Incubo Vannacci, l’illusione di Salvini

ITALIA. Incubo Vannacci. Per Matteo Salvini il generale è diventato un ossessione. E si spiega anche così per quale ragione il capo della Lega si sia lasciato andare a prevedere elezioni anticipate anche se poi è stato costretto da Giorgia Meloni ad una precipitosa retromarcia.

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Salvini teme che più passa il tempo, più si accentuano le divisioni dentro il centrodestra, più Vannacci può radunare i voti di tutti gli scontenti del governo, ovviamente scontenti di destra, soprattutto gente che finora ha votato Lega. Si era illuso, Salvini, di poter incorporare il fenomeno del «Mondo al contrario» dentro il suo Movimento, giovandosi del patrimonio elettorale che il generale portava con sé dopo il boom del suo libro-programma. Si era illuso di non dover pagare un prezzo troppo alto per un acquisto così ingombrante: bastava una nomina a vicesegretario e una delega a gestire le liste elettorali. Si illudeva: per un ego espanso come quello di Vannacci, fare il numero due di chiunque non è tollerabile, non è da lui, abituato a comandare a bacchetta i sottoposti di caserma. Tanto è vero che se ne è andato dalla Lega quasi subito (o almeno in tempo per non farsi coprire di critiche per i miseri risultati delle liste da lui infarcite di ultradestri, soprattutto in Toscana). Adesso la creatura vannacciana sta già sopra il 3% nei sondaggi, e si muove verso il 4, la soglia chiave della legge elettorale in elaborazione a Palazzo Chigi. La Lega non si muove da quel 7% a cui Salvini è inchiodato da quando, complice lo scivolone del «Papeete», ha perso quasi tutti i voti che aveva conquistato in poco tempo quando toccò e superò quota trenta per cento. La situazione potrebbe ulteriormente peggiorare con il varo di una nuova legge elettorale senza gli attuali collegi uninominali che garantiscono alla Lega un bel pacchetto di parlamentari votati da tutto il centrodestra.

La fuga dei parlamentari leghisti

E così la concorrenza di Vannacci ogni giorno che passa non solo rischia di «rubare» parlamentari leghisti (come Laura Ravetto, già ex di Forza Italia) ma soprattutto condiziona sempre di più i comportamenti salviniani, sino al punto di fargli sognare le elezioni anticipate come ultima chance per poter impedire a «Futuro» di radicarsi troppo nei territori. Ma appunto si tratta di una strada chiusa: Meloni - cui certo converrebbe volare adesso alle elezioni - non può spingere per l’interruzione della legislatura (che comunque troverebbe contrario Mattarella) per evidenti ragioni di governo, con le guerre intorno, i prezzi dell’energia impazziti e la recessione alle porte. I l problema è che, dopo il referendum, il centrodestra ha preso a farsi del male da solo: qualche giorno fa è scoppiato il caso di una mozione parlamentare da cui era stata esclusa la spesa per il riarmo su cui la premier si è impegnata in tutte le sedi. Anche in quel caso una retromarcia immediata non ha potuto nascondere la gaffe, opera del capogruppo leghista Romeo, anche lui evidentemente condizionato dagli impulsi filo russi del generale Vannacci che propone di abbandonare l’Ucraina al suo destino e riprendere a comprare il gas dell’amico Putin.

Il pifferaio Vannacci sa come blandire il suo popolo e parla apertamente di «remigrazione» proprio come l’AFD, i filo nazisti tedeschi che oggi sono addirittura il primo partito in Germania. È talmente estrema la propaganda dell’ultra destra di «Futuro» sui migranti che quello di Salvini sembra buonismo: se il leader della Lega propone di togliere la cittadinanza ai migranti che delinquono (come ha fatto per Modena) Vannacci passa direttamente alla deportazione di tutti coloro che «vengono dal Terzo mondo». Insomma un incubo per gli inquieti abitanti di via Bellerio. E forse non solo per loro.

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