la rivoluzione – anche lo statalismo ha perso credibilità, ma l’Europa non è più un ideale, e tanto meno la necessità indicata dalla geopolitica.

Problema serio soprattutto a sinistra. I ceti più poveri sono già approdati a partiti di destra fin da quando nel 1994 Mirafiori elesse un berlusconiano, e oggi non hanno remore a spingere la destra estrema in tutta Europa, nell’America che ha fatto vincere Trump o nel Brasile del clan Bolsonaro o in Germania, rimpiangendo persino quella mortificante dell’Est.

Tasse e Irpef: quanto pesa il Fisco sul ceto medio

E così in vista della Finanziaria si arranca con l’unico strumento che sembra utilizzabile, il Fisco, ma se il 23,4% dei contribuenti che dichiarano più di 35mila euro (ceto medio?) pagano il 65,1% dell’intera Irpef vuol dire che non puoi chiedergli di più e anzi devi rimodulare la scandalosa aliquota che fa pagare il 43% di tasse ai «nababbi»che guadagnano più di 2.500 euro al mese.

E allora che fare, visto che stiamo parlando di una classe potenzialmente dirigente, decisiva nelle elezioni? Secondo De Rita bisognerà almeno tener conto di due richieste: da un lato essa vuole stabilità istituzionale e «fedeltà etica ai principi di funzionamento del sistema». Dunque, boccerà sempre riforme costituzionali azzardate e, secondo punto, sarà molto attenta alla «valorizzazione e transazione ereditaria della ricchezza patrimoniale» accumulata di tanti anni di lavoro. Attenti, dunque, agli strattoni di riforme di parte. Tipo giustizia e federalismo, e attenti a non sottovalutare che il patrimonio, la proprietà è storia viva di individui, famiglie, imprese che non mollano.

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