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MONDO. L’ascesa dell’India è, a tutti gli effetti, uno dei processi socioeconomici che stanno ridefinendo il mondocontemporaneo.
Lettura 2 min.Quando nel 2014 Narendra Modi arrivò alla guida dell’India, il Paese era già una delle economie più promettenti del pianeta. Dodici anni dopo è diventata una potenza economica in ascesa, un attore geopolitico sempre più influente e uno dei principali protagonisti della trasformazione degli equilibri globali. In poco più di un decennio l’economia indiana ha quasi triplicato il proprio valore, superando alcune delle principali economie europee e collocandosi stabilmente tra le prime al mondo. La crescita è stata sostenuta dagli investimenti nelle infrastrutture, dalla digitalizzazione dei servizi pubblici, dall’espansione della manifattura e dalla potente vitalità del settore tecnologico. Oltre un miliardo e 400 milioni di abitanti, con un’età media significativamente inferiore a quella europea, rappresentano un enorme bacino di lavoro, consumi e innovazione. La modernizzazione promossa dai governi Modi ha prodotto risultati evidenti. Milioni di cittadini hanno ottenuto accesso ai servizi bancari, ai pagamenti digitali e a strumenti amministrativi prima difficilmente raggiungibili. Le grandi città indiane sono diventate poli tecnologici capaci di attrarre investimenti internazionali, mentre il Paese si sta ritagliando un ruolo crescente nei settori dell’intelligenza artificiale, del software, delle telecomunicazioni e dell’industria avanzata.
L’India resta però un Paese attraversato ancora da profonde contraddizioni. Accanto a una classe media in espansione e a un numero crescente di imprenditori e professionisti, persistono condizioni di povertà che coinvolgono centinaia di milioni di persone. Le differenze tra aree urbane e rurali rimangono marcate, così come quelle tra regioni più sviluppate e territori che faticano a beneficiare della crescita. Anche il mercato del lavoro presenta sfide importanti. Ogni anno milioni di giovani entrano nella vita attiva e il sistema economico deve essere in grado di offrire occupazione qualificata e opportunità di mobilità sociale. La formazione, la qualità dell’istruzione, l’accesso ai servizi sanitari e la riduzione delle disuguaglianze saranno fattori decisivi per consolidare i progressi compiuti. A tali questioni economiche si aggiungono interrogativi di natura sociale e istituzionale. Una democrazia delle dimensioni dell’India è inevitabilmente complessa da governare e il dibattito sul rapporto tra crescita economica, pluralismo, libertà civili e coesione sociale continuerà ad accompagnare il percorso del Paese nei prossimi anni.
Nonostante queste criticità, il potenziale di sviluppo rimane enorme. L’India è ancora lontana dai livelli di reddito pro capite delle economie occidentali, ma proprio per questo dispone di ampi margini di convergenza e di crescita futura. Se riuscirà a migliorare produttività, istruzione e infrastrutture, potrebbe rappresentare una delle principali locomotive dell’economia mondiale per diversi decenni.
Per un territorio manifatturiero come quello bergamasco, caratterizzato come altri in Italia da competenze industriali diffuse da parte soprattutto delle piccole e medie imprese e da una forte vocazione all’export, il mercato indiano rappresenta una prospettiva di crescita molto interessante. Macchinari, tecnologie ambientali, automazione, farmaceutica e formazione avanzata sono ambiti nei quali la collaborazione può svilupparsi ulteriormente.
In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e crescente competizione tra grandi potenze, costruire relazioni solide con l’India significa anche contribuire alla diversificazione delle partnership economiche e alla stabilità degli scambi globali. L’ascesa dell’India è, a tutti gli effetti, uno dei processi socioeconomici che stanno ridefinendo il mondo contemporaneo. Comprenderne potenzialità e carenze significa comprendere meglio anche le sfide che attendono l’Europa e il ruolo che essa vorrà occupare nel nuovo equilibrio internazionale.
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