Il tempo del creato da vivere per la pace
MONDO. Il nostro tempo è segnato da crisi che si intrecciano: conflitti armati che si riaccendono in diverse aree del mondo, tensioni sociali crescenti, cambiamenti climatici che accelerano e mettono a rischio la stabilità delle comunità.
Lettura 2 min.Nel Messaggio per la Giornata del Creato 2026, Papa Leone XIV propone una lettura che unisce questi fenomeni, mostrando come la fragilità ambientale e quella geopolitica siano parte di un’unica dinamica globale. Le guerre non distruggono solo città e relazioni: devastano ecosistemi, contaminano acqua e suolo, rendono insicure le risorse alimentari. Allo stesso tempo, la crisi climatica e la scarsità di risorse alimentano nuove tensioni, competizioni e instabilità. È un circolo che dimostra quanto la tutela dell’ambiente e la costruzione della pace siano strettamente collegate.
Un punto centrale del Messaggio riguarda la dimensione personale e sociale dei conflitti. Le fratture che attraversano il mondo hanno spesso radici nelle fratture che attraversano le persone e le comunità. Quando prevalgono sfiducia, aggressività, polarizzazione, queste dinamiche si riflettono inevitabilmente nella vita pubblica.
Le guerre non distruggono solo città e relazioni: devastano ecosistemi, contaminano acqua e suolo, rendono insicure le risorse alimentari. Allo stesso tempo, la crisi climatica e la scarsità di risorse alimentano nuove tensioni, competizioni e instabilità
La qualità delle relazioni quotidiane, la capacità di gestire i conflitti, la cura dei legami sociali sono elementi che contribuiscono alla stabilità collettiva. La pace non è solo un obiettivo internazionale: è un modo di vivere, fatto di comportamenti concreti, scelte responsabili, attenzione verso gli altri e verso il contesto in cui si vive. Se le relazioni sociali sono fragili, anche la convivenza più ampia diventa fragile.
Per questo il Papa richiama la necessità di trasformare ciò che genera divisione in ciò che genera cooperazione. È un invito a praticare una «pace quotidiana», fatta di gesti semplici ma significativi: ascolto, rispetto, collaborazione, capacità di ridurre i conflitti invece di alimentarli.
La pace non è solo un obiettivo internazionale: è un modo di vivere, fatto di comportamenti concreti, scelte responsabili, attenzione verso gli altri e verso il contesto in cui si vive. Se le relazioni sociali sono fragili, anche la convivenza più ampia diventa fragile
Sono azioni che non risolvono da sole le crisi globali, ma contribuiscono a creare un clima sociale più stabile e responsabile, condizione indispensabile per affrontare le sfide ambientali e geopolitiche.
Anche la nostra Diocesi di Bergamo desidera vivere il Tempo del Creato come un’occasione per promuovere una cultura della responsabilità e della pace. Il 5 settembre si terrà la veglia ecumenica per il Creato, seguita dal pellegrinaggio notturno da Sotto il Monte alla Cornabusa, un cammino simbolico che richiama la necessità di costruire legami e di prendersi cura del territorio.
Il 27 settembre si svolgerà la Marcia della Pace, con arrivo all’Università di Bergamo nella sede di Sant’Agostino, dove si terranno incontri dedicati ai temi della pace e della convivenza. La Pastorale Sociale e del Lavoro, insieme alle Acli, proporrà un evento sul rapporto tra pace e lavoro, per riflettere su come la giustizia sociale e la qualità del lavoro siano elementi fondamentali per una società pacifica.
Il 3 ottobre, a conclusione del Tempo del Creato, è previsto un pomeriggio per le famiglie a Gaverina, dedicato al tema dell’acqua, con attività per i più piccoli; ulteriori dettagli saranno disponibili sul sito della Pastorale Sociale e del Lavoro.
Il Messaggio del Papa ci ricorda che la pace e la cura del creato non sono temi separati, ma parti di una stessa responsabilità collettiva. Costruire un mondo più stabile significa anche costruire comunità più responsabili, relazioni più solide e una cultura della cooperazione che parta dalla vita di ogni giorno.
*Direttore Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro - Diocesi di Bergamo
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