I Comuni alle urne: gli equilibri e i simboli
ITALIA. Le elezioni amministrative di domani e lunedì sono sulla carta un appuntamento minore del calendario politico, eppure nessuno le tratta in questo modo.
Lettura 2 min.Un test locale, ma con ricadute nazionali di un certo peso, soprattutto perché con vista sulle Politiche del 2027. Tra i capoluoghi al voto ci sono al Sud Agrigento, Reggio Calabria, Salerno, Messina. Al centro Macerata e ben tre capoluoghi toscani, Arezzo, Pistoia e Prato. Al Nord Mantova e Lecco, ma è soprattutto Venezia la partita simbolo.
Il quadro politico veneziano
Venezia, unico capoluogo di regione chiamato al voto, viene dal doppio mandato di Luigi Brugnaro, battagliero e discusso sindaco del centrodestra. Andrea Martella il candidato del centrosinistra più Rifondazione potrebbe avere le carte per strappare la Serenissima alla coalizione avversaria che schiera l’attuale vicesindaco Simone Venturini. In realtà la partita è aperta sapendo che una vittoria del centrosinistra a Venezia avrebbe un peso simbolico straordinario.
A Salerno torna De Luca
Poi c’è Salerno con il «rieccolo» Vicenzo De Luca, storico sindaco del capoluogo ed ex presidente della Regione Campania per due mandati, che tenta di restare a galla riconquistando Palazzo di Città senza il simbolo del Partito democratico. La sua corsa in solitario racconta plasticamente le tensioni dentro il Campo largo: l’europarlamentare Sandro Ruotolo ha definito con sprezzo la candidatura di De Luca come un atto di «feudalesimo», ma nonostante l’anatema del partito del Nazareno lo «sceriffo» di Salerno tira dritto, abituato a usare le liste civiche come proprie legioni. Prato e Reggio Calabria, i poli opposti. A Prato il centrosinistra è nettamente avanti, a Reggio Calabria è invece il centrodestra a condurre.
Una verifica dell’unità delle coalizioni
Ma il vero nodo politico di questa tornata non è chi vince o perde nei singoli Comuni, ma quanto i due schieramenti riescano a presentarsi uniti. La compagine di governo è compatta in quattordici capoluoghi su diciotto, il centrosinistra in dodici. La Lega non presenta il simbolo a Crotone e corre da sola a Chieti, Avellino e Agrigento. Forza Italia fa altrettanto a Fermo. Sul fronte opposto, Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra convergono solo in parte e spesso si dividono proprio nelle città più simboliche. Il quadro peggiora al Sud, soprattutto in Campania, dove la scena ricorda un mercato rionale di domenica: ognuno espone la propria merce, ma di coalizione non se ne parla.
Sondaggi: equilibrio «precario»
Sullo sfondo, i sondaggi nazionali mostrano un Paese in equilibrio precario. Anche queste elezioni amministrative potrebbero produrre il tanto temuto «pareggio» tra le due coalizioni, magari con un punto percentuale di distanza ma con milioni di indecisi ancora da conquistare. Il centrodestra arriva con affanno all’appuntamento. Le ricorrenti divisioni e polemiche tra Salvini e Tajani con Meloni che con grande fatica riesce a mantenere dritta la barca sono un elemento che si scontra con le grandi difficoltà economiche, sociali e geopolitiche che chi governa deve affrontare.
Peraltro andare alle elezioni con il verdetto della Commissione sull’Italia fanalino di coda in Europa, ultima per la crescita, prima per il debito, di sicuro non giova. Vedremo quanto il voto inciderà sull’animata discussione in corso nel centrodestra sulla nuova legge elettorale. Quanto al Campo largo, le contraddizioni politiche e programmatiche che lasciano scoperta l’alleanza Pd-M5S-AVS sul fronte riformista e moderato, in questo momento sembrano messe da parte grazie ad un «venticello» favorevole che sembra spirare per Schlein, Conte e il duo Bonelli&Fratoianni.
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