La lotta all’evasione fiscale, se basta poco
MONDO. Ci sono notizie che meriterebbero i titoli a nove colonne e invece passano quasi di soppiatto, come se ci fosse da vergognarsene. Questa è una di quelle.
Lettura 2 min.Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, ha annunciato che l’obbligo di collegamento telematico tra Pos e registratori di cassa ha prodotto, in poche settimane, 115 milioni di scontrini in più e un aumento della base imponibile di 5,3 miliardi di euro. Non stiamo parlando di una nuova tassa. Non stiamo parlando di un balzello inventato da qualche burocrate. Stiamo parlando di denaro che già esisteva ma che, semplicemente, sfuggiva ai radar del fisco.
La scoperta più interessante non è che lo Stato incasserà di più. La scoperta è che bastava così poco. Anni di polemiche, manifestazioni, allarmi sulla privacy, accuse di voler instaurare il Grande Fratello fiscale. E poi è stato sufficiente collegare due apparecchi elettronici per vedere comparire milioni di scontrini che prima non esistevano. Come per magia. Cinque miliardi e trecento milioni non sono una cifra astratta. Sono scuole che potrebbero essere costruite o ristrutturate. Sono ospedali e ambulatori che potrebbero ricevere personale e attrezzature. Sono liste d’attesa che potrebbero accorciarsi. Sono i lampioni delle nostre strade che potrebbero restare accesi senza che i sindaci siano costretti a fare i conti con bollette insostenibili. Sono piazze da ripavimentare, marciapiedi da rifare, segnaletica stradale da rinnovare, incroci da mettere in sicurezza. Sono strade meno pericolose e città più decorose. Potrebbero essere anche risorse per abbassare la pressione fiscale (ma forse questo è un po’ troppo). In altre parole, sono servizi che tornano ai cittadini.
Per troppo tempo il dibattito sull’evasione fiscale è stato avvelenato da una narrazione tossica. Da una parte lo Stato dipinto come un persecutore. Dall’altra l’evasore trasformato quasi in un eroe popolare, un furbo che riesce a cavarsela. È un equivoco che andrebbe finalmente archiviato. L’evasione non è una furbizia. È un costo scaricato sulle spalle di qualcun altro. Ogni euro sottratto al Fisco deve essere compensato da chi le tasse le paga fino all’ultimo centesimo. Operai, impiegati, pensionati, professionisti onesti, imprenditori corretti. Insomma, la maggioranza silenziosa del Paese. Non solo, ma chi paga meno tasse ha persino più privilegi rispetto a chi le paga, perché usufruisce delle facilitazioni del Welfare dovute a chi ha un basso reddito, dagli asili nido alle tasse universitarie.
Colpisce, semmai, il silenzio con cui questa notizia è stata accolta dal governo. Forse per evitare polemiche. Eppure sarebbe stata una bella notizia da raccontare agli italiani. Perché recuperare risorse senza aumentare le tasse significa chiedere a tutti di fare il proprio dovere invece di chiedere sacrifici aggiuntivi a chi già li fa. Sarebbe bene ricordarlo una volta per tutte: la lotta all’evasione fiscale, il «dare a Cesare quel che è di Cesare» non è di sinistra. Non è di destra. Non è di centro. È semplicemente una battaglia di civiltà. Appartiene a chiunque creda che le regole debbano valere per tutti e che il bene comune non possa essere finanziato soltanto dagli onesti. Su questo terreno non dovrebbero esistere bandiere di partito. Dovrebbe esistere soltanto una bandiera: quella di uno Stato che pretende il dovuto e restituisce servizi ai suoi cittadini. Se cinque miliardi sono emersi grazie a un semplice collegamento elettronico, la domanda che resta sospesa è una sola: quanti altri miliardi attendono ancora di essere riportati alla luce?
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